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Ambientalisti e comitati sempre più uniti per salvare le lame baresi

Alla fine sembra essere servito solo a tenere vivo il dibattito infinito sull’allarme ambientale costituito dalle lame che attorniamo Bari, quell’alluvione che quasi dieci anni fa, fine ottobre 2005, in poche ore sconvolse il territorio delle lame Lamasinata e San Giorgio. Disastro annunciato, si disse. Eppure le lame che attorniano la Città di Bari – uniche nel loro genere – non sono certo nate ieri, sprofondate come sono nell’indifferenza più totale. Con all’ interno di tutto, come si può facilmente vedere: dai veri e propri insediamenti, fino ai soliti rifiuti, terrapieni e sbarramenti. Del resto si sa, in Puglia la falda scorre in profondità e le lame in superficie altro non sono che incisioni naturali che gli eventi meteorici hanno creato per far defluire le acque verso il mare. L’ azione dell’ uomo non ha tenuto conto di tutto questo e i problemi si ripetono, nell’indifferenza di politici e amministratori. Lo scempio della cava di Maso è un soltanto un esempio, ma abbastanza significativo per i pochi ambientalisti che si battono per far emergere il problema delle lame cercando soluzioni. O solo per evitare che si costruisca, come è accaduto puntualmente a cava di maso, verso la lama che attraversa il territorio di Carbonara. Eppure qualcosa, finalmente, sembra muoversi, almeno sull’annosa questione di Lama San Giorgio: un paio di distinti incontri in due differenti sedi istituzionali, ma con in comune la stessa “mission”: risolvere la questione dello sversamento dei reflui in lama San Giorgio per evitare il disfacimento di uno dei più significativi siti ambientali in Terra di Bari e, allo stesso tempo, per scongiurare la sanzione europea per non aver ancor adempiuto agli obblighi della direttiva comunitaria sui depuratori. Il confronto andato in scena di recente tra il comitato “Salviamo lama San Giorgio”, rappresentanti di associazioni, movimenti e cittadini di Rutigliano, Casamassima, Sammichele, Triggiano e Noicattaro e l’assessore Giovanni Giannini e quello davanti al prefetto di Bari tra i rappresentanti di Acquedotto Pugliese (Aqp), Regione e i sindaci di Rutigliano e Casamassima confermano la posizione maggiormente condivisa tra i cittadini. La linea è quella di proporre come soluzione alternativa allo scarico l’area di Lama Cupa a Casamassima dove è stato realizzato più di venti anni fa un invaso per raccogliere le acque di falda provenienti da pozzi artesiani con annessa rete idrica di distribuzione per l’utilizzo in agricoltura. Un invaso di proprietà della Regione Puglia mai entrato in funzione. Decisive le aperture della stessa Regione e dell’Ente Autonomo Acquedotto Pugliese, disponibili a valutare soluzioni alternative allo scarico nel vallone Guidotti. I tecnici di Aqp hanno chiesto tre mesi per preparare un nuovo progetto. E qualche politico pare svegliarsi dal torpore. “Apprendo con soddisfazione – ha fatto sapere il deputato pugliese Emanuele Scagliusi del Movimento 5 Stelle – che l’assessore regionale pugliese Gianni Giannini è apparso favorevole all’alternativa proposta dal Comitato Salviamo Lama San Giorgio che prevede il coinvolgimento di Lama Cupa, attualmente abbandonata a se stessa. Questa è la dimostrazione che quando i cittadini fanno sentire la loro voce, le istituzioni non possono fare altro che ascoltare e muoversi di conseguenza. Sono fiducioso che su Lama San Giorgio si possa giungere ad una soluzione condivisa”. Scagliusi oltre un anno fa sull’argomento ha presentato un’interrogazione che non ha ancora ricevuto risposta, nonostante riguardasse proprio il rispetto della legge regionale n. 21 del 2008 che prevede la partecipazione attiva dei cittadini alla progettazione di opere di recupero ambientale. <>.

 

Francesco De Martino

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