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Angelina difese le donne

 

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali…” Così recita il primo capoverso dell’articolo 3 della Costituzione, a redigere il quale fu chiamata una Commissione Speciale composta da 75 membri. Sparuta la rappresentanza femminile: solo quattro (ma agguerritissime e determinanti) donne: Nilde Iotti, Angela Gotelli, Teresa Noce e Angelina Merlin. A differenza delle altre, quest’ultima avrebbe avuto una carriera politica particolarmente sofferta e breve (ebbe termine nel 1961), tuttavia sufficiente a consegnare alla storia il nome di Angelina Merlin. Seguendo l’esempio dell’attivista ed ex prostituta Marthe Richard, che già nel 1946 era riuscita a far chiudere la case di tolleranza in Francia, nel 1948 la coraggiosa parlamentare veneta cominciò a battersi per raggiungere lo stesso risultato anche in Italia, dove nell’agosto dello stesso anno risultavano attivi circa settecento ‘casini autorizzati’, a fronte di tremila donne ‘registrate’ (l’autorizzazione veniva dallo Stato, che riscuoteva una lucrosa ‘tassa di esercizio’ ; ciò significa che l’Autorità combatteva soltanto i postriboli ‘illegali’). Pur essendo l’argomento per sua natura scabroso, e perciò improponibile sui pudibondi mezzi di informazione dell’Italia degli anni cinquanta, si creò una spaccatura nel Parlamento e nella società. Ne venne un dibattito a dir poco infuocato che si protrasse per dieci anni prima che venisse approvata la famosa legge che porta il nome della stessa parlamentare. La legge Merlin, entrata in vigore alla mezzanotte del 19 settembre 1958, è forse la disposizione normativa più longeva della storia repubblicana. Come primo effetto essa ebbe la chiusura di 560 postriboli distribuiti su tutto il territorio nazionale; molti di questi luoghi furono riconvertiti in enti di patronato per l’accoglienza e il ricovero delle ex-prostitute. Contestualmente, la Legge Merlin introdusse i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e la costituzione di un Corpo di polizia femminile, che da allora in poi si sarebbe occupata della prevenzione e della repressione dei reati contro il buon costume (sanzionati come “libertinaggio”) e della lotta alla delinquenza minorile. Il successo di questa spinosa disposizione e le roventi polemiche che l’accompagnarono per decenni furono alla base del prematuro abbandono della scena politica da parte di Angelina Merlin. Nel 1961 il Partito Socialista, nel quale la Merlin militava, partecipò alla parlamentare che non intendeva ripresentare la sua candidatura sia nel collegio di Rovigo, sia alla Camera dei deputati nel 1958. Angelina reagì strappando la tessera. Attaccata anche da sinistra, nel suo discorso di commiato dichiarò che le idee sono sì importanti, ma camminano con i piedi degli uomini, e che lei non ne poteva più di «fascisti rilegittimati, analfabeti politici e servitorelli dello stalinismo».

 

Italo Interesse

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