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Alla vigilia delle primarie ancora non si placano le polemiche nel centrosinistra

Non si placano le polemiche all’interno del centrosinistra pugliese alla vigilia di primarie che in Puglia questa volta, anziché unire, stanno quasi sicuramente lacerando il fronte delle forze politiche che si contrappongono al centrodestra ed ai pentastellati. Ed a confermare il rischio di insanabili lacerazioni nel centrosinistra locale è  il segretario regionale del Pd pugliese, Marco Lacarra, che, a pochi giorni dalle primarie che si terranno domenica 12 gennaio, per la scelta del noma da candidare a presidente della Regione, commentando le polemiche di alcuni esponenti del centrosinistra che hanno definito le primarie uno “show”, ha dichiarato: “Mi dispiace che ci siano queste dichiarazioni che fanno male al centrosinistra. Abbiamo sempre detto che le primarie sono lo strumento per individuare i candidati. Il presidente della Regione uscente che decide di rendere contendibile un ruolo che di fatto politicamente e anche secondo quella che è la logica delle cose spetterebbe a lui, credo che sia già un segnale di apertura”. “Noi abbiamo lavorato e meritiamo rispetto” – ha
aggiunto Lacarra, perché “chi non condivide le scelte fatte aveva la possibilità di mettersi in campo. Se non lo fa è perché non ha la forza di farlo, probabilmente, e lo fa soltanto attraverso la stampa o i comunicati roboanti, che credo lascino il tempo che trovano”. Ad ogni modo, ha fatto presente Lacarra, domenica prossima ben 270 seggi, allestiti in quasi tutte le località della Puglia, saranno aperti dalle ore 8 alle 20, per la scelta tra quattro candidati (Emiliano, Amati, Gentile e Palmisano) del nome da mettere a capo della coalizione di centrosinistra per il governo della Puglia dei prossimi cinque anni. Invece, dei numeri relativi alla partecipazione, il segretario emilianista del Pd pugliese ne vorrebbe “parlare la sera del 12 per una disamina serena”. “Chiaro – ha sottolineato in fine Lacarra – che il contesto che stiamo vivendo è completamente diverso rispetto a quelli precedenti. Vedremo. Noi ci aspettiamo una bella partecipazione”. Ed una bella partecipazione sicuramente se l’aspettano anche i quattro contendenti alla candidatura a governatore anche uno soltanto di loro sarà il vincitore, che – stante ai pronostici (ma non solo!) – sarà quasi sicuramente il governatore uscente, Emiliano. Ed è verosimilmente per  tale motivo che quest’ultimo, più degli altri tre candidati, sta spingendo il piede dell’acceleratore sulla mobilitazione delle “truppe cammellate”, per portare il maggior numero possibile di pugliesi al voto ai gazebo della prossima domenica. Per l’ex eurodeputata pugliese del Pd, Elena Gentile, ora candidata Dem alle primarie del centrosinistra di domenica, nel corso di un incontro elettorale a Lecce, dopo aver elencato i settori in cui Emiliano – a suo dire – avrebbe fallito, ovvero Sanità, Agricoltura, Diritti civili e Lavoro, ha risposto alle domande dei giornalisti che le hanno fatto notare l’appoggio anomalo al Presidente uscente arrivato da esponenti del centrodestra (come il sindaco di Nardò, Pippi Mellone), affermando: “Sono antifascista non mi pare debba esprimere altro. Da tempo milito in un campo dove l’antifascismo é un valore”. Ma prioritario per Gentile è non consegnare il governo della Puglia alla Lega di Matteo Salvini. Per cui l’ex eurodeputata si è dichiarata amareggiata per il disimpegno dal voto alle primarie di Nichi Vendola, già governatore per dieci anni della Puglia. “Non é giusto – ha infatti affermato Gentile – fa un torto ai tanti che lo hanno sostenuto in questi anni”. Non partecipare “vuol dire – per l’unica sfidante donna del governatore in carica – riconsegnare al presidente uscente il futuro di questa regione”. Quindi, per Gentile “chi oggi diserta le primarie fa il gioco di Michele Emiliano”. Ed a non voler fare il gioco di Emiliano è sicuramente il ministro allo Sviluppo economico degli ex governi Renzi e Gentiloni, Carlo Calenda, che ha deciso di sostenere nelle primarie, sia pur con belle parole, l’altro sfidante Dem del governatore uscente, il consigliere regionale Fabiano Amati, che per questo gli è molto grato. Per Amati “non é una novità, tuttavia”, che qualora non dovesse vincere lui le primarie, Azione (ossia il movimento politico fondato dall’ex ministro allo Sviluppo) e Calenda stesso non sosterrebbero mai Emiliano. “A ciò – ha affermato inoltre Amati – si aggiunga che anche ‘Italia Viva’ sostiene più o meno le stesse cose, il ministro Bellanova lo ripete ogni giorno e con altrettanta indiscutibile chiarezza. Per cui mi sembra che l’unica cosa inspiegabile sia a questo punto il silenzio di Zingaretti, il segretario del mio partito”. Infatti, per Amati la scelta di Zingaretti è “inspiegabile” perché “a prescindere dall’esito delle primarie, con queste importanti defezioni la vittoria finale si fa difficilissima”. “E’ da considerare – ha sottolineato Amati – che l’aria è già amara (ndr – per il centrosinistra), sia in generale che per gli errori di Emiliano. E che la Puglia – ha  aggiunto il consigliere regionale Dem – non é un Comune qualsiasi in cui é in corso una lite nel condominio politico: in gioco ci sono soluzioni su problemi molto controversi che riguardano l’intero Paese e perciò il Pd nazionale non può tacere”. Ma probabilmente il segretario nazionale dei dem, Zingaretti, tacerà almeno fino alla celebrazione delle primarie. Solo dopo, infatti, è possibile che faccia sentire la voce del partito nazionale a secondo di come andrà la partecipazione al voto delle primarie pugliesi di domenica prossima. Intanto Emiliano già parla da ricandidato governatore, e quindi da vincitore delle primarie prima ancora che questa si siano celebrate, lanciando il proprio ultimatum: “Chi non partecipa alle primarie parlerà con noi solo dopo le elezioni, quindi o andrà da solo o si alleerà con Salvini”. In definitiva, per il governatore pugliese uscente, “tertium non datur”. Con lui o contro. E questo non è che l’inizio, perché la vera campagna elettorale in Puglia non è ancora cominciata. Ne vedremo sicuramente delle belle. E verosimilmente non soltanto nel centrosinistra.

 

Giuseppe Palella

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