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All’Asl Bari tagliano le Unità anticovid proprio mentre si prolunga l’emergenza

Non sono trascorsi nemmeno quattro mesi da quando, con la fornitura dei dispositivi di protezione individuali da parte delle Asl, partivano le USCA, acronimo che sta per Unità speciali di continuità assistenziale, team composti da medici che vanno a domicilio dei pazienti malati di Covid-19 per fornire cure e assistenza. Il direttore del dipartimento Politiche della Salute, Vito Montanaro, inviava a metà aprile scorso alle Asl pugliesi una lettera con l’indicazione delle quantità di kit da distribuire, kit composto da mascherina FFP2, camice/grembiule monouso, occhiali o maschera, guanti monouso e una mascherina chirurgica per il paziente. Ed Emiliano? “Ringrazio i medici di medicina generale che collaboreranno con noi andando, con le dovute protezioni, nelle case dei malati per curarli e dare assistenza”. Insomma, doveva essere una svolta e invece, come accaduto tante altre volte nel settore sanità pugliese, tante promesse e quasi zero risultati. E in questo caso parliamo di monitoraggio domiciliare dei malati di Covid-19, per limitare le ospedalizzazioni di fronte al contagio galoppante di marzo/aprile: per ogni USCA ben cinque medici in due turni giornalieri con almeno otto visite al giorno. Le USCA attivate in Puglia? Un’ottantina, stando sempre ai numeri sparati da Emiliano e dal suo staff di esperti e direttori, garantendo l’attività per almeno un paio di settimane, mentre ora le ‘mazzate’ più pesanti giungono dai Cinquestelle regionali. “Se la sanità funzionasse con gli slogan saremmo la regione più efficiente d’Italia. Peccato che oltre agli spot servano i fatti e su quelli siamo sotto zero. Purtroppo siamo la regione del sud che ha registrato più morti da Covid, 553 e cioè molto più rispetto alla Campania, dove se ne contano 438. E molto alto anche il numero di nuovi casi: 23, contro i 7 del giorno 4 agosto, i 9 del giorno prima ancora. Per far funzionare il piano di riordino da libro dei sogni presentato lunedì, è necessario il potenziamento della sanità territoriale, anche attraverso le USCA, ovvero le Unità speciali di continuità assistenziale, definite dallo stesso Ministero della Salute essenziali nella gestione domiciliare dei pazienti affetti da Covid -19 che non necessitano di ricovero ospedaliero. L’attivazione delle USCA, prevista dall’art 8 del DL 14/2020, spettava alle Regioni e ovviamente, come sempre quando la competenza è di Emiliano, la Puglia è stata tra le ultime a partire, con la partecipazione di un numero esiguo di medici visti i bandi in cui il caos regnava sovrano”, dichiara la candidata presidente M5S alla Regione Antonella Laricchia, inviando una nota al direttore generale Asl/Bari Sanguedolce in cui si chiede di riattivare subito il servizio delle USCA, prorogando i contratti del personale finora impiegato. Non si capisce perché, si chiede ancora la Laricchia, nonostante la proroga dello stato di emergenza, la Asl, a differenza delle altre Asl pugliesi, non abbia rinnovato i contratti con i medici reclutati nelle USCA, soppresse dal primo agosto. Una scelta incomprensibile. “Parliamo di professionisti – continua Laricchia – che hanno rinunciato ad altri incarichi, impegnandosi nella fase epidemica della malattia e integrandosi con infermieri, medici di famiglia, pediatri e medici di continuità e che hanno contribuito a fronteggiare l’emergenza. La decisione della Asl/Bari è incomprensibile, così come sono incomprensibili ritardi ed errori della Regione nel far partire le USCA.

Francesco De Martino

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