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Alla lampara, la pesca in estinzione

“Non rende più”. E’ questo il ritornello con cui oggi si giustifica l’abbandono di tante attività imprenditoriali e artigianali. E mentre spariscono usi, cose e ricordi, una scheggia alla volta si sgretola la nostra identità. Sempre meno abbiamo idea di chi siamo e persino di chi fummo. Tra i tanti ‘c’era una volta’  scegliamo oggi la pesca alla lampara. Una volta praticata coi pescherecci, oggi ha luogo solo con le barche e usando la fiocina invece della rete (che è poi il modo migliore per sentirsi dare del pescatore da poco). Come si sa, abbagliato da una forte fonte luminosa, il pesce, che  a notte tende a salire in superficie, perde ogni reattività al punto che puoi catturarlo persino a mani nude. I pochi che praticano ancora la pesca notturna, stando chini a prua, proiettano sul pelo dell’acqua un fascio di luce un tempo prodotta da una lampada ad acetilene e oggi invece prodotta da un piccolo gruppo elettrogeno montato a poppa. Un’altra barca precede quella che reca la lampara. Anche su quest’altra barca un pescatore è a prua, chino sul pelo dell’acqua, contro cui però non proietta alcun faro. La sua azione consiste nel colpire l’acqua con un piccolo maglio a intervalli regolari ; l’obiettivo è scuotere i pesci dal loro torpore per meglio predisporli all’esca della lanterna. Una volta che i pesci, ancora storditi,  si siano avvicinati alla fonte luminosa, infilzarli con una fiocina a mano è pressoché un gioco da ragazzi ; e un tempo, quando pure fra gli scogli a riva il pesce abbondava, c’era chi facendo uso di una semplice torcia tascabile si divertiva a fiocinare prede. Caratteristica comune a qualunque forma di pesca con la lampara resta la necessità che il mare sia calmissimo e che in cielo non brilli la luna piena altrimenti il chiarore diffuso dall’astro verificherebbe l’azione della fonte luminosa, indifferentemente che sia grossa quanto un lampione o una torcia elettrica. Quanto alla pesca alla lampara praticata industrialmente, essa prevedeva che la barca del ‘lampista’ procedesse circolarmente per condensare nel punto centrale di quello specchio d’acqua la massima quantità di pesce. La seguiva un peschereccio con a rimorchio una rete ‘a circuizione’. Simile a un grosso lenzuolo calato verticalmente in acqua, la rete a circuizione radunava branchi di pesci che poi catturava ripiegandosi su se stessa per effetto dell’azione dei marinai che al comando del ‘direttore di pesca’ manovravano i cavi necessari. Ma ecco il punto, quanti marinai servivano? Complessivamente ne servivano almeno sette. Finché i mari erano pescosi, la pesca alla lampara poteva giustificare tante paghe e l’impiego di un peschereccio. Ora non più. L’ultimo peschereccio attrezzato per la pesca alla lampara in Puglia è stato rottamato a Giovinazzo qualche anno fa.

Italo Interesse

 

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