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Antonio D’Andrea, poeta del ferro

C’è modo e modo di battere il ferro. Il mastro ferraio o ‘battiferro’ è capace di forgiare elementi decorativi destinati ad essere inseriti in un complesso artigianale di natura schematica: si pensi ad una testiera da letto o a una cancellata entrambe arricchite da ondulazioni, avvolgimenti a spirale e contorsioni di elementi sul proprio asse. Altra cosa è battere il ferro per ricavarne opere d’arte, sculture che prescindono dal contesto in cui vanno a inserirsi. Come definire quest’ultimo tipo di arte? C’è chi ha parlato di ‘poesia del ferro’… ‘Poeta del ferro’ venne chiamato uno scultore pugliese della prima metà del Novecento. Nato a Lecce il 23 luglio 1908, Antonio D’Andrea ebbe vita breve (si spense nella città natale il 10 ottobre 1955), ma quei quarantasette anni gli bastarono a iscrivere il proprio nome nel novero, ristretto, dei maggiori rappresentanti in Italia dell’arte del ferro battuto, nonché dei maggiori docenti in materia (nel 1953 fu nominato Direttore dell’Istituto d’Arte di Galatina, dove tempo prima aveva insegnato). Visto il talento innato, Antonio venne mandato a studiare a Bologna. Si perfezionò poi all’Accademia d’Arte di Roma sotto la guida del Maestro Alberto Gerardi, il quale una volta scrisse al padre del discepolo: “Amo e stimo il suo figliolo, egli diventerà un vero artista!” Il giudizio sicuro del Maestro trovò rapidamente conferma : Nel 1927, in occasione del centenario della morte del poverello d’Assisi, Antonio D’Andrea vinse un concorso bandito dall’ordine di San Francesco con una ‘Lampada Francescana’ ; nel 1943 ornò il portale della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Lecce con otto pannelli ; nel 1952 il personale dell’Acquedotto Pugliese gli commissionò una formella sbalzata dal titolo ‘Laudato si’ mi Signore per sor’acqua’ destinata in dono a Papa Pio XII… La lista delle opere di D’Andrea, (lampade, candelieri, cancellate, grate, porte e sopraporte, pannelli decorativi, torciere, vasi, cofanetti, specchiere, ecc.), sparse in chiese e palazzi soprattutto in Puglia, ma anche in musei e collezioni private in Italia e all’estero, lascia senza parole se si considera che dette opere furono realizzate in neanche trent’anni di carriera. Una carriera ricca di riconoscimenti : sei medaglie d’oro, una targa d’argento e numerosissimi encomi. La bellissima opera riportata in immagine, ‘Gazzelle’ (1953), sollecita una grossa domanda : Quale il merito più alto di questo figlio nobilissimo della nostra terra ? Certamente con D’Andrea il ferro perde il carattere freddo e ostile che gli si vuole attribuire e si fa parola, acquisisce propensione poetica. In definitiva Antonio D’Andrea rielabora con grazia e leggerezza i capricciosi motivi decorativi del rococò che, trasferiti dalla pietra al metallo e arricchiti da una variegata componente faunistico-floreale, entrano in sintonia con gli arabeschi dell’art nouveau. – La sua città gli ha dedicato una via.

 

Italo Interesse

 

 

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