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Al vicino il fumo negli occhi

“Vecchia piccola borghesia / per piccina che tu sia / non so dire se fai più rabbia / pena, schifo o malinconia.” Così cantava Claudio Lolli in ‘Aspettando Godot’, album d’esordio del cantautore bolognese ; era il 1972. Sono parole che a distanza di quarantotto anni bucano ancora ; e c’è da temere che bucheranno ancora a lungo. C’è qualcosa di più dannoso della piccola borghesia, soprattutto quando rampante? Fenomeno in precedenza sconosciuto, l’arrivismo da pianerottolo ha messo radici nel dopoguerra. Nello stravolgere questa fascia sociale, il miracolo economico la traviò istillandole un’ansia da competizione da cui non si è più liberata. Ancora oggi, alimentati come animali da batteria a secchiate di spot e messaggi subliminali, i rappresentanti del ceto medio non sono sazi, sul lavoro o in famiglia, di esibirsi in un esercizio di rivalità affatto nobile, che ha del minuscolo e del rancoroso, e che non disdegna la simulazione. Non di meno sono cose, queste, di cui si può anche sorridere, come vogliono dimostrare Faele e Romano, autori di ‘Fumo negli occhi’ : Le coinquiline famiglie Pipitone e Cassarà rivaleggiano in benessere, anche a costo di bugie e omissioni clamorose. Bluffano come giocatori di poker che ambiscano al piatto, ciascuno forte della miseria di una coppia. Una situazione dai tratti tragicomici. Il contrasto, che qui ha colore rosa vedendo contrapposte essenzialmente le padrone di casa, non tocca più di tanto gli altri, a cominciare da Casimiro (il marito della signora Cassarà), cui il rigore morale ispira una resilienza vincente. Due figli pimpanti, un nonno svanito, una domestica paziente, un ladro sui generis, un antenato inesistente e un vicino invisibile (il truffaldino signor Pipitone) completano il quadro di un microcosmo inutilmente affannato. Diretto con cura da Ernesto Marletta (produzione Artemisia Teatro), il testo è stato recentemente portato in scena in uno degli ambienti esterni dell’Istituto Comprensivo Eleonora Duse di Fesca-San Girolamo, messo a  disposizione dal suo lungimirante Dirigente, Gerardo Marchitelli. Regista in campo nei panni di Casimiro, Marletta ottimizza le risorse e si adopera con esiti apprezzabili a che questo ‘Cassarà versus Pipitone’ conservi ritmo e brio. Maria Passaro, Mariella Lippo, Riccardo Palamà, Maria Pina Guerra, Giuseppe Trotta e Franca Pastore si calano con generosità nei rispettivi ruoli confezionando una galleria di personaggi che fanno simpatia, usciti come sembrano da un siparietto del mitico Carosello. Buona l’accoglienza della platea, un centinaio di spettatori, disciplinatamente dislocati a distanza di sicurezza.

Italo Interesse

 

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