Cultura e Spettacoli

Antonia, una di noi

Scritto, diretto e interpretato da Rita Atzeri, ‘Il cerchio imperfetto’ sarà in cartellone alla Vallisa da lunedì 27 a martedì 28 maggio in forma di mis en espace

Antonia Mesina, una sedicenne seconda di dieci figli di una guardia campestre di Orgosolo, la mattina di domenica 17 maggio 1935, all’uscita dalla messa, si recava nelle campagne attorno al paese per raccogliere legna secca, necessaria alla cottura del pane in casa. Per strada incontrava Annedda Castangia, in seguito testimone cardine al processo penale e di beatificazione. Mentre le due giovani, distanziate di alcune decine di metri, erano impegnate a legare in fasci la legna raccolta, Antonia veniva aggredita dal compaesano ventunenne Ignazio Catgiu, il quale la trascinava fra i cespugli nell’idea di violentarla. Non riuscendovi, imbestialito dalla disperata resistenza opposta dalla coraggiosa ragazza, il giovane la massacrava con settantaquattro colpi di pietra, sfigurandola. Datosi inizialmente alla macchia, poi assicurato alla Giustizia, l’assassino fu processato e condannato a morte il 27 aprile 1937 (sentenza eseguita mediante fucilazione il 5 agosto dello stesso anno a Pratosardo, nel comune di Nuoro). – Il Giudice Istruttore presso la Corte di Assise di Nuoro che istruì il processo era Francesco Coco, divenuto in seguito Procuratore della Repubblica di Genova e assassinato dalle Brigate Rosse l’8 giugno 1976. – Antonia Mesina venne beatificata il 4 ottobre 1987 da Giovanni Paolo II. Le sue spoglie sono oggi esposte alla venerazione dei fedeli nella cripta della parrocchia di Orgosolo prossima a quella che fu la casa della sfortunata giovane. Al dramma di Antonia Mesina la compagnia Il Crogiuolo ha dedicato un allestimento, ‘Il cerchio imperfetto’. Scritto, diretto e interpretato da Rita Atzeri (accompagnamento all’arpa di Chiara Vittone), ‘Il cerchio imperfetto’ sarà in cartellone alla Vallisa da lunedì 27 a martedì 28 maggio in forma di mis en espace nell’ambito di ‘Incroci – teatri a confronto’. Nel 1935 nessuno parlava di femminicidio, queste efferatezze passavano sotto il nome di ‘fattacci’ o di ‘pasticciacci brutti’, per dirla col Gadda. Come tali, restavano limitati al privato, nel senso che le comunità ne erano scosse sì, ma non più di tanto. Oggi invece il sociale è assai più coinvolto. Questi drammi non sono più considerati vicende tra una donna e un uomo, bensì eventi che riguardano, coinvolgono, stravolgono il sociale. “Con questo lavoro – dice la Atzeri – la compagnia ha tentato di dar voce proprio ai figli, alle persone costrette ad assistere e spesso a subire l’ondata di violenza concentrica che nasce dal nucleo famigliare”. Uno spettacolo, dunque, che parte dalla vita nascosta dietro queste storie, e che “prova a lanciare delle domande”, partendo da una constatazione: “Per quanto piccola o grande sia la imperfezione, una volta vissuta, il cerchio non sarà mai più perfetto”. – Nell’immagine : ‘Proserpina rapita da Plutone’, scultura del Bernini eseguita tra il 1621 e il 1622 ed esposta nella Galleria Borghese di Roma.

Italo Interesse


Pubblicato il 25 Maggio 2024

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