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Alessio Fortunato: “Nei miei disegni c’è molta attenzione per il chiaroscuro”

Immaginate un ragazzo pugliese di grande talento che negli anni ‘90 parte pieno di sogni e speranze alla volta di Roma insieme agli amici più fedeli, dando vita a quella che diventerà la più grande avventura della  sua vita. Stiamo parlando di Alessio Fortunato, noto fumettista pugliese che vanta ormai collaborazioni di prestigio con Bonelli e altri importanti editori nazionali, lo abbiamo intervistato per il nostro Quotidiano.

Da cosa è nata la sua passione per il fumetto? Quando ha capito che la sua strada era questa?

“Credo negli anni ‘90 tramite l’associazione Gulp di Bari, che organizzò il primo Festival del fumetto in Puglia, Expo Comics, che all’epoca si svolgeva all’interno della Fiera del Levante. Diciamo nel suo periodo di più florida espressione. Nel ‘ 93 venne indetto un concorso per fumettisti emergenti e giovani autori, all’epoca stavo finendo l’Accademia e qualcuno mi consigliò di partecipare. Da lì è cominciato tutto, ho partecipato per tre anni consecutivi arrivando il primo anno tra i primi dieci, il secondo anno al secondo posto, e il terzo anno primo!”

Pensa che quel fermento degli anni ‘90 esista ancora o si sia perso in Puglia?

 “Diciamo che negli anni ‘90 c’è stato il boom del fumetto, ma erano anni in cui si viveva il successo e si riscoprivano personaggi classici del fumetto, si assisteva più in generale ad un rilancio del fumetto italiano con testate classiche tipo Tex o Zagor. Tutti leggevano le fanzine che adesso sono sparite dalla circolazione. Ovvero pubblicazioni amatoriali gestiste da appassionati del genere.  Quello spirito oggi si è un po’ perso… Sono partito con le mie prime pubblicazioni amatoriali spesso auto prodotte da ragazzi giovani e appassionati di fumetto. Erano gli anni in cui partivamo tutti insieme alla volta di Roma per partecipare alle grandi fiere, eravamo giovani pieni di entusiasmo e di speranze. Da sempre ho avuto la passione per le  trasposizioni delle opere di Edgar Allan Poe”

Quando è avvenuto il grande salto?

Quando siamo andati con i ragazzi della fanzine a Roma a Expo Cartoon. Lì ho conosciuto Capone, sceneggiatore per la Bonelli che collaborava con etichette Star Comics. Con la sua ‘Liberty’ amava lanciare giovani talenti nel mondo editoriale.  Così cominciai a pubblicare con lui.”

Nel suo disegno si nota una grande propensione per le atmosfere gotiche, qual è la sua concezione di stile?

Nei miei disegni c’è molta attenzione per il chiaroscuro e il realismo, i miei modelli sono stati italiani: Battaglia, Toppi…  Il loro mo stile è ancora molto attuale. Ci sono ragazzi giovanissimi che ancora si ispirano molto a questi grandi Maestri.”

Cosa hai portato della Puglia nel tuo stile?

Forse proprio nulla. Perché pur amando moltissimo la mia terra, la vedo come un sole abbacinante…io  invece amo le atmosfere cupe e introspettive, gotiche. Vivo però nel centro storico di Castellaneta, la mia Montmartre tutta pugliese, felice di poter svolgere qui il mio lavoro. Questo mi fa sentire molto fortunato, amo la mia Puglia e non la lascerei mai. Amo l’idea di uscire e ritrovare i miei vecchi amici di sempre.”

Qual è il punto di forza del fumetto italiano? Quali le differenze con il tanto amato manga giapponese?

“Forse che il manga è un po’ come uno ‘Sturm und drang’, tempesta e poesia. Puoi trovare all’interno della stessa storia una violenza spietata e subito dopo una struggente poesia. Nel fumetto italiano manca questo senso del pathos. Forse perché il manga è nato per avere una serialità diversa. Un fumetto italiano invece ha serie infinite. Però offre un ventaglio di storie e di sapere profondissimo: il punto di forza del fumetto italiano e senz’altro l’ancoraggio storico. Ottimo veicolo di cultura da sempre. Un buon modo per apprendere, dalla storia alla filosofia alla letteratura.”

Parliamo di tecnica, è a favore dell’intervento della grafica?

Non demonizzo i mezzi moderni e l’intervento del digitale, ma per quanto mi riguarda realizzo ancora tutte le mie tavole a mano con la penna biro. Mi sento abbastanza libero e rispettato nelle mie idee. Le mie tavole hanno una tonalità sul grigio piuttosto che sul bianco e nero, ma con i mezzi moderni di stampa non ci sono grossi problemi a mantenere queste mie peculiarità espressive.”

Tra i lavori realizzati qual è quello che la rappresenta maggiormente?

“Direi la storia ‘Il licantropo di Matera’ ambientata appunto in questo posto magico, perché sento fortemente quei luoghi appartenermi. Ci giravo intorno già anni prima. Ad ottobre è stato presentato all’interno del Matera film Festival con una mostra delle mie tavole. Fortunatamente siamo riusciti a farlo prima di del secondo lockdown. Con la creazione anche di un piccolo bellissimo documentario sul mio albo. Un’opera realizzata in un anno di lavoro. Si Immagini disegnare tutti i sassi con la biro che fatica! Anche se nel cuore resta sempre quella storia del ’95, che mi fece vincere quel concorso importante, molto vicina a quella che è la mia formazione cinematografica e letteraria: Mi sono diplomato all’accademia con una tesi sull’espressionismo tedesco, il cinema gotico è nel mio cuore. ‘Fiore di tenebra’ l’avevo chiamata così parafrasando Conrad e il suo ‘cuore di tenebra’.  Mi inventai questo titolo un po’ evocativo.”

Ha mai pensato di rappresentare artisticamente questo periodo di pandemia?

Lo scorso giugno è uscito un volume che si chiama ‘Come Vite Distanti’ Editato dal Festival di Roma, vi hanno partecipato diversi artisti, tra cui anche Manara. Iniziativa nata per beneficenza per sostenere lo Spallanzani di Roma. Una storia unica in cui ognuno di noi ha realizzato una pagina. Ognuno con il suo stile. Per me è stata un’esperienza bellissima.”

Lei oggi insegna: cosa consiglierebbe ai giovani che desiderano intraprendere il mestiere di fumettista?

“Occorre essere consapevoli che si dovranno passare molte ore a disegnare, per questo forse il lockdown può essere anche un incentivo in più per votarsi all’ introspezione e all’approfondimento, quindi in un certo senso questo periodo di reclusione forzata, può essere utile, consente meno distrazioni. Poi oggi con internet i giovani hanno più possibilità rispetto a quelle che avevamo noi, che dovevamo far fatica per poterci avvicinare a quel mondo, e per arrivare a pubblicare. Oggi con internet è tutto più semplice, la visibilità è a portata di un click, e bisogna imparare a sfruttare al meglio queste potenzialità.”                              Rossella Cea

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