Cultura e Spettacoli

Al Re la verità fece male

Nacque a Ceglie Messapica alla fine dell’Ottocento, morì nel dopoguerra, visse buona parte della sua vita a Pascarosa. Per quale motivo a un certo punto della sua vita Giuseppe Argentiero si trovasse a vivere in questa contrada fra Cisternino e Ostuni non si sa. Considerando però l’amenità del sito e la natura schiva del Nostro, la cosa trova una sua giustificazione. A Pascarosa era conosciuto come Seppe ‘u Padreterne. Il nomignolo dice tutto della stima di cui quest’uomo godeva per la capacità che aveva di guarire e anche di predire il futuro (benché quest’ultima cosa la facesse di rado e sempre con riluttanza essendo dell’idea che “certe cose i cristiani non le devono fare”). Reduce dalla Grande Guerra, Argentiero sosteneva di aver imparato molte cose lavorando in infermeria. Queste conoscenze, applicate alle altre che aveva acquisito da bambino sul potere delle erbe e delle radici che nascono spontaneamente nei campi, avevano fatto di lui un guaritore formidabile. Un guaritore tutto a modo suo. Giuseppe Argentiero non amava prendere soldi, piuttosto si contentava d’essere ripagato in natura dalla povera gente che ricorreva a lui (una forma di caciocavallo, un sacco di farina, una bottiglia di olio…). E poi non riceveva tutti, respingeva i gran signori, che non amava, anche se venivano da lontano. Aveva le sue antipatie. Per esempio i fascisti non gli andavano giù. Ma Palmarini, una personalità del luogo legatissima al regime, insisteva perché Argentiero non rifiutasse di aiutare i ‘camerati’ che venivano a chiedergli aiuto. Forse minacciato, Argentiero acconsentì, ma ad una condizione : che Palmarini intervenisse in alto perché Pascarosa, mal servita dalle strade e di fatto tagliata fuori dal mondo, avesse una Stazione. Palmarini fu di parola. Ancora oggi a quella stazione, intatta come in una cartolina di primo Novecento, fanno sosta i treni della Sud-Est ; non è vero invece che fu istituita per agevolare il flusso dei malati. Si  racconta che tra quelli che bussarono alla sua porta ci fu pure Vittorio Emanuele III. Mentre all’indomani dell’8 settembre il Savoia era in fuga da Roma verso Brindisi, strada facendo volle consultare il nostro indovino, la cui fama evidentemente era giunta sino a Roma. Il ‘Padreterno’ lo ricevette. Cosa gli disse? Si sa solo, vociferano ancora, che il Savoia uscì da casa sua “scuro in viso”. Forse Argentiero gli disse che una volta andato via dall’Italia vi avrebbe fatto ritorno da morto e neanche presto (come difatti è avvenuto la settimana scorsa). O forse ne approfittò per togliersi uno sfizio : il signor Argentiero si rifiutava di prestare i propri servizi per un Re che aveva impedito l’ascesa del fascismo, che aveva acconsentito all’alleanza con la Germania, poi alle Leggi Razziali e al gratuito ingresso in guerra e che infine nel momento del massimo bisogno se l’era squagliata come l’ultimo disertore.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 23 Dicembre 2017

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