Cronaca

Antonio La Scala: “Abbiamo perso la capacità di indignarci”

Parla l'ex capo del Nucleo Ispettivo della Sanità, a poche settimane dal mancato rinnovo dell'incarico

Antonio Maria La Scala è nato a Manfredonia, s’è laureato a Bari laddove, da quasi trent’anni, svolge la professione di avvocato. E’ stato coordinatore del Nucleo Ispettivo Regionale Sanità, segnalandosi per un’attività intensa, concentrandosi su malasanità e carenze assistenziali, in Puglia.

Bene avvocato, ma nel periodo in cui s’è cimentato nei meandri dell’amministrazione sanitaria, è stato aiutato dalla burocrazia? E quali i ‘buchi’ in cui è incappato, anche dal punto di vista delle irregolarità commesse da cittadini?

<<Sicuramente nel comparto Sanità la burocrazia è tanta; mi rendo conto che il bene “salute” ha la priorità e pertanto va gestito con la massima attenzione, tuttavia uno snellimento di alcune procedure sarebbe opportuno. Devo essere sincero; le irregolarità riscontrate più frequentemente non sono state poste in essere dai cittadini, ma dall’apparato burocratico-amministrativo-sanitario>>.

Il Nirs ha poteri ispettivi e segnalazione, ma le è sembrato, nei tre anni in cui è stato al vertice della piramide, che la sanità pubblica abbia il tempo contato, per favorire quella sanità in cui prima chiedono l’assicurazione e poi ti curano, come accade in Usa?

<<La Sanità pubblica sicuramente necessita di un “restyling” a trecentosessanta gradi, cominciando dal mutare le procedure per l’ingresso alla facoltà di medicina, potenziare tirocini e formazione del personale sanitario e socio-sanitario, maggiore trasparenza nelle procedure concorsuali, maggiore preparazione e competenza per chi svolge incarichi direttivi della sanità, ma anche potenziare servizi e uffici di primo intervento, primo fra tutti il pronto soccorso. In un’unica parola, occorre aumentare gli investimenti, purché mirati al miglioramento del servizio>>.

Un Sindaco, oltre che capo dell’esecutivo cittadino è anche responsabile della sanità nella sua città, ma sembra una delle tante norme sempre e solo sulla carta, che non servono a niente, è d’accordo? Insomma, secondo un valente professionista che ha voluto mettersi in gioco, che cosa bisognerebbe fare, tanto per iniziare, per incidere veramente nel nostro sistema sanitario?

<<Come già detto, la Sanità andrebbe rifondata, attuando i quattro principi fondamentali che l’art. 1 della L. 241/90 con le sue successive modifiche (cosiddetta legge sul procedimento amministrativo) sancisce e cioè efficienza, economicità, pubblicità e trasparenza. Le numerosissime indagini svolte in questi anni hanno dimostrato che questi principi non sempre sono stati attuati, con un grave danno per le casse regionali e per la salute dei cittadini>>.

A Bari, come ciclicamente accade, tornano a galla inchieste su intrecci tra colletti bianchi, politica e criminalità, come se non fossero trascorsi anni e anni da operazioni ‘Speranza’, ‘Domino’, appaltopoli all’ex Provincia ed ex Iacp, nei vari comuni, alla Multiservizi/Bari e alla Regione, eppure tra non molto ci saremo dimenticati anche quest’ultimi arresti: non ritiene che occorrano segnali forti per cambiare e che anche solo favorire un parente o un amico per una Tac in un’Asl o in un ospedale – superando una lista d’attesa rappresenti un reato, da punire esemplarmente? Allora, per l’ex capo Nirs/Puglia può esistere “…una strada” – come diceva Gaber – per rimettere in carreggiata la sanità pubblica?

<<Purtroppo ha perfettamente ragione. Il popolo italiano e quello pugliese hanno memoria corta! Centinaia sono state le richieste che hanno scoperchiato negli ultimi anni gli intrecci tra mafia e politica, il connubio tra corruzione e voto di scambio e il rapporto sempre più stretto tra bancarotte, riciclaggio, evasione e corruzione. E ciò nonostante vediamo molti dei personaggi coinvolti in queste inchieste sempre in piena attività e spesso a braccetto con i cosiddetti “buoni”. E’ evidente che il nostro popolo s’è adagiato e abituato al clientelismo, alla raccomandazione e alla corruzione, ma soprattutto ha perso completamente il sentimento dell’indignazione. Quando un popolo non si indigna significa che ormai ha perso ogni speranza nel cambiamento>>.

Francesco De Martino


Pubblicato il 19 Marzo 2024

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