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Animali selvatici e abbagli

Quanto chiasso ha fatto la recente cattura avvenuta alle porte di Bari del servalo melanico, dai più indicato come l’inafferrabile pantera nera apparsa per la prima volta nelle campagne di Lucera a gennaio scorso; ma, attenzione: la pantera (un leopardo melanico, in realtà) potrebbe essere ancora a spasso, per quanto i più la diano per morta, senza peraltro che ne sia stata rinvenuta la carcassa). Livrea a parte, le differenze tra i due carnivori sono notevoli: Il leopardo raggiunge i sessanta chili, il servalo non arriva a venti… Questi abbagli non sono rari, specie quando gli incontri, già fuggevoli, hanno luogo a grande distanza e quando trovano valore aggiunto nell’ignoranza o nella fragilità emotiva dei testimoni. Allo stesso modo, molti allevatori hanno preso randagi per lupi (e messo mano al fucile). Una quindicina d’anni fa un meticcio dalla livrea tigrata fu scambiato per una iena, sì che nelle campagne di Noci si sparse la psicosi della ‘belva a spasso fra gli ulivi’. E che dire di innocui biacchi, cervoni e colubri in cui si è voluto vedere anaconde e pitoni messi in libertà da ‘appassionati’ senza coscienza ? Ci fu un periodo a Bari in cui si parlò di scoiattoli sugli alberi di Parco Due Giugno ; in realtà si trattava di grossi ratti. Altre volte sub dilettanti vedono squali tigre in innocue verdesche… La confusione è anche più grande, poi, nel caso del gatto selvatico. Il Felis silvestris silvestris non è affatto estraneo all’habitat pugliese. Tenuto conto delle abitudini notturne dell’animale e della sua straordinaria capacità mimetica, si calcola che tra Gargano e Sub Appennino Dauno vivano una quarantina di esemplari. Ma il numero di avvistamenti di cui tanto si chiacchiera in Rete farebbe pensare a un numero dieci volte superiore. Un numero inconcepibile per un habitat come il nostro che va contraendosi e per un animale che, già minacciato da tagliole, bracconieri e bocconi avvelenati, è schivo come pochi. “Si può vivere per anni in zone ove esso è presente e addirittura comune (per quanto possa esserlo un animale così selvaggio) e non accorgersi della sua presenza.” Così Fulco Pratesi nel suo ‘Esclusi dall’arca. Animali estinti e in via d’estinzione in Italia’ (Mondadori, 1978). L’errata percezione è figlia dei frequenti incroci del gatto selvatico col felis catus o gatto domestico. L’ibridazione sta dando vita ad una nuova specie, quella del felis interiectus (intermedio), che col silvestris viene facilmente confuso. E’ il caso, insomma, del cosiddetto ‘gattaccio’, un randagio che va radicandosi soprattutto nelle campagne, non manifestando simpatia né per i boschi, né per gli habitat urbani, proprio come si conviene al più classico ibrido. – Nell’immagine, un servalo non melanico fotografato nel Serengeti National Park in Tanzania.

 

Italo Interesse

 

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