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Antonio Di Gennaro: “Nel mio Bari avrei voluto chiuderci la carriera”

“Qualche giorno fa ho sentito l’agente di Fatih Terim e mi hanno rassicurato che sta bene, ha fatto il tampone e si riprenderà da guerriero e grande condottiero di sempre. Sul Bari mi auguro si torni a giocare e sono sicuro da quanto ho visto che è una spanna superiore alle altre dirette concorrenti. Quanto al mio passato, invece, da giocatore due sono stati tra i miei gol più belli, quello nell’anno dello Scudetto con il Verona con la Juventus da oltre venticinque metri ed un altro con la Nazionale di Bearzot contro la Polonia, ed ero alla mia seconda partita in azzurro. Rimpianti? Sono contento della carriera realizzata e di quello che faccio ora, però forse da calciatore quando ero a Bari, mi era stato promesso di chiudere la carriera in biancorosso ed invece rimasi per fermo per qualche mese…Prima di andare a Bisceglie”, alcuni passaggi importanti di quanto ha dichiarato l’ex capitano del Bari e del Verona, giocatore della Nazionale, col patentino da allenatore e qualifica da Direttore Sportivo, ma anche noto opinionista sportivo e commentatore delle partite della Nazionale e di Coppa, stiamo parlando di Antonio Di Gennaro.

Da calciatore è cresciuto nelle giovanili della Fiorentina, fino a fare il suo esordio al posto dell’immenso Antognoni in una partita contro la Juventus. A Firenze è rimasto per quattro stagioni segnando cinque gol di cui due, uno proprio al Verona, di cui divenne una bandiera e capitano. Nel 1980-1981 passò al Perugia in prestito ed anche lì proseguì il suo feeling con il gol e poi la Fiorentina lo cedette in ‘B’ a titolo definitivo, e nell’intervista ha svelato un retroscena a riguardo, al Verona di Osvaldo Bagnoli e qui ha scritto la storia, vincendo prima il campionato cadetto e qualche anno dopo lo scudetto (84-85’) oltre a conquistare due finali Coppa Italia, giocare in Coppa dei Campioni e conquistarsi la maglia della Nazionale, con la quale disputò il Mondiale in Messico dell’86’, sotto la guida tecnica di Bearzot per poi approdare due stagioni dopo al Bari, dove ha trascorso tre stagioni memorabili, vincendo anche la Mitropa Cup. La sua carriera l’ha conclusa con il Barletta, salvandolo all’ultima giornata dagli spareggi playout. Qualche anno dopo la fine della carriera, è stato vice del tecnico turco Fatih Terim, oltre a conseguire la qualifica da Direttore Sportivo è diventato un affermato opinionista e commentatore televisivo da Stream. Skysport, Mediaset ed oggi in Rai, dove commenta da oggi le partite della Nazionale italiana e di Coppe, senza perdere mai di vista il suo Bari.

Tantissimi i contagi anche nel mondo del Calcio, di recente oltre a Paolo Maldini ed il figlio Daniel, anche Fatih Terim con il quale hai fatto da secondo a Firenze e nel Milan, sono risultati positivi. Il tuo pensiero in merito a tutta la situazione.

Quanto a Fatih Terim, ho sentito di recente il suo agente e mi ha rassicurato che ha fatto il tampone e da condottiero quale è si riprenderà. Con lui ho condiviso due bellissime esperienze, facendogli da vice a Firenze e nel Milan, seppur qua è durata meno, nonostante ci trovassimo in una buona posizione di classifica e vinto due turni di Coppa Uefa. Sul coronavirus, a prescindere dal colore politico, dobbiamo essere uniti e più tempestivi in futuro invece, si è sottovalutata la situazione parlo dei nostri politici che l’avevano presa come una banale influenza e poi si è arrivati, a prendere misure restrittive. Adesso, è tempo di restare a casa ed uscire solo se strettamente necessario. E poi speriamo che il Governo ma anche tutte le altre sfere istituzionali e non, contribuiscano alla ripresa del Paese. Sono contento che dopo gli Europei siamo stati posticipati anche le Olimpiadi, troppi tentennamenti, andavano stoppate. Adesso sconfiggiamo questo nemico ‘invisibile’, forza!”.

Raccontaci del tuo percorso di crescita con la Fiorentina sino alla cessione al Verona, passando anche da un prestito al Perugia con il gol, la ‘fucilata’ dalla distanza, divenuta quasi una costante del tuo repertorio. 

Iniziai a nove anni, prima giocavo in strada, nel nucleo addestramento giovani calciatore, ufficialmente ho iniziato a dieci anni e di lì in poi entrai ella Fiorentina facendo tutta la trafila dagli Esordienti alla Prima Squadra. Prima si doveva necessariamente iniziare a quell’età, oggi per fortuna si inizia molto prima. Il mio esordio, indimenticabile, entrai al posto del grande Giancarlo Antognoni che si fece male, stagione 1976-77 contro la Juve, perdemmo di misura, ma io mi distinsi, il mio esordio lo devo ad un grande tecnico e uomo, Carlo Mazzone mentre con la Primavera mi aveva allenato Renzo Ulivieri. Nella stagione successiva giocai ventuno partite e segnai tre gol, due a Firenze contro il Napoli ed uno al Verona. Segnai ancora due gol nell’ultima stagione con i viola, per me ha rappresentato tanto giocare con la maglia della mia città. Poi sono arrivato, ma sempre in prestito in un Perugia che non versava in una situazione societaria, nonostante tutto mi servì come esperienza la prima lontano di casa e sì, anche lì segnai tre gol spesso e volentieri dalla distanza. A fine stagione, Mazzone passò all’Ascoli e mi chiamò per dirmi che mi avrebbe voluto con lui. Soltanto, che quella chiamata, non arrivò ed il DS di allora, Tito Corsi che ringrazio tutt’oggi, mi propose d’accordo con il mio agente di successo, Moreno Roggi, al Verona di Osvaldo Bagnoli, perché stavano allestendo una grande squadra.

Il grande Verona di Osvaldo Bagnoli, un capitolo della tua vita durato sette anni, 182 presenze 18 gol, due campionati vinti, di uno in ‘A’ e presenze nelle Coppe Europee e poi la maglia più bella quella azzurra della Nazionale Italiana.

A Verona al primo anno vincemmo subito il campionato. Il mister Osvaldo Bagnoli era uno maniacale, ti trasmetteva una grande carica, curava ogni aspetto, le sue squadre era composte da undici leoni più chi entrava sapeva che doveva dare tutto. Nel secondo campionato, noi fissavamo ogni anno l’obiettivo di arrivare a quota venticinque punti per la salvezza, la vittoria valeva due punti e poi si raggiungevano traguardi strepitosi di cui noi ogni anno prendevamo sicurezza. Cito alcuni nomi della formazione scaligera, Garella, Marangon, Volpati, Tricella, il grande Fanna e con l’aggiunta del nazionale brasiliano Dirceu, giocavamo con un’unica punta e tanto estro e fantasia in campo. Al primo anno di ‘A’ giungemmo quarti ed in finale di Coppa Italia, ci arrivammo anche un’altra volta contro la Roma di Falcao, che in quel frangente, a fine primo tempo, mi disse. ‘Vuoi venire a Roma’, io divenni rosso e lusingato, ma risposi che avremmo voluto vincere la partita e che ero ancora sotto contratto. Una scelta, forse folle per l’epoca perché avrei avuto la possibilità di andare a giocare nella Roma, ma gratificante perché nella stagione 1984/85’ arrivò lo Scudetto sempre con mister Bagnoli e gli innesti di Briegel e dell’attaccante Larsen, andammo subito in testa alla classifica, e nello scontro al vertice contro la Juventus, realizzai uno dei miei migliori gol con una fucilata dalla distanza da venticinque metri, il portiere juventino non vide partire quel missile, in quella stagione feci altri tre gol. L’anno dopo non ci ripetemmo, ma arrivammo a giocarci gli ottavi della Coppa Campioni sempre contro la Vecchia Signora, partita disputata a porte chiuse al ritorno, e a fine primo tempo, si ruppe anche un vetro nello spogliatoio e ci fu la famosa frase di Bagnoli: ‘I ladri stanno dall’altro parte stanno’ di risposta ad una Forza dell’Ordine. Ci sono infiniti episodi che potrei raccontare di un gruppo fantastico. Divenni anche capitano, ma per problemi finanziari della società si iniziarono a vendere tutti gli elementi più importanti e al termine della stagione 87-88’, passai al Bari in serie B”. 

Con il Bari hai vissuto tre stagioni felici, raccontaci chi ti ha portato a Bari ed il ricordo più bello.

A Bari mi portò il direttore Franco Janich, un grandissimo uomo di sport e conoscitore di calcio. Non come altri, veri avventurieri. Mi è dispiaciuto apprendere mesi fa, della sua dipartita. A Bari sono stato dall’88/89 al 90/91, avrei dovuto anzi, chiudere la carriera, la società me lo aveva detto più di una volta, poi a fine stagione silenzio. Non ebbi neanche la possibilità di svolgere il ritiro, nonostante avrei potuto dare ancora il mio contributo alla causa ed ho dovuto aspettare il giorno il mio compleanno, dopo il 5 ottobre, firmai per il Barletta dove anche lì il tecnico, venni a sapere che si era inizialmente opposto, perché pensava fossi fuori forma o potessi costituire un motivo di rottura. Ed invece, nelle ultime tre partite rischiava di essere sollevato dall’incarico ma io promisi al presidente della società pugliese che li avrei condotti alla salvezza, e così fu perché nell’ultima partita segnai il gol decisivo contro il Perugia che ci evitò di giocare gli spareggi salvezza. Resta più che il rimpianto l’amarezza di una promessa disillusa perché avrei potuto fare un’altra stagione, giocando anche venticinque partite e dando una grande mano. Col Bari, ho vissuto, tuttavia, anni memorabili, dalla conquista del campionato cadetto, la vittoria della Mitropa Cup e le due A, grandissimi Terracenere, Perrone, Lupo, Gegè Gerson, il compianto Cucchi, Joao Paulo, e poi un grandissimo Pietro Maiellaro che non fece rimpiangere Carletto Perrone, infortunatosi. e poi non posso non menzionare il grande contributo dei ‘baresacci’ da Giovanni Loseto, De Trizio e tutti gli altri via discorrendo. Era un gruppo fantastico, coeso come pochi, pronti a combattere con tutti, quella formazione oggi in serie ‘A’ avrebbe lottato per posti da competizioni europee. Ma ricordo anche il dott. Lerario, il magazziniere Pontrelli, il cavalier Nitti, a Bari sono di casa, mi sono risposato e ho fondato una Scuola Calcio, insieme a due grandissime persone e uomini di calcio, quali Marcello Sansonetti e l’immenso Michele Andrisani, una grande mezzala che avrebbe potuto fare una carriera ben più importante se non fosse stato per gli infortuni”.

Non posso non chiederti, di un altro capitolo importantissimo della tua carriera, la Nazionale Italiana, dal 1984 al 1986, 15 presenze e quattro reti.       

Ero al Verona quando mi arrivò la convocazione, la domenica uscì anzi tempo perché accusai un dolore, un problema muscolare. Ricordo il mio medico e fisioterapista mi rassicurarono, perché ero agitatissimo. Poi il lunedì mi presentai al raduno e di lì iniziò il sogno azzurro. Quindici presenze, la prima fu contro la Svizzera, pareggiammo 1-1, alla seconda, andai addirittura in gol contro la Polonia con una mia perla da trentacinque metri, segnai la rete del due a zero nello stadio ‘Adriatico di Pescara. Feci altri due reti, ma quella con la Polonia, è stata una delle mie più belle. Infine, la partecipazione azzurra a Messico 86’, una bellissima esperienza, fummo sfortunati perché la squadra azzurra, ma dopo una vittoria Mondiale non era semplice confermarsi, e sappiamo benissimo quanto è successo negli ultimi recentissimi mondiali, post 2006. Dopo Bearzot, la mia ultima partita fu quella con la Francia persa agli ottavi, non ci sono più tornato, ma sono orgoglioso e felice dia verne fatto parte ed oggi da telecronista, la commento in Rai”.

Quest’anno quando hai potuto sei venuto al San Nicola e so che segui sempre attentamente anche da lontano, le partite del tuo Bari, che parere ti sei fatto sulla compagine di mister Vivarini e se ritieni che potrà superare le altre avversarie ai playoff?

Sicuramente il ritardo in classifica del Bari è dovuto a quell’inizio balbettante con Cornacchini, partito prima con un modulo e poi cambiato in corso. Con i giocatori poco convinti, e quando sono venuto a vedere Bari-Reggina. Vederlo sempre inginocchiato con la squadra che suonava un altro spartito, ho capito che sarebbe stata dura proseguire. Cornacchini uomo non si discutono le sue qualità e quanto ha fatto lo scorso anno, anzi mi unisco alle condoglianze per la perdita della mamma a causa di questo maledetto virus. Ma la società è stata tempestiva e con Vivarini c’è stato un cambio di marcia, nessuna sconfitta e tanta concretezza, soprattutto in casa con le sei vittorie di fila. In trasferta è sempre più difficile, ma la Reggina ha fatto qualcosa di incredibile nel girone di andata. Resto convinto che il Bari è la più forte e se come tutti auspichiamo ci dovesse essere la ripresa, sono sicuro che farà di tutto per centrare il traguardo della promozione, pur se dovesse passare attraverso i playoff. Un organico di qualità cappeggiato dal bomber Antenucci, ed altri giocatori di primissima qualità come Laribi, Maita e gli altri componenti, potranno dare alla città barese la gioia che merita”.

Marco Iusco

 

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