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Alla moglie non più di un quarto

Una volta alle spose si usava augurare figli maschi. Non si trattava di maschilismo. In un passato neanche tanto lontano figlie femmine voleva dire dote, senza cui anche la ragazza più bella restava al palo. Un bel guaio per le famiglie povere e comunque una cosa inconcepibile in una società che del matrimonio faceva un passaggio esistenziale fondante e in qualche modo obbligatorio. Eppure in altri tempi non era proprio così… Con l’avvento dei Normanni, il diritto romano e il Codice Giustinianeo erano caduti in disuso a Bari e la città si regolava con leggi proprie, le Consuetudines Barenses, più avanti codificate dai nostri giureconsulti Andrea da Bari e Sparano da Bari. Tra questi usi spiccava il ‘morgengabio’, una consuetudine germanica tipica dei Longobardi e disciplinata per gli aspetti successori dall’editto di Rotari del 652.  Detto anche ‘dono del mattino’, praetium virginitatis o morgincapitis, il morgengabio consisteva nel dono che il marito faceva alla moglie il mattino successivo alla prima notte di nozze. Di fatto, era un’espressione di gratitudine da parte del marito verso la moglie per essere questa pervenuta ‘intatta’ sino al matrimonio (tanto lascia intendere che l’usanza del morgengabio veniva meno quando il marito restava ‘deluso’…). Di tale espressione di gratitudine si faceva nota in uno scritto validato da testimoni. C’erano però dei limiti all’entità della regalia : il morgengabio non poteva superare un quarto del patrimonio del donante, per cui prese anche il nome di ‘quarta’. Questo aspetto del morgengabio si presta a considerazioni piccanti : In passato era successo che uomini giunti vergini al matrimonio, ebbri d’amore per la notte trascorsa, si lasciassero spogliare da donne avide… L’avidità era giustificata dal fatto che il capitale da morgengabio diveniva di proprietà della moglie, nelle cui mani restava anche in caso di vedovanza e di seconde nozze ; la somma, poi, rientrava ai fini successori nel suo asse ereditario. A Bari il morgengabio era chiamato ‘morgincap’. Lo si ricava da un documento che vede protagonisti i neo sposi Mele, figlio di Natale di Bari e sua moglie Arianna, figlia di Bisanzio da Bari. Dichiara Mele rivolgendosi ad Arianna : “Ante amico set vicinos nostros secundum ritus nostrae Langobardorum, ostendi imo et tradidi tibi hoc libellum scriptum a publico notario et roboratum ab idoneis testibus. Quod est morgincap”… ‘Alla presenza dei nostri amici e vicini secondo il costume longobardo, ho prima mostrato e (poi) consegnato a te questo testo scritto da un pubblico notaio e sottoscritto da testimoni idonei. Ciò è (chiamato) morgincap’.

 

Italo Interesse

 

 

 

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