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Altro che bufera nell’Udc barese, è rissa

Altro che bufera nell’Udc barese, probabilmente è rissa, e forse non solo politica, tra il segretario provinciale Filippo Barattolo ed il coordinatore cittadino Marco Cornaro, propostosi sabato scorso come candidato sindaco, in nome e per conto del partito dello scudo crociato, alle prossime elezioni comunali del capoluogo pugliese. Infatti, Barattolo ha sconfessato a nome del partito la candidatura di Cornaro, precisando con una nota controfirmata dal consigliere regionale barese dell’Udc, Peppino Longo, che tale candidatura è avvenuta a titolo personale e non come proposta del partito, perché non è stata discussa, né tantomeno concordata con i responsabili provinciali e con il consigliere regionale di Bari del partito centrista. La decisione di presentare un proprio candidato sindaco di bandiera, si chiarisce inoltre nella nota di Barattolo e Longo, va presa da tutto il partito con l’approvazione della segreteria nazionale. Ma l’avvocato Cornaro pare che non ha dubbi sul sostegno dei vertici romani e regionali del partito alla sua auto-candidatura a sindaco, poiché non è stata sconfessata dal segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, atteso a Bari da un momento all’altro, né dal coordinatore regionale, Salvatore Ruggiero, o dal capogruppo del partito in via Capruzzi, Salvatore Negro. Infatti, a sconfessare Cornaro è stato solo Barattolo e Longo che, a detta di qualche bene informato, sono ormai esponenti baresi dell’Udc solo formalmente, ma non più sostanzialmente, in quanto da tempo nel partito sono considerati effettivamente “prima come uomini del sindaco di Bari, Michele Emiliano e poi come esponenti dell’Udc”. In altri termini, Barattolo e Longo sarebbero ritenuti un’appendice di Emiliano, posizionati però sotto la sigla dello scudo crociato. Una considerazione, questa, che probabilmente è ritenuta fondata anche da Cornaro che, in un’intervista apparsa sull’edizione barese di domenica scorsa del maggior quotidiano locale, non usa mezzi termini nell’evidenziare che la sconfessione della sua candidatura a sindaco da parte di Barattolo è dettata verosimilmente da ragioni personali e non politiche. Motivi che, sempre secondo Cornaro, sarebbero dettati dalla conservazione del posto nella giunta Emiliano e che lo stesso Barattolo, pur di non perdere l’indennità assessorile in questo scorcio di fine mandato del sindaco Emiliano, si sarebbe spinto le scorse settimane ad annunciare “arbitrariamente la partecipazione dell’Udc alle primarie del centrosinistra” per la scelta del candidato sindaco, previste a Bari per il 23 febbraio prossimo. Ed è sempre Cornaro nell’intervista a rilevare che l’Udc non ha mai partecipato a primarie di alcun genere su tutto il territorio nazionale, perché tale metodo politico non rientra nel dna del partito. Quest’ultima considerazione, infatti, solleva non pochi dubbi sull’ancora effettiva appartenenza di Barattolo al partito di Lorenzo Cesa e Pierferdinando Casini, o quantomeno all’effettività di talune sue decisioni, o sconfessioni, effettuate a nome del partito che ancora dichiara di rappresentare. Infatti, si chiedono in molti, è mai possibile che l’Udc nazionale abbia autorizzato Barattolo a dichiarare l’adesione del partito alle primarie del centrosinistra? “La partecipazione alle primarie di centrosinistra – ha spiegato Cornaro nella sua intervista di domenica scorsa – farebbe rivoltare nella tomba i nostri padri fondatori, ma è comprensibile da parte di un socialista della Prima repubblica come Filippo Barattolo, che ha registrato alle scorse elezioni politiche, pur in posizione apicale nella lista del partito, un consenso in Bari città pari allo 0,91 per cento”. Stando a fatti, quindi, il partito barese di Casini e Cesa sembrerebbe ormai in una condizione di anarchia totale, dove a rappresentarlo nelle istituzioni, al Comune di Bari ed alla Regione, ci sono personaggi che fanno capo innanzitutto al presidente regionale del Pd, Emiliano per l’appunto, e poi al partito che rappresentano. Un partito che in Puglia, ed a Bari in particolare, è stato svuotato di consensi e forza attrattiva per l’elettorato moderato, a causa verosimilmente dei tanti errori commessi dai vertici nazionali dello scudo crociato nell’affidare il tradizionale simbolo dello scudo crociato a personaggi non solo inadeguati al ruolo affidatogli, ma che evidentemente, pur di avere o mantenere qualche poltrona ed altri benefit, lo hanno ridotto al ruolo di mero satellite elettorale di chi gli garantiva tali gratificazioni a titolo personale. Infatti, come è pensabile che personaggi da sempre abituati ad intendere la politica esclusivamente come strumento per soddisfare scopi personali, potesse mai mantenere in piedi un’organizzazione di partito, come l’Udc, per più nobili finalità, quali la conservazione di una squadra e la sua presenta attiva alle competizioni elettorali. Difatti, anche in politica come nel gioco del calcio, l’obiettivo più semplice ed immediato da raggiungere per chi ha responsabilità di squadra, ma ha a cuore solo il proprio tornaconto individuale, è “vendersi” la partita. E con l’Udc barese probabilmente è stato fatto di peggio: qualcuno potrebbe essersi già “svenduto” non solo il parco dei giocatori, ma addirittura il marchio. Ora, per chi intende farne risorgere almeno la presenza alle prossime amministrative del capoluogo, non resta che raccoglierne i cocci e sperare di ricomporli. Sempre che da Roma abbiano il coraggio e la forza di ricominciare, prescindendo da risse e ricatti politici per qualche poltroncina,  che sarebbe sicuramente meglio perdere nell’interesse del partito, che mantenere nell’interesse  esclusivo di chi la detiene.     

 

Giuseppe Palella             

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