Arlecchino al tappeto, l’arbitro sta contando…
Domani sarà in cartellone alla Cittadella degli Artisti di Molfetta a chiusura della stagione ‘Rinascenza’ un allestimento Zaches Teatro

Rinchiusi dentro un teatro in abbandono, quasi l’ultimo lembo di habitat per specie a rischio estinzione, tre Pulcinella tentano di motivare Arlecchino il quale, ormai vecchio e disilluso si è rassegnato all’idea che non esiste rimedio alla Signora In Nero che sta spargendo desolazione ovunque; fuori il teatro, infatti, è solo guerra, epidemie e catastrofi.
È tempo che Arlecchino, come andato al tappeto e sotto il conteggio dell’arbitro, si rimetta in piedi, che torni a splendere in scena invece di abbandonarla! Perché se Arlecchino si rialza, le luci della ribalta si accenderanno nuovamente e in platea echeggerà ancora l’applauso del pubblico. Solo così, per un qualche miracolo della drammaturgia e dell’arte scenica, la falce dell’infausta Signora avrà smesso di mietere. Ma Arlecchino non collabora, nicchia, languisce. I tre Pulcinella allora decidono d’agire d’astuzia…
Questo lo spunto da cui parte Arlecchino’, un lavoro di Luana Gramegna che, domani, sabato 14 marzo, alle ore 20:30, sarà in cartellone alla Cittadella degli Artisti di Molfetta a chiusura della stagione ‘Rinascenza’ (un allestimento Zaches Teatro). In scena, con i pupazzi realizzati da Francesco Givone (il quale cura anche scena, maschere e luci) saranno Gianluca Gabriele, Amalia Ruocco ed Enrica Zampetti; collaborazioni di Dylan Lorimer, Daria Menichetti, Gisella Butera, Matilde Gori, Rachele Ceccotti e Alberto Bartolini. ‘Arlecchino’ è spettacolo innovativo in cui l’elemento coreografico entra in sintonia con quello scenotecnico, al contempo evocando scenari ora da musical, ora da commedia dell’arte. –
Il lavoro è dedicato al Maestro Eugenio Allegri, teatrante attivo dal 1978 al 2022, anno della sua scomparsa; la sua notorietà è legata in particolare a ‘Novecento’, il testo scritto per lui da Alessandro Baricco e che Allegri ha portato in scena per oltre vent’anni. – L’opera di Gramegna e Givone, che ha visto la luce un paio d’anni fa nell’infuriare della guerra tra Russia e Ucraina per il possesso del Donbass, adesso si (ri)veste di nuova contemporaneità. È sotto gli occhi di tutti quanto sta accadendo in Iran e dintorni, senza dimenticare che, stando a Global Peace Index, altri cinquantaquattro conflitti militarmente “significativi” infiammano qua e là il pianeta. E chissà che non se ne aggiungano altri… Che fare? In un frangente come questo ogni operatore di pace si ritenga ‘chiamato alle armi’, se si tollera l’ossimoro.
E non si pensi solo alla Croce Rossa Internazionale, alla Mezza Luna Rossa, a Medici Senza Frontiere, Emergency, Amnesty International… Ci sono anche i teatranti, pur tra moltiplicati ostacoli. Il loro lavoro apre oasi di pace e di riflessione edificante nel deserto prodotto dai guerrafondai. Che mai gli eroi dell’arte scenica abbiano a disertare la loro ‘trincea’. Gira gira, nel lavoro diretto dalla Gramegna i Pulcinella non spronano diversamente il derelitto Arlecchino.
Italo Interesse
Pubblicato il 13 Marzo 2026



