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Archiviate le elezioni amministrative, Emiliano pensa alle politiche?

Archiviate le recenti amministrative anche in Puglia quasi tutti i maggiori protagonisti della politica locale, sia di centrosinistra che centrodestra e del M5S, sono ormai concentrati sulle politiche del prossimo anno. Infatti, sia a livello locale che nazionale, eccezion fatta per le regionali siciliane del prossimo autunno, fino alle politiche del 2023 non ci sarà più alcun test elettorale intermedio. Perciò anche nella nostra regione è già partita la corsa per le candidature del prossimo anno per la Camera ed il Senato. E nonostante non vi sia alcuna certezza sulla permanenza dell’attuale legge elettorale, il Rosatellum, poiché fino alla scadenza naturale della legislatura potrebbe essere cambiata, qualora le forze politiche dovessero accordarsi per un ritorno ad un sistema esclusivamente proporzionale con una soglia minima del 3 o 4% per essere ammessi alla ripartizione dei seggi, e quindi sull’abolizione del sistema misto (maggioritario con una quota al 50% di proporzionale) con cui nel marzo del 2018 è stato rinnovato il Parlamento, le grandi manovre sottotraccia (ma mica tanto!) per le candidature all’interno dei singoli partiti e degli schieramenti sono già in corso. Ed anche in Puglia, come del resto in tutte le altre regioni, i pretendenti ad un posto sicuro per l’elezione a parlamentare, sia tra gli uscenti che tra gli aspiranti (consiglieri regionali, sindaci, ecc.) a fare il salto a Roma, in tutte le formazioni politiche sono in numero di gran lunga superiore ai posti a disposizione. Posti che alle prossime politiche – come è noto – saranno ridotti di un terzo, a seguito della riforma costituzionale confermata dal referendum del settembre 2020.  Una riduzione che in Puglia significa 27 seggi per la Camera, anziché gli attuali 42, e 13 o 14 seggi al Senato, anziché gli attuali 21. Quindi, non è difficile immaginare quanto difficile sarà il prossimo anno la corsa per accaparrarsi la candidatura per la Camera o il Senato e all’interno di queste quelle con più possibilità di elezione. In vista delle politiche, le acque più agitate nello scenario pugliese sono verosimilmente nel centrosinistra. In particolare, nel “campo largo” prospettato dal segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, che dovrebbe comprendere tutte le sigle del centrosinistra tradizionale, oltre a quelle aggiuntesi ultimamente che fanno capo a Matteo Renzi (Italia Viva) ed a Carlo Calenda (Azione), più ciò che rimane del M5S di Grillo e Conte, perché al momento non è ancora dato come si posizionerà il neo gruppo parlamentare “Insieme per il futuro”, nato dalla scissione dimaiana dei “5Stelle”. Nella nostra regione, però, il progetto del “campo largo” lettiano si presenta ancora più complicato, perché il centrosinistra per sperare di essere vincente dovrebbe poter inglobare elettoralmente anche tutte le sigle del civismo (o almeno quelle che hanno ottenuto eletti alle regionali del 2020!) e che ruotano intorno al presidente della Regione, Michele Emiliano. Ma queste civiche difficilmente alle politiche potrebbero farsi portatrici di consensi nella misura dimostrata alle ultime regionali o alle ultime amministrative qualora non fossero direttamente interessate nella tornata elettorale delle politiche con una qualche candidatura sicura a livello di proporzionale o maggioritario. E qui sicuramente sorgeranno i dilemmi all’interno del centrosinistra pugliese alle politiche del prossimo anno. Infatti, il governatore pugliese (che sembra aver ormai abbandonato il progetto politico di federare a livello nazionale il civismo di centrosinistra, per costituire un unico grande polo da affiancare nel progetto lettiano al Pd, ai “5 Stelle” ed alle altre sigle nazionali della coalizione) pur non più iscritto al Pd (per i noti motivi di incompatibilità professionale) potrebbe essersi convertito definitivamente all’idea di tentare una sua scalata a Roma all’interno del partito di Letta, nel quale verosimilmente troverebbe sicura ospitalità per una sua candidatura alla Camera od al Senato. Ciò che invece sarebbe problematico per Emiliano è un suo eventuale progetto politico di garantirsi anche delle candidature di suoi “fedelissimi” presenti sia all’interno dei dem pugliesi che fra i civici ruotanti nella sua maggioranza di governo alla Regione Puglia. Senza considerare che il quadro sarebbe ancora più complicato, perché soprattutto in Puglia alle prossime politiche il M5S dovrebbe trovare, nel centrosinistra di Emiliano, spazi di garanzia per assicurare l’elezione in parlamento almeno di quei rappresentati che nell’ottobre del 2020 si sono spesi per facilitare l’invito del governatore ai pentastellati pugliesi ad entrare nella maggioranza regionale. E non è da escludere che l’attuale leader nazionale dei “grillini”, Giuseppe Conte, essendo pugliese d’origine, voglia candidarsi alla Camera o al Senato proprio nella nostra regione. E, quindi, nel caso andasse a buon fine il progetto lettiano del “campo largo”, Conte se fosse candidato in Puglia dovrebbe esserlo con una certa garanzia degli alleati di centrosinistra, a cominciare dal Pd e, in particolare, del governatore Emiliano, essendo stato lo stesso Conte – come si ricorderà – il maggior artefice nel 2020 della trattativa pugliese per l’ingresso in maggioranza dei pentastellati alla Regione. Insomma, un salto romano di Emiliano nel 2023 sarebbe pure ipotizzabile. Ciò che invece sarebbe più difficile da attuare sarebbe sicuramente un suo trasferimento capitolino con al seguito alcuni esponenti delle sue attuali truppe cammellate. O, forse, no?

 

Giuseppe Palella

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