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Ancora nella palude la Cassa di Previdenza, Sovvenzioni e Assistenza del Comune

Proprio mentre esce lento e prudente dalla ‘clausura’ imposta dalla pandemia un intero Paese, un po’ meno lentamente vorrebbero uscisse dalla palude in cui s’è persa la Cassa di Previdenza, Sovvenzioni ed Assistenza (meglio nota come Cassa Prestanza) gli oltre millequattrocento dipendenti comunali baresi, tra quelli ancora in servizio o in quiescenza. Eggià, sono trascorsi oramai quasi centoventi giorni di silenzio tombale dall’ultimo atto ufficiale riguardante la loro Cassa e cioè dal decreto n. 811/2020 firmato dalla Presidente della Quarta Sezione Civile del Tribunale di Bari, Raffaella Simone. Che ha sancito una brutta fine con la nomina dei liquidatori, per un organismo che al Comune di Bari ha resistito per quasi un secolo. Ora, dunque, toccherà a Nicola Notarnicola, Ruggero Pierno ed Emilio Toma estinguere ciò che è rimasto in cassa, mettendoci infine una croce sopra. Ma proprio qua sta il punto: possibile che tutto sparisca e finisca così, con una anonima procedura concorsuale ciò che, amministrato oculatamente, per tanti anni ha contribuito ad arrotondare la pensione di migliaia di dipendenti comunali ai quali, alla fine dei lunghi anni di servizio, il Comune puntualmente restituiva (con i dovuti interessi) quanto versato? Possibile che ora tutto si dissolverà come una bolla di sapone, senza nessuno che paghi? Come un delitto perfetto, insomma, mondo da leggerezze e irregolarità di cui tanto si parla tra dirigenti, funzionari e dipendenti municipali ai quali, da tempo oramai, al momento della pensione non viene riconosciuto più nemmeno un euro. Segno che la Cassa Prestanza segnava ‘encefalogramma piatto’ da un bel po’ di anni, senza che nessuno a Palazzo di Città avvertisse l’urgenza di correre ai ripari per tempo. In un silenzio costellato dalle coperture di amministratori ciechi e sordi, presidenti-assessori ignavi o imprudenti e sancito infine dalle frettolose dimissioni dei consiglieri di amministrazione. Una brutta fine che non fa onore a nessuno, al Comune di Bari e che rischia, come detto all’inizio, di finire in un ancor più brutto silenzio/palude in cui per ora pare immerso tutto. Neppure i liquidatori, infatti, ritengono di dover dare spiegazioni sul procedimento in corso, come se non riguardasse centinaia di dipendenti pubblici che, in molti casi, hanno già azionato ricorsi in sede civile e penale per il risarcimento. Come se la Procura della Repubblica di Bari non avesse avviato una inchiesta proprio per accertare eventuali reati nella gestione di questa Cassa di Previdenza, Sovvenzioni ed Assistenza che per oltre cento anni ha, oltre alla puntuale buonuscita, ai soci garantiva prestiti, mutui e cure mediche, a tassi più vantaggiosi di quelli concessi da banche e istituti di credito. Ora tutto sembra finito con <<…l’impossibilità del conseguimento degli scopi sociali>>, legittimando lo scioglimento, come si legge nel decreto tribunalizio del 31 gennaio scorso. Un caso, quello della Cassa Comunale barese, che però non sembra agitare i sonni degli attuali amministratori civici, conviti di non avere niente da rimproverarsi nonostante siano ancora da chiarire la scomparsa dagli archivi di pile di documenti amministrativi e contabili. Senza parlare delle accuse e contraccuse (…chissà quanto inventate o campate in aria) volate tra i rappresentanti dei lavoratori che per anni hanno gestito l’organismo. E anche adesso, che non si parla d’altro che delle sentenze emesse dal Tribunale di Bari – in funzione di Giudice del Lavoro – che hanno condannato l’ente a cospicui risarcimenti a favore degli iscritti-pensionati, sembra ancora che nessuno abbia voglia di capire e approfondire, ignorando anche l’ultima relazione che l’ex presidente (adesso liquidatore) della Cassa, il commercialista Notanircola, aveva trasmesso al Sindaco Decaro. Rappresentando in un quadro tutto a tinte fosche una situazione “”tanto drammatica quanto complessa in cui versa la Cassa (…) deficit patrimoniale e la strutturale condizione di squilibrio economico emersi, con l’evidente incapacità della Cassa di soddisfare le proprie obbligazioni, nonché l’insussistenza dei presupposti per il ripristino dell’equilibrio patrimoniale e finanziario della Cassa stessa (….)”. E adesso, chissà quanto altro tempo ci vorrà per sapere come verranno liquidati gli ultimi tre milioni e ottocentomila euro rimasti in quella Cassa, costituita con deliberazione commissariale n. 707 del 6 maggio 1924 dal Commissario Prefettizio, al fine di assicurare il premio di buonuscita ai suoi soci…

 

 

Francesco De Martino

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