Al via la stagione Sinfonica del Petruzzelli con concerto dedicato all’universo di Šostakovič
Solisti d'eccezione i musicisti internazionali Lukas Sternath e Tine Thing Helseth

Grande apertura prevista domani alle 20.30, al Teatro Petruzzelli, per la nuova Stagione Sinfonica e Cameristica 2026 della Fondazione.
In programma un concerto da non perdere, per la magnificenza delle sue suggestioni vibrazionali. Condotto dal maestro Stefano Montanari, direttore stabile dell’Orchestra del Teatro, si esibiranno anche solisti d’eccezione come Lukas Sternath (pianoforte) e Tine Thing Helseth (tromba).
Il programma, tutto dedicato a Dmitrij Šostakovič, si articolerà nel Concerto n. 1, in do minore, per pianoforte, tromba e orchestra op. 35 e la Sinfonia n. 7, in Do maggiore, op. 60 “Leningrado”.
Il Concerto n. 1 in do minore per pianoforte, tromba e orchestra d’archi fu composto nel 1933. Un capolavoro virtuosistico di un’ironia travolgente in quattro movimenti. Non è un doppio concerto, ma una pièce che accendere i riflettori sul pianoforte, solista principale, accompagnato dagli archi, che dialoga in maniera grottesca con la tromba.
Eseguito per la prima volta a Leningrado con il compositore al pianoforte, il concerto ha la particolarità quasi unica per i tempi di fondere uno stile neoclassico con il tono sarcastico tipico degli anni ’30, e fu composto con il preciso intento di «colmare un vuoto causato dalla mancanza di grandi lavori da concerto», come lo stesso musicista dichiarò alla stampa pochi mesi dopo la prima esecuzione.
La tromba non suona costantemente, ma interviene dialogando con il pianoforte e commentando l’azione, spesso con fanfara o toni canzonatori. Il concerto sfrutta temi e melodie tratte da opere di Beethoven, Haydn, brani popolari come le canzoni ebree di Odessa, e perfino parodie della sua stessa musica originale. Sostakovich volge anche lo sguardo al mondo del cinema, a lui così vicino, come succede ad esempio nel valzer del secondo movimento, e non dimentica neppure di riferirsi al sound «leggero».
Temi di danza e di musica popolare innervano, dunque, quest’opera assai articolata, soprattutto nei tempi veloci. Come in una fantasiosa rapsodia lisztiana, una sorta di mosaico di citazioni ci si rivela dinanzi, sfruttando la tecnica costruttiva del collage, ma mai rinunciando a una visione omogenea della partitura, e comunque originale dal punto di vista stilistico.
Un’opera nota per il suo umorismo pungente, i suoi ritmi vivaci e le citazioni parodistiche (incluso un tema dall’opera incompiuta Der arme Columbus di Erwin Dressel), in cui si mescolano lirismo e spirito “caricaturale”, riflettendo la volontà dell’autore di portare il “diritto di ridere” nella musica seria.
La Settima viene eseguita il 5 Marzo 1942 nella Casa della Cultura di Kuybyshev dall’Orchestra del Teatro Bol’soj, diretta da Samuil Abramovič Samosud, e ripresa nel luglio dello stesso anno a New York, dove la partitura era giunta in microfilm con un viaggio avventuroso attraverso la Persia e l’Egitto, dall’orchestra della NBC diretta da Arturo Toscanini.
Un mese dopo la Settima risuona anche nella Sala della Filarmonica di una Leningrado ridotta allo stremo: per l’occasione sono richiamati dal fronte i musicisti dell’Orchestra della Radio diretti da Karl Eliasberg e vengono sistemati degli altoparlanti nella periferia della città, rivolti verso i soldati tedeschi, per far sentire loro che la vita di Leningrado continuava a pulsare. La partitura, che diventa così il simbolo musicale della resistenza sovietica all’aggressione nazista, e consacra la fama internazionale dell’autore, è concepita durante l’assedio di Leningrado e riflette la drammaticità e la reazione patriottica del momento.
Insignita del Premio di Stato di Prima Classe dell’URSS, la sinfonia è inoltre una delle opere di Shostakovich ad essere subito approvata dal regime comunista, con il quale, nel corso della sua vita il compositore intrattenne rapporti tragicamente conflittuali.
Rossella Cea
Pubblicato il 3 Febbraio 2026


