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Anche le ninfette crescono

Il gioco dell’’oltre’ può appassionare. Che ne è, al di là dell’ultima pagina, di Pinocchio, di Renzo e Lucia, di Cosette, di David Copperfield….? Terminata la lettura di un romanzo, resta nel lettore più sensibile la sensazione che i personaggi di cui ha letto proseguano la loro esistenza. Gli spiriti curiosi, allora, vogliono sapere, perciò  s’interrogano, fantasticano… Rientra in questa eletta schiera Silvia Battaglio, autrice e interprete di uno spettacolo andato in scena al Nuovo Abeliano venerdì scorso. In ‘Lolita’, la protagonista femminile dell’omonimo romanzo di Nabokov, ormai  adulta, si volge indietro e riflette sugli anni cruciali della propria vita, quelli consumati a cavallo dell’età puberale accanto al Prof. Humbert. Dov’è? … L’indeterminatezza della scema, questo spazio vuoto in cui spicca il candore di una seggiola, sfugge alla domanda, Chissà che Lolita non sia sul lettino dello psicoanalista o che si sia rifugiata in cantina tra abiti e ricordi legati al periodo cruciale della propria esistenza. Periodo in cui la vita è andata in frantumi, d’ognuno dei quali questa donna probabilmente invecchiata già a vent’anni conserva memoria lucidissima. Tutto le è rimasto nel cuore, nel pensiero, nella carne. Lolita ricorda, ricorda. Non giunge ad alcuna conclusione, Forse non essendo maturata, non ha capito. O forse è difficile comprendere senza sentire l’altra campana. Che fine ha fatto Humbert? L’assenza del Professore, qui, pesa come un macigno. A farla percepire è l’egemonia della scena che Lolita impone (la Battaglio è unica protagonista). Inespressi interrogativi aleggiano su un tappeto di puntini di sospensione. Puntini che, volendo, possono essere ricondotti alla quantità di mele raccolte intono alla seggiola su cui Lolita fa la sua apparizione (per quanto lo stesso frutto faccia pensare soprattutto all’audacia di Eva e all’ingenuità di Biancaneve). Silente, un dubbio sottende la drammaturgia e ‘infesta’ la messinscena : Chi il carnefice, chi la vittima fra i due? ‘Lolita’ sembra suggerire che, come lo yin e lo yang, i due ruoli siano scambiabili. Tale percezione spinge l’ex ninfetta al gesto compulsivo di afferrare mele e morderle, mangiucchiarne quante più è possibile (un buon momento davvero, questo).. La Battaglio, brava, anche nel mantenere costante la tensione emotiva, si muove con misurata sensualità, mettendo in luce un’energia ed una tecnica coreutica di prim’ordine. Felici le ‘suggestioni musicali’ (Torgue & Houppin, Alva Noto, Paolo Conte). Un po’ cupo il disegno luci di Massimiliano Bressan. Uno spettacolo omogeneo, ben riuscito, perciò applaudito con calore dal pubblico. – Prossimo appuntamento Al Nuovo Abeliano per la rassegna ‘To The Theatre’, 18 gennaio con ‘Della madre’, di e con Mario Perrotta.

 

Italo Interesse

 

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