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Altro “boccone amaro” per il Pd pugliese: si dimette l’indagato Caracciolo

Un altro “boccone amaro” per il Pd pugliese che, a meno di quattro settimane dal voto delle elezioni politiche del prossimo mese di marzo, si ritrova con un altro dei suoi candidati al Parlamento indagato per reati gravi a danno della Pubblica amministrazione. Infatti, l’assessore regionale pugliese all’Ambiente, Filippo Caracciolo, candidato del Pd alla Camera nel collegio uninominale (Puglia 4) di Andria-Barletta, risulta indagato per corruzione e turbativa d’asta nell’ambito di una indagine della Procura di Bari su una gara d’appalto da 5,8 milioni di Euro per la costruzione di una scuola media a Corato. L’indagine, nell’ambito della quale la Guardia di finanza ha compiuto perquisizioni nell’ufficio e nell’abitazione di Caracciolo, è un filone dell’inchiesta barese sull’Arca Puglia che il 5 dicembre scorso ha portato, tra l’altro, all’arresto dell’imprenditore Massimo Manchisi, titolare dell’impresa che potrebbe essere stata favorita dall’intercessione di Caracciolo sul presidente della commissione aggiudicatrice della gara, Donato Lamacchia, che è un dirigente del Comune di Barlatta e che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato indotto da Caracciolo a favorire l’impresa di Manchisi in cambio del passaggio a dirigente all’Arpa Puglia, ossia l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che – come è noto – per la sua attività è sotto il diretto controllo politico del Dipartimento regionale a capo del quale c’era, fino a ieri, l’assessore Caracciolo. Quest’ultimo, infatti, – sempre secondo le ipotesi accusatorie –  avrebbe avuto interesse a favorire l’impresa di Manchisi, poiché aveva ottenuto dallo stesso imprenditore una promessa di appoggio per le prossime elezioni. Ma, in questo caso, l’imbarazzo non riguarda solo il Pd pugliese, che nelle sue liste già annovera altri due candidati per Montecitorio (il tarantino Donato Pentassuglia ed il biscegliese Francesco Spina, anche’essi in lista nell’uninominale) alle prese con problemi giudiziari non ancora risolti, ma colpisce direttamente anche l’esecutivo regionale, e quindi il governatore Michele Emiliano, perché Caracciolo non è il primo assessore della sua giunta colpito da inchiesta. Infatti, come si ricorderà, un altro caso è quello che riguarda l’ex titolare della delega ai Trasporti, Giovanni Giannini (fedelissimo di Emiliano come Caracciolo), finito indirettamente sotto indagine a piede libero dallo scorso luglio nell’ambito di un’operazione operazione condotta da Carabinieri e Guardia di finanza, su presunte tangenti in cambio di appalti in alcuni Comuni della provincia di Bari. Lo stesso Giannini che da tempo, per alto, aspirava ad una candidatura al Parlamento e che invece è stato verosimilmente escluso dalla tornata elettorale in corso proprio a causa della vicenda giudiziaria che lo riguarda dalla scorsa estate. Quindi, visto il precedente, per l’assessore Caracciolo è stato quasi un passo obbligato dimettersi dall’incarico di Giunta, per  evitare una evidente disparità di condotta con l’ex collega Gianni, e continuare quindi  la sua campagna elettorale della Camera da semplice consigliere regionale. “Tale decisione — ha dichiarato Caracciolo — è motivata esclusivamente dall’intento di tutelare l’amministrazione regionale e di consentire una serena prosecuzione delle indagini”. Emiliano ha poi deciso di assegnare le deleghe (Qualità dell’ambiente – Ciclo rifiuti e bonifiche, Rischio industriale, Ecologia, Vigilanza ambientale) dell’assessore dimessosi al titolare del Bilancio, Raffaele Piemontese, che almeno fino al 4 marzo prossimo dovrà svolgere entrambi i ruoli. Infatti, uno dei pretendenti del posto in Giunta di Caracciolo è il consigliere regionale renziano della Bat, Ruggiero Mennea, che – stante alcuni indiscrezioni – avrebbe avuto di recente rassicurazioni, sia dall’ex premier che da Emiliano, di un suo ingresso in Giunta , qualora ci fosse la promozione elettorale a Montecitorio dell’assessore dimessosi a causa della vicenda giudiziaria scoppiata ieri. Ma l’affidamento ad interim all’assessore Piemontese delle deleghe di Caracciolo ha suscitato le critiche del capogruppo di Forza Italia alla Regione, Nino Marmo, che ha così commentato: “La Giunta Emiliano perde pezzi ormai ciclicamente e per ogni assessore dimissionario non c’è nessun sostituto”. E, continuando, Marmo ha rilevato: “Al netto, tuttavia, dell’assessorato al Welfare: la poltrona egregiamente occupata dal defunto Totò Negro è stata ceduta immediatamente al neo assessore Ruggeri per ragioni di opportunismo politico (non ci risulta, infatti, che Ruggeri abbia grandi competenze in materia di politiche sociali, tanto da giustificare la sua nomina da esterno). Le altre deleghe, invece, a partire da quella ai Trasporti, sono state affidate ad assessori che già hanno un pesantissimo carico di lavoro, come il vicepresidente Nunziante”. Quindi, ha commentato l’esponente forzista: “La logica è evidente: Emiliano sta congelando l’attività della sua Giunta fino alle elezioni politiche”, perché “di lì, partirà il valzer di poltrone in base ai nuovi assetti (o rese dei conti)”. “Nel frattempo – ha poi concluso Marmo – nessuno governa la Puglia, che non è certo un’isola felice, e nessuno si preoccupa di far fronte al dovere politico di lavorare per rispondere alle esigenze della collettività”. E questa, per Marmo, non è di certo una bella pagina per la Regione Puglia. Ma, per la verità, non lo è neppure per il numero di casi giudiziari che in cosi poco tempo stanno interessando componenti di un esecutivo guidato da un ex-pm antimafia, qual è per l’appunto Emiliano, che di legalità e moralità ha sempre fatto le sue principali bandiere.

 

 

Giuseppe Palella

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