Alla Regione si sono forse dimenticati dell’Autonomia di Palese e Santo Spirito?
Il presidente della VII Commissione, il leghista Gianfranco De Blasi, è lo stesso che nel 2023 accolse in audizione una rappresentanza dei 4mila sottoscrittori dell'istanza per il nuovo Comune

In VII Commissione regionale, dove ieri si è discussa la proposta di legge di modifica dello Statuto regionale contro il “cambio di casacca” degli eletti in Consiglio e di cui è primo firmatario il consigliere Luigi Caroli di Fdi, il presidente leghista Gianfranco De Blasi, già presidente della stessa Commissione nella precedente legislatura, si è già dimenticato dell’istanza presentata alla Regione da 4000 residenti di Palese e Santo Spirito con cui si chiedeva il distacco da Bari e l’istituzione di dette realtà in Comune autonomo.
Infatti, lo stesso De Blasi il 30 giugno del 2023 aveva ammesso in audizione una rappresentanza dei 4000 sottoscrittori della richiesta di Comune autonomo e dall’incontro era emersa la volontà unanime della Commissione di ritenere pienamente fondati i presupposti e le ragioni sociali, storiche e culturali per poter procedere ad incardinare l’iter legislativo per concedere l’indipendenza politico-amministrativa da Bari di una realtà di circa 35mila abitanti, quale è – per l’appunto – ora quella di Palese e Santo Spirito, che dista dal capoluogo barese più di altre realtà comunali più piccole, quali Valenzano, Triggiano, Capurso e Bitritto.
Infatti, per Palese e Santo Spirito la Regione già nel 2010, ai tempi del governatore di centrosinistra, Nichi Vendola, era giunta ad un passo dall’approvazione della legge di istituzione del nuovo Comune, dopo aver effettuato il 19 aprile del 2009 un referendum consultivo che aveva dato esito favorevole al disegno di legge con il 79,8% di “Sì” al progetto autonomista.
Poi, come si ricorderà, nell’ultima seduta di Consiglio di quella legislatura, all’atto del voto della legge, giunta in Aula con il pare unanime della VII Commissione (“Affari istituzionali”), fu approvato a scrutinio segreto il primo articolo istitutivo del nuovo Comune, ma i successivi due articoli, per un trambusto creatosi in Aula a seguito di un concomitante disegno di legge riguardante l’autonomia comunale di altre tre ex frazioni baresi (Carbonara-Ceglie-Loseto), non andarono a buon fine e la proposta di legge si concluse con il non rispetto della volontà popolare.
Nel frattempo, però, la comunità di Palese e Santo Spirito è cresciuta ulteriormente sia sotto l’aspetto urbanistico, e quindi per numero di residenti, al punto da sfiorare le 35mila unità, che economico, per cui la dipendenza ancora da Bari, che le predette ex frazioni le ha relegate dal 1981 semplicemente ad un unico istituto di decentramento amministrativo (“Municipio 5”) – a parere di tantissimi cittadini – “è ormai anacronistica”, oltre che chiaramente illogica e fors’anche antidemocratica, in quanto in evidente violazione dell’artico 5 della Costituzione repubblicana e financo dello Statuto stesso della Regione Puglia, che – come è noto – all’art.1, comma 3, testualmente recita:
“La Regione Puglia favorisce l’autogoverno dei suoi abitanti …”, mentre al successivo articolo 8, comma 1, prevede che “La Regione concorre allo sviluppo delle autonomie locali….”, oltre quanto contemplato in diversi altri articoli, tutti improntati alla valorizzazione ed al rispetto delle molteplici realtà territoriali regionali. Pertanto, a Palese e Santo Spirito in tanti sono ormai stanchi di attendere l’iniziativa della Regione di dare dignità istituzionale autonoma ad una comunità come quella del “Municipio 5” di Bari, che alla luce dei dati ha tutte le carte in regola per poter essere affrancata da Bari, ma che finora non è avvenuto per un mera egoismo istituzionale della classe politica barese, ma soprattutto per miopia e scarsa attenzione della classe politica regionale a taluni problemi territoriali della comunità pugliese.
Ma da Palese e Santo Spirito, ora sono in tanti a promettere nuovamente battaglia sul “problema” della loro autonomia comunale, assicurando ulteriori iniziative per portare addirittura all’attenzione nazionale la “questione” e in particolare del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e dei Presidenti di Camera e Senato, oltre che – se sarà il caso – di procedere con un esposto alla Corte di Giustizia Europea, per la clamorosa violazione del diritto fondamentale all’identità ed all’autogoverno territoriale di una comunità, da parte dei cittadini ivi dislocati.
Resta il fatto che, a prescindere da quelle che saranno le proteste future di palesini e santospiritesi, è comunque scandaloso in Puglia che una realtà che, per numero di abitanti, sarebbe il 23° Comune dei 257 presenti nella regione ed il 274° in Italia sui quasi ottomila nazionali, continui ad essere un “satellite” di Bari, che – per altro – ha ridotto detta realtà a mera periferia degradata, comprimendo ogni potenzialità di sviluppo e crescita sociale ed economica di un’intera zona distinta e distante bel 13 km dal capoluogo pugliese, per “voracità” e “bramosia di potere” di chi forse continua ancora a perseguire un vecchio ed ormai velleitario ed anacronistico progetto dell’era barese fascista, che con gli accorpamenti territoriali d’imperio del 1928, dal valore prevalentemente ideologico, vide la mortificazione sociale e culturale di comunità distanti, come quella di Palese e Santo Spirito, che storicamente non avevano e non hanno tuttora nulla da condividere con il capoluogo.
Giuseppe Palella
Pubblicato il 23 Aprile 2026



