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Anche i cattivi poeti servono a qualcosa

Vicino al Castello, alla confluenza delle vie Oriani e Carducci, davanti al colonnato della Casa del Mutilato si apre un Largo intitolato a Matteo Fraccacreta. Ecco un altro Carneade. Nato a San Severo il 19 settembre  1772 e morto a Torremaggiore il 23 marzo 1857 (oggi ricorre il 166esimo anniversario della scomparsa), fu costui docente di eloquenza. greco antico, geografia, diritto naturale… persino fisica, matematica, agraria. Un genio? No, solo un ‘erudito’, come ce ne furono tanti a suo tempo. Perché allora a lui la gloria di un Largo e agli altri no? La storia di quest’uomo è curiosa. Poeta fecondissimo ma modesto, autore di componimenti d’occasione e di una raccolta di liriche, ‘La Musa del Daunio’, che non fu pubblicata e risulta attualmente dispersa, Fraccacreta non è rimasto nella memoria collettiva per la capacità di mettere assieme versi. Eppure, per paradosso, deve proprio a questo limite l’ingresso nella Storia. La sua fama infatti è legata a‘Teatro topografico storico-poetico della Capitanata, e degli altri luoghi più memorabili e limitrofi della Puglia’, monumentale opera storica in versi edita in sei tomi tra il 1828 e il 1843; i primi cinque tomi furono stampati a Napoli, l’ultimo a Lucera (il quinto e il sesto sono incompleti) ; nel 1976 è stata completata la pubblicazione del sesto tomo, sia pure in modo incompleto. La struttura dell’opera, alquanto singolare, pare gli sia stata ispirata da ‘Viaggio poetico pe’ Campi Flegrei’ diG. Genoino, il quale  “lo innamorò a ritoccare quei patrii fasti col testo, cioè in versi, e le parafrasi in prosa”. Questo ‘Teatro’ è infatti suddiviso in ‘voci’. Ognuna di queste voci, che sono dedicate ai principali centri della Capitanata, è costituita da una rapsodia (poemetto didascalico fornito di note esplicative) e da una parafrasi in prosa, cioè un commento storico, letterario, archeologico e cronologico in cui i fatti vengono illustrati da una messe di informazioni raccolte da documenti di varie epoche (specialmente iscrizioni antiche), che il Fraccacreta ebbe cura di copiare da originali oggi spesso perduti, fornendo sempre il luogo e il tempo del rinvenimento. Nonostante l’infelice impostazione letteraria, che ne pregiudica pesantemente la fruizione, il ‘Teatro’ di Fraccacreta rappresenta un’impressionante miniera di informazioni storiche, di trascrizioni epigrafiche e di descrizioni ambientali. Non casualmente questo autore è segnalato tra le fonti di Mommsen per il ‘Corpus inscriptionum Latinarum’ e di Kehr per ‘L’Italia pontificia’. Morale della favola, senza la ‘vocazione’ per la cattiva poesia Matteo Fraccacreta non avrebbe mai trovato l’estro per comporre il suo comunque prezioso ‘Teatro’. Talora (ma solo talora) la cattiva poesia paga.

 

Italo Interesse

 

 

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