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Ancora niente di fatto per i 561 dipendenti ‘storici’ dopo promesse e impegni

Sono trascorsi più di sei mesi da quando parevano essersi dissolti i fumi della bufera dopo la sentenza della Corte Costituzionale che aveva messo a rischio la carriera di cinquecentosessanta dipendenti regionali in Puglia, grazie ad un emendamento salva posto di lavoro contenuto nella legge finanziaria. “La Puglia salva i cinquecentosessantuno dipendenti regionali retrocessi scrivendo una bella pagina politica e istituzionale. Grazie ad un silente e certosino impegno istituzionale e politico bipartisan con l´emendamento al Milleproroghe approvato in Senato si  porta a compimento un percorso intrapreso dalla Regione Puglia in consiglio regionale a novembre scorso, rivolto a salvaguardare il percorso professionale dei dipendenti regionali che la manovra finanziaria di luglio aveva tentato di compromettere”, le parole pronunciate e messe in bella mostra su tutta la stampa locale a metà febbraio scorso dai consiglieri pugliesi Losappio e Disabato (Sel) che facevano tirare un bel sospirone di sollievo ai dipendenti regionali che avevano superato nel 1998 il concorso censurato dalla Consulta. Tutti felici, dunque, per i risultato raggiunto, almeno a parole. Eggià perché, dopo centottanta e passa giorni alle dichiarazioni in pompa magna e alle leggi approvate a livello nazionale, nessuno negli uffici regionali al Personale di via Celso Ulpiani, diretti dalla dottoressa Domenica Gattulli, ha ancora messo mano ai provvedimenti e determinazioni consequenziali. Un bel rebus, specie se si considera nei giorni belli di febbraio, quando tutti declamavano odi sperticate a presidente Nichi Vendola e perfino al senatore Pdl Azzolini, che avevano “…fatto valere le  ragioni giuridiche al governo nazionale e hanno avuto la maturità di accantonare l’appartenenza politica per fare fronte comune”, la stesura degli atti a favore dei 561 dipendenti pareva fosse quasi un atto pro-forma. E invece siamo arrivati quasi alla fine dell’anno, con la prospettiva d’un 2013 tinto a colori foschi per via dello sforamento del patto di stabilità ….e  ancora niente. Chi aspetta ancora con ansia di vedere nero su bianco la fine della disavventura che aveva fatto traballare la loro carriera con la retrocessione, sono ovviamente i diretti interessati. E cioè quelli che superarono i concorsi celebrati nel lontano 1997. E visto che il tempo passa e nessuno prende ancora timbri, carta e penna, facciamo un passo indietro. A innescare la miccia di questa tremenda bomba a orologeria fu, a metà dicembre 2010, la notifica della sentenza emessa dalla Corte Costituzionale chiamata a esprimersi, appunto, sulla legittimità della legge regionale pugliese di sanatoria riguardante i concorsi celebrati in Regione nel periodo 1997-1999. Il dispositivo della sentenza, infatti, aveva fatto tremare i polsi all’ex assessore Campese, alla stessa dirigente del Settore Personale e all’ex capo dell’Avvocatura Colaianni, che sull’argomento aveva emesso una montagna di pareri su pareri. In effetti era stato l’ex assessore alle Risorse Umane Franco Adduci, nel lontano 1997, a bandire quel concorso riservato maldestramente solo al personale interno, in palese contrasto con altre sentenze già emesse su analoghi concorsi riguardanti il comparto del Ministero delle Finanze. Infatti per legge le procedure concorsuali nelle pubbliche amministrazioni debbono essere aperte al cinquanta per cento ai dipendenti interni, per l’altro cinquanta per cento a candidati esterni. Ma adesso che, dopo l’emendamento-sanatoria, tutto sembrava risolto, mancano i provvedimenti consequenziali, come si dice in gergo tecnico amministrativo. E se almeno quelli che avevano messo piede a tempo determinato in Regione, e cioè i primi sessanta assunti attraverso concorsi espletati proprio in base alla sanatoria-Fitto del 2004 con l’aggravante, per loro, di aver sottoscritto e accettato contratti di lavoro a tempo indeterminato condizionati (ovvero contenenti una clausola di risoluzione che faceva riferimento proprio alla sentenza della Consulta) hanno firmato la proroga del rapporto di lavoro con la Regione per altri tre anni, rischiano di pagare dazio i loro colleghi più anziani. Almeno se assessore, dirigente e capoarea non si decideranno finalmente a mettersi d’impegno per sanare tutto “ope legis”, come si dice…

 

Francesco De Martino

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