Cultura e Spettacoli

Apuli ieri, pugliesi oggi

La maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che tra il primo e il secondo millennio avanti Cristo nel territorio pugliese si stanziarono gli Japigi, provenienti dall’Illiria, area corrispondente grosso modo a quella composta dalle attuali Albania e Montenegro. Mescolandosi alle popolazioni locali (probabilmente appartenenti alla razza degli Ausoni), essi diedero origine agli Apuli, distinti in tre stirpi : dauni, peuceti e messapi, rispettivamente insediati nell’area garganica, murgiana e salentina. A parte poche differenze, quelle etnie non dovevano differire granché tra loro, almeno nell’aspetto. E com’erano questi nostri remotissimi avi, alti, tarchiati, snelli, bruni…?  In ‘Lineamenti di antropobiologia’, del Prof. Mario Canella, edito da Sansoni a Bologna nel 1943, fra le molte razze catalogate si parla di quella adriatica o illirica e di quella mediterranea. La prima presenta “statura alta, pelle bruna, capelli bruni o neri,lisci talora ondulati, cranio brachicefalo a volta alta, occhi scuri, naso molto prominente, alto, carnoso, diritto, spesso aquilino o arcuato… Questo tipo è bene rappresentato in Italia nel Veneto, in Romagna, Marche e Abruzzo”. La razza mediterranea, invece, si presenta  “piuttosto piccola, di complessione slanciata e bene proporzionata, pelle bruna, capelli bruni, scuri o neri, ondulati e non infrequentemente ricciuti, faccia lunga e ovale, dai lineamenti armonici, occhi neri, naso a profilo diritto ma talora concavo, cioè con la punta all’insù, labbra bene disegnate e abbastanza carnose, mento ben formato e mandibola stretta”. Il testo del Canella, pubblicato in anni di istituzionalizzato razzismo farebbe pensare ad una odiosa pubblicazione ‘di regime’. Così non è. A parte l’assenza di qualunque riferimento alla necessità ‘biologica’ e morale di discriminare gli Ebrei, lo studio di Canella riflette con cautela, indipendenza e senso ‘moderno’ su una serie di convinzioni sedimentatesi nel corso dell’Ottocento attraverso studi sistematici sull’argomento. Come tale merita rispetto. Al contempo impone prudenza nell’approccio. Senza pretese, perciò, diamo la stura alla fantasia : Ipotizzando un’ibridazione perfetta, grosso modo gli Apuli dovevano distinguersi per altezza media, colorito bruno, occhi e capelli scuri (quasi mai lisci) e naso generalmente diritto, salvo ‘derive’ aquiline o concave. Il risultato è vago. Nell’Apulo medio possono riconoscersi, oggi, molti pugliesi così come molti milioni di persone sia appartenenti che estranee al bacino del Mediterraneo. Una naturale conseguenza della Storia, specie quella contemporanea, che a furia di migrazioni ha appiattito molte differenze in campo antropologico. Ma mille anni prima di Cristo il rigore delle differenze etniche era marcatissimo. Osci, Lucani, Siculi e Apuli sapevano riconoscersi a dieci metri di distanza.

Italo Interesse


Pubblicato il 28 Ottobre 2016

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