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Archidamo morì sotto le mura di Manduria

Bombardati da mezzi d’informazione invasivi, troviamo naturale essere informati a proposito di cose di modestissima importanza. Con la medesima disinvoltura  ignoriamo l’essenziale circa le nostre radici, non escluso il Mito. Prendiamo il caso di Archidamo. Ha ragione Francesco De Martino quando in ‘Puglia Mitica’ (Levante, 2012) lamenta che “oggi la memoria di Archidamo rivive a Manduria quasi solo nel vino e in un residence”. Eppure non parliamo dell’ennesimo Carneade, bensì di un greco che fu re di Sparta per dodici anni (dal 360 a.C. al 338). Perché Manduria dovrebbe avere particolare memoria di questo personaggio? Per il semplice fatto che Archidamo morì in battaglia sotto le sue mura. Ma andiamo con ordine. Archidamo non fu monarca amante delle mollezze e del quieto governo. Già prima di salire sul trono comandò le forze spartane contro i Tebani (battaglia di Leuttra, 371) e contro gli Arcadi (367 e 364) ; infine, nel 362 difese Sparta dall’esercito di Epaminonda. Salito al trono, non smentì la sua natura di uomo da prima linea sostenendo i Focesi contro Tebe, poi schierandosi con la città di Lyttos in guerra con Cnosso. Tanto furore bellico doveva prima o poi essergli fatale. Quando Taranto, in lotta contro i Messapi e altre popolazioni italiche, chiese aiuto a Sparta, Archidamo non esitò a scendere in Puglia. Stando a Plutarco, morì combattendo sotto le mura di Manduria nel 338. Il celebre biografo, che si reputava un “esperto di giorni”, ferma la scomparsa del prode spartano al 7 di metagitnione, nome del secondo mese del calendario attico e ionico e corrispondente all’ultima parte dell’estate (per cui è ragionevole stimare un 3 agosto). Data affatto fausta per la causa greca poiché nello stesso giorno, a Cheronea, in Beozia, la Lega Achea, composta da forze tebane e ateniesi, veniva sconfitta dall’esercito di Filippo II di Macedonia. E ancora lo stesso giorno, ma del 322 a.C., gli Ateniesi furono battuti di nuovo dai Macedoni al comando di Antipatro. A parte queste coincidenze sfortunate non si sa altro della battaglia sotto le mura di Manduria in cui perse la vita il duce greco. Se non la più importante, essa fu una delle ultime del secolare conflitto che divise Messapi e Tarantini. A scatenarla fu l’alleanza stretta nel 356 fra Messapi e Lucani, da cui conseguirono le conquiste di Eraclea e Metaponto. Sentendosi accerchiata, Taranto reagì chiedendo aiuto al suo naturale alleato, quella Sparta da cui nel 708 a.C. (stando a Eusebio di Cesarea) presero il mare alcuni coloni (i Parteni) che, guidati da Falanto, si sarebbero insediati sulla piccola lingua di terra che separa il Mar Piccolo dal Mar Grande.

 

Italo Interesse

 

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