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Argante tra due fuochi

Il preoccuparsi eccessivamente del proprio stato di salute, quando accompagnato dall’enfatizzazione dei sintomi più innocenti, può sfociare nell’idea d’essere malati anche se ciò non corrisponde alla realtà. Tale disturbo d’ansia da malattia è più noto come ipocondria. Se i numeri che le solite Organizzazioni diffondono sono veritieri, il 7% della popolazione mondiale soffre di ipocondria ; il che significa una cinquantina di milioni di malati sparsi per il globo… In Italia gli ipocondriaci sarebbero quattro milioni. A differenza delle ‘attuali’ figure dell’obeso, del cardiopatico o del diabetico, l’ipocondriaco è malato senza tempo. Honoré Daumier (1808-1879) dedicò a questa patologia una tela rimasta celebre e oggi conservata nel Museum of Art di Filadelfia. Molto prima, Molière aveva scritto a tale proposito ‘Il malato immaginario’, opera che non ha bisogno di presentazione. Un’opera sempre attuale, ma che nei giorni dell’era globale si presenta vestita di accresciuta modernità, a misura che i miracoli della medicina, la possibilità di curarsi (almeno in Occidente) e le aspettative di vita incoraggiano l’uomo della strada ad un’attenzione verso il proprio corpo che va anche al di là del ragionevole. Dunque, la sensazione di un ponte fra passato e presente è percepibile nella nota vicenda di Argante. Ciò appare palese in una messinscena a firma di Ernesto Marletta che è in cartellone al Duse ; vi resterà sino a giovedì prossimo (produzione Artemisia Teatro). L’immagine posta a corredo di queste righe ci pare eloquente. Argante  (Ernesto Marletta), il malato senza tempo, è compreso tra ieri ed oggi, ovvero è stretto tra due fuochi : da un lato Tonietta (Maria Passaro), burbera governante all’antica ; dall’altro Angelica (Mariella Lippo), seconda moglie del malato immaginario, una panterona-maliarda in salsa dark che sembra pescata tra i fan degli Iron Maiden. Giocando su questa dicotomia, Marletta dipana la ben nota trama, che adatta riducendo il cast ad otto interpreti (il testo originale ne prevede dodici). L’accorgimento, dettato pure dalla contenuta metratura del palcoscenico del teatro di via Cotugno, consente all’azione di restare fluida. Motivi classici (Mozart, Bach, Ravel, Verdi) enfatizzano i momenti topici. Buone caratterizzazioni e alcune gag felici arricchiscono un allestimento nel complesso piacevole. Con Marletta, Passaro e Lippo sono in scena Maria Pina Guerra, Luca Amoruso, Vincenzo Raguseo, Daniel Torre e Riccardo Palamà. Costumi ; Angela Gassi : scenotecnica : Angelo Longo ; audio/luci : Simona Bracci ; grafica : Luna Montatore.

Italo Interesse

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