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Antenucci: “Ci sono sempre stato, ma ora pensiamo solo all’obiettivo”

Il goal a volte è tutto per l’attaccante, ma per un centravanti come Antenucci è altrettanto importante cercare la profondità, il passaggio filtrante e anche andare dal fondo come ha fatto divinamente domenica mettendo in mezzo all’area un pallone sanguinoso poi trasformato dal suo compagno di reparto. Gli assist vincenti infatti valgono quanto un goal ed il Bari di Mignani ha bisogno come al pane del proprio numero sette. Intanto Mirco Antenucci ha raggiunto 44 gol, 40 in campionato, più uno ai playoff e tre in Coppa Italia. Il giocatore che dopo l’assenza del suo amico e capitano Valerio Di Cesare, ha avuto in consegna la fascia ha parlato ieri in conferenza stampa dal San Nicola, toccando diversi temi e rispondendo alla stampa. Il numero sette è partito proprio dalla mancanza di Valerio Di Cesare: “Il capitano è Valerio, ora faccio le sue veci con la speranza che torni il prima possibile. Buon momento per me e per la squadra. Bisogna continuare così”.  Sul fatto che sia nella top ten dei migliori marcatori biancorossi, se si considera anche il gol rifilato ai playoff due stagioni fa, la punta ha detto: “Motivo di orgoglio per me. Far parte delle statistiche di un club come il Bari. Mi fa piacere e mi rende orgoglioso. Ho un rapporto buono con Bari, sto bene qui, così come la mia famiglia. Poi anche le nostre vite cambiano anche in base allo star bene e ai risultati”. Sulle modifiche tattiche e se lo hanno agevolato, Antenucci ha risposto che è sempre lo stesso lui: “Io ritrovato? Io ci sono sempre stato. Il gol sono la conseguenza di tutto. Sto giocando con più continuità ma ci sono sempre stato. Nei momenti difficili e meno difficili. Ho sempre messo davanti la mia professionalità. Io vedo più una conseguenza dei risultati della squadra e non diversamente, poi esistono momenti di maggiore continuità o che sei più prolifico”. Su cosa invece non gradisce di un tecnico o meglio che non ha gradito nella sua carriera e tanta gavetta: “Ci vuole trasparenza. Ho sempre detto le cose come stanno nel rapporto con l’allenatore. Essere coinvolto in maniera piena nel progetto che sto vivendo e lo sono. Bisogna reagire sempre nel modo giusto e mettere in difficoltà l’allenatore. Con Mignani ho un rapporto buono e c’è un clima buono nello spogliatoio e penso lo si veda. Anzi ringrazio il mister per le parole che ha detto su di me e ne vado orgoglioso perché mi piacciono le responsabilità. Lo sfogo avuto un anno fa con il Catanzaro ha creato una spaccatura non volendo, ma attraversavamo un momento difficile, mi scuso per questo ma era fatto per spronare la squadra a reagire”. Statistiche alla mano, nella prima stagione in biancorosso Mirco Antenucci ha realizzato dieci gol, nella scorsa dopo 15 partite sei gol, in questa sempre sei gol ma si vanno ad aggiungere cinque assist e prestazioni: “Ogni stagione è diversa. Le statistiche non sempre inquadrano bene la situazione che si vive. C’è la consapevolezza che ogni partita va aggredita in modo feroce; come di mostra la partita con Vibonese non bisogna avere cali di concentrazione”. Un Bari che deve avere sempre fame e forse quella ‘spensieratezza’ che si è palesata contro la Fidelis Andria, ma inevitabilmente non sarà sempre così specie quando si affronteranno big match, la pressione si avvertirà. Da capitano a capitano, si avverte l’assenza di Valerio Di Cesare all’interno dello spogliatoio, ma Antenucci da amico anche extra campo ha detto: “ Manca tanto perché oltre ad avere un rapporto di amicizia che ci lega è un simbolo per come ha affrontato questi anni. Nel modo in cui tiene a questo progetto, nel modo in cui scherza e si arrabbia. Una presenza costante che si sente. Solo vincendo possiamo onorarlo. La fascia di capitano l’ho indossata due volte nella mia carriera con costanza, a Terni e Ferrara. È una responsabilità. Bisogna essere di esempio per gli altri. Arrabbiandosi con i compagni o essendo un sostegno”. Sulla coppia d’attacco con Paponi, dimostratasi letale, il numero sette ha dichiarato: “Gli faccio complimenti perché non era facile ed ha grande intelligenza tattica. Abbiamo caratteristiche diverse che in qualche modo si completano”. Su un altro tema ‘caldo’ quello dei rigori, l’ex giocatore spallino ha risposto: “Li ho sempre battuti nelle squadre in cui ho giocato. Però l’anno scorso dopo i due errori c’è stato un cambio. Li ho sempre battuti. Gli errori sono così. Non c’è una scienza esatta. Non è una sfida personale ma per la squadra. Ma da parte mia c’è voglia di continuare a batterli. Ma se dovessi avere difficoltà non avrei problemi a farmi da parte perché ci sono altri compagni”. Infine sul Latina che evoca ricordi poco piacevoli per la tifoseria biancorossa: “È un’altra stagione, so cosa rappresenta in passato per Bari, ma pensiamo a vincere. Freddy Mercury? E’ un idolo per me. Numero uno di sempre. Per come piace ascoltare la musica è stato un grande esempio e mi piace sentire tutte le sue canzoni. Quello che dice e vuole raccontare. Ognuno può dare il risvolto che vuole. Il significato vero è della canzone ma la lascio a voi una libera interpretazione”. (Ph. Tess Lapedota).

 

M.I.

 

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