Andrija Novakovich: “Dopo tanto peregrinare, la mia casa è diventata l’Italia”
Venerdì 18 ottobre alle ore 20.30 contro il Catanzaro e ritroverà l’ex direttore sportivo Ciro Polito

É cominciata la settimana che porterà i biancorossi nuovamente in campo, dopo la sosta per le nazionali. Il Bari giocherà in anticipo, rispetto alle concorrenti, venerdì 18 ottobre alle ore 20.30 contro il Catanzaro e ritroverà l’ex direttore sportivo Ciro Polito. Ieri sono ripresi gli allenamenti presso il campo sportivo ‘Parlmiotta’ di Modugno, in doppia seduta mattutina e pomeridiana, a porte chiuse.
Intanto, dopo il pareggio amaro contro la Cremonese e l’episodio del rigore su Favilli per fallo di Ceccherini non fischiato da Manganiello all’87’, il presidente De Laurentiis, assieme a tutta la società biancorossa, ha rivendicato l’episodio. In quella occasione, infatti, il direttore di gara segnalò che per lui fosse tutto ok ed il Var Gariglio non richiamò l’arbitro a rivedere l’azione dubbia. Condannato l’episodio come uno dei più grandi errori fatti tra i professionisti tra A e B, gli organi competenti si stanno riservando di prendere dei provvedimenti disciplinari nei confronti dei suddetti, maturando un probabile stop di 2-3 turni.
In attesa di comprendere l’evoluzione della situazione, la SSC Bari ha utilizzato il periodo di pausa per dedicarsi alla conoscenza dei protagonisti di questa stagione. Al centro del ‘Focus on’ questa volta è la storia di Andrija Novakovich, attaccante serbo-statunitense arrivato in prestito dal Venezia.
Su come sia stato il suo inserimento a Bari, il centravanti ha fatto una riflessione sulla città e sui suoi compagni: “Questi primi mesi stanno andando bene, io e la mia famiglia ci stiamo trovando bene. Sono sicuro che i risultati arriveranno, stiamo giocando bene. Il gruppo è fantastico, mi sono sentito subito parte integrante, sono tutti disponibili per ogni tipo di consiglio. Sappiamo tutti dell’importanza della piazza e della tifoseria. Il nostro obiettivo è regalare emozioni ai nostri tifosi. Siamo tutti ambiziosi. Sono in Italia e qui bisogna essere sempre pronti a dare tutto”.
Andrija Novakovich è figlio di una famiglia serba trasferitasi in America per via della guerra: “I miei nonni e i miei genitori sono serbi, però io e i miei fratelli siamo nati e cresciuti in America. La nostra cultura è serba. Mi è stato raccontato delle difficoltà della guerra e di quando tutti insieme si sono trasferiti in America; vivevano in 20-30 tutti in un’unica casa. Era difficile per loro integrarsi, ma a quei tempi c’era una buona comunità della ex Jugoslavia lì che gli ha dato una mano. Ho conosciuto la Serbia grazie a delle vacanze familiari che abbiamo fatto; in quelle occasioni sono andato a trovare dei miei parenti che vivono ancora lì. Per fortuna la guerra è finita e ora stanno ricostruendo le loro vite. La componente serba l’ho trovata anche qui nel Bari; Lorenco Šimić, Boris Radunović e c’era anche Karlo Lulić sono serbi. Questo mi ha aiutato ad integrarmi sin dall’inizio. Nonostante sia nato e cresciuto in America, sono stato tirato su con i valori europei e con mio padre che seguiva il calcio europeo. Per me era normale giocare a calcio, era una tradizione familiare. In America non era molto sviluppato come sport, quindi tutti praticavamo altre attività, tra cui la pallacanestro. Anche quelle esperienze sono risultate utili per il calcio. Quando avevo 15-16 anni ho dovuto scegliere quale sport praticare a livello professionistico; poiché ero tra i più piccoli, ho preferito il calcio. Avrei voluto giocare in porta, poi ho girato praticamente tutti i ruoli: ho fatto il difensore centrale, poi il centrocampista, la mezzala, fino ad arrivare a fare il centravanti da grande”.
Novakovich ha avuto l’onore di indossare la maglia della nazionale americana. Se per lui sia stato motivo di orgoglio, o se dietro quell’esperienza ci sia stato un po’ di rammarico per via delle sue origini serbe, ha così dichiarato: “È stata una esperienza bellissima. Anche quella è stata una scelta difficile. Per me è stato un orgoglio essere convocato nella prima squadra degli Stati Uniti, anche se è rimasto un po’ di rammarico per la mia famiglia e per le mie origini serbe”.
La prima squadra di calcio di Novakovich è stata il Chicago. Andrija ha raccontato la sua esperienza: “La società era grande, ma non era una realtà professionistica; lì si può giocare fino a 18 anni, dopodiché o vai al college o trovi lavoro. La fortuna ha voluto che mi notasse uno scout per la nazionale under 17. Sono partito per il Giappone, dove ho fatto bene e di lì ho avuto delle offerte per andare in Inghilterra. Sono andato al Fulham, dove sono stato per 2 settimane, ma non sono riuscito ad inserirmi. Dopodiché sono andato al Reading, dove mi hanno offerto un contratto. Ero contento perché avevo una zia che abitava ad Oxford che mi ha dato una mano, altrimenti sarebbe stato difficile stare così lontano dalla famiglia. Senza di lei non avrei proseguito la mia carriera. Il mio mister era Jaap Stam, un allenatore olandese. Mi consigliò di andare in prestito in Olanda e sono stato lì per due anni. Lì la cultura calcistica era simile a quella inglese. Ho avuto l’onore di giocare contro l’Ajax che era in semifinale di Champions. Un giorno il mio procuratore mi disse che Alessandro Nesta voleva parlare con me. Il mister mi raccontò le idee di calcio che stava applicando al Frosinone e decisi subito di partire. Ed eccomi in Italia”.
Ormai da parecchi anni in Italia, alcune vicende non solo professionali, ma anche personali legano Andrija allo stivale: “Mi piace molto il cibo e la tranquillità che regna ovunque. A gennaio è nata la mia prima figlia qui in Italia. Con lei ho scoperto cosa voglia dire la vita. Mia moglie faceva l’ostetrica in America e ha voluto far nascere la bambina in casa. Io l’ho aiutata a partorire, nonostante avessi molta paura. Mia moglie è la mia migliore amica, siamo sempre insieme ed è il mio tutto”
Su quale sia il suo sogno, Andrija si è mostrato un ragazzo molto semplice e con i piedi per terra: “Vorrei fare bene nel mio lavoro e vorrei che tutti i miei cari stiano in salute”. (ph. Tess Lapedota)
T.L.
Pubblicato il 15 Ottobre 2024



