Cronaca

Anche gli “affezionati” intenzionati ad abbandonare il partito di Casini

L’Udc di Terra di Bari potrebbe presto, come suole dirsi, chiudere definitivamente bottega nel senso che rischia di perdere anche quei pochi referenti che, per nostalgia più che per effettiva convinzione politica, sono ancora fedeli allo storico simbolo dello scudo crociato. Infatti, da tempo nel barese il partito si è ridotto al lumicino, nel senso che i grandi elettori, ma anche i semplici militanti, si sono progressivamente allontanati da questa formazione politica, perché Pierferdinando Casini si era forse illuso che in Puglia, e soprattutto a Bari, il partito centrista, erede più di altri della tradizione  cattolica in politica, potesse conservare comunque uno zoccolo duro di consensi, prescindendo da chi lo rappresenta e ne cura l’organizzazione a livello territoriale. Ora, però, anche gli esponenti più affezionati al simbolo presenti nel barese pare che stiano sul punto di mollare i loro antichi legami politici con l’Udc di Casini e Lorenzo Cesa, perché sono forse convinti che, alla luce della situazione di paralisi e confusione in cui è finito da mesi il partito, che difficilmente ci sarà un’inversione di tendenza della rotta negativa su cui si è incanalato il partito negli ultimi anni, soprattutto a Bari. Un’inversione che servirebbe, invece, all’Udc di Bari per consentirgli di ritornare ad essere nelle urne il riferimento politico preferito dal tradizionale elettorato moderato e cattolico. Infatti, rileva un vecchio ed affezionato militante dell’area cattolica ed ex democristiana locale, lo sfaldamento dello zoccolo duro elettorale dell’Udc barese è iniziato molto tempo prima della fase critica in cui è finito il partito alle scorse elezioni politiche. “Non a caso – dichiara il vecchio ed affezionato militante – nel capoluogo pugliese il dato elettorale delle politiche di febbraio scorso è catastrofico anche rispetto a quello negativo medio conseguito in altre realtà”. E, continuando, spiega: “A Bari, infatti, gli errori di valutazione fatti da Casini sono stati molti e ripetuti, perché neppure quando i risultati elettorali degli ultimi quattro anni dimostravano che l’Udc di Terra di Bari era in caduta libera nessuno dei responsabili romani del partito è corso ai ripari, affrontando di polso la situazione per evitare che l’Udc subisse ulteriori tracolli elettorali nelle tornate successive”. Ma le critiche a Casini non si fermano qui. “Infatti – rileva sempre lo stesso militante – anche dopo le ultime politiche, che hanno attestato l’Udc di Bari su risultati da prefisso telefonico, i vertici nazionali del partito non riescono a mettersi d’accordo e sono ostaggio dei capricci di un ex esponente del vecchio Psi barese, Filippo Barattolo, che da quando, nel 2009, gli è stata affidata da Casini la guida provinciale dello scudo crociato non ha fatto altro che approfittare di quel ruolo, per risolvere solo qualche suo problema personale, a discapito sia di strategie politiche utili all’Udc che di aggregazioni di esponenti politici indispensabili a rafforzare e rilanciare il partito sul territorio.” Critiche che pare siano principalmente dirette al leader Casini più che al segretario provinciale dell’Udc barese, Barattolo per l’appunto, poiché quest’ultimo è considerato più come un approfittatore dello sfascio dell’Udc locale che come vero responsabile della situazione in cui è stato ridotto il partito organizzativo ed elettorale. Infatti, continuando nelle accuse, il militante barese dello scudocrociato ironicamente rileva: “E’ paradossale che a Bari, città capoluogo della regione, l’Udc ha un assessore da quasi 5 anni, ma dallo scorso luglio non ha più una sede cittadina né provinciale in cui riunirsi”. Notizia, quest’ultima, che confermerebbe lo stato di disorganizzazione in cui si trova l’Udc a Bari, ma evidentemente anche l’inesistenza del partito sul  collettivo della partecipazione da parte di militanti ed esponenti ancora in carico al partito barese, ma forse solo teoricamente. Ed a tal proposito sempre lo stesso affezionato militante osserva: “E’ assurdo che l’unico esponente eletto nell’Udc al consiglio comunale barese abbia pubblicamente, attraverso le pagine locali di un noto ed importante quotidiano nazionale, dichiarato che rappresenta solo formalmente il partito dello scudo crociato, essendo un socialista in attesa di transitare nel gruppo misto, e nessun dirigente locale del partito di Casini e Cesa abbia ancora risposto pubblicamente per le rime a quel consigliere, invitandolo ad essere innanzitutto leale e corretto con la lista che lo ha eletto, oltre che coerente con se stesso mettendosi fuori da solo dal gruppo dell’Udc”. E poi aggiunge: “Evidentemente qualcuno gli ha suggerito di continuare a mantenere ancora formalmente la bandierina dell’Udc e non creare problemi a chi nell’Udc ha più a cuore l’indennità da assessore che le sorti future del partito”. Ma di tale situazione, come pure della disastrosa situazione politica dello scudo crociato barese e di quel che resta – secondo molti addetti ai lavori – il primo vero responsabile è Casini che 4 anni fa a Bari ha affidato la gestione dell’Udc ad un ex socialista, già noto alle cronache per la sua incapacità politica, oltre che per le sue poco entusiasmanti vicende personali. “Un esponente – rileva ironicamente un ex rappresentante politico cittadino molto addentro alle vicende del vecchio Psi – che tra l’altro negli ambienti socialisti era noto soprattutto perché a casa dell’onorevole Titino Lenoci era colui che a volte portava il caffè ai compagni che andavano a conferire con quello storico deputato barese del Psi, scomparso prematuramente nel 1977”. Ma dal 2009, come è noto, Barattolo è l’uomo di punta di Casini per l’Udc barese. E di Barattolo, nonostante i pesanti risultati negativi accumulati con la sua gestione dell’Udc, forse Casini ne è ancora convinto sostenitore, tanto che – rilevano molti ex democristiani baresi – potrebbe avergli affidato la missione di cancellare elettoralmente il partito dalla provincia di Bari. Però, alla fine, Barattolo potrebbe forse essere il solo a Bari ad essere rimasto fedele a Casini ed alla sua Udc, perché nel frattempo gli altri ancora rimasti potrebbero essersi già accasati altrove.   

 

Giuseppe Palella


Pubblicato il 12 Settembre 2013

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