Arneo: l’acquitrino, la bonifica e la rivolta
Noto anche come ‘Antiappennino’, la Murgia è una sub regione pugliese, forse la più estesa d’Italia. Estesa dal nord barese alla punta estrema del Salento, questa sub regione è stata ripartita dai geologi in diverse macro aree : Murgia Alta, Murgia Barese, Murgia Costiera (tra Monopoli e Fasano), Murgia Brindisina (tra Ostuni e Brindisi), Murgia Tarantina (a settentrione del capoluogo ionico e detta anche Terra delle Gravine), la Valle d’Itria e la Murgia Salentina. Quest’ultima macro area si suddivide a sua volta in Serre Salentine, Valle della Cupa e Terra d’Arneo. Le prime sono modeste alture concentrate in direzione di Santa Maria di Leuca, la seconda consiste in una depressione carsica raccolta intorno a Lecce, la terza comprende la parte della penisola salentina chiusa, lungo la costa ionica, fra San Pietro in Bevagna e Torre dell’Inserraglio. Prende il nome da un antico casale, Tenimentum Dernei, attestato già in epoca normanna (1092) e poi abbandonato, localizzabile nel feudo di Nardò, probabilmente nell’entroterra di Torre Lapillo; nulla a che vedere, dunque, col nome del mendicante di Itaca con cui Ulisse si batte quando, in incognito, torna nella sua reggia infestata dai Proci. A lungo la Terra d’Arneo è stata caratterizzata, lungo la costa, da perenni acquitrini, infestati dalla malaria. Con le bonifiche inaugurate in età giolittiana, proseguite durante il fascismo e completate nel dopoguerra, quel litorale ionico evolse poco a poco in fertile pianura. Poi l’accaparramento di quelle terre da parte di latifondisti’ diede origine ad aspri contrasti con braccianti senza terra e senza lavoro. Il culmine di questa lotta venne toccato fra il 1950 e il 1951, quando migliaia di braccianti insorsero per il fatto che la nuova riforma agraria, pur prevedendo interventi di esproprio un po’ in tutta Italia, compresa la Puglia relativamente ad alcune aree delle province di Bari e di Foggia, aveva escluso l’agro di Arneo. Il 28 dicembre 1950 fra i duemila e i tremila contadini, seguiti dai vertici delle Leghe contadine e della CGIL raggiunsero l’Arneo dai paesi di Nardò, Copertino, Veglie e lo occuparono, dividendolo e cominciando a spietrarlo. La reazione del Governo non si fece attendere. Fra il capodanno 1951 e il 3 gennaio, a forza di cariche e lanci di lacrimogeni le forze dell’ordine rimossero ogni blocco stradale e cacciarono gli ‘invasori’. Oltre che brutale, l’azione fu anche meschina : i carabinieri incendiarono le biciclette dei manifestanti e fecero scempio del cibo che i ‘comitati di solidarietà’ avevano messo a disposizione degli occupanti. Al termine dell’intervento, insieme a diversi feriti, si contarono anche sessanta arresti fra contadini e capilega. Ma un collegio di avvocati dell’area social comunista si fece avanti in gratuita difesa degli imputati. Il processo si celebrò fra il marzo e il maggio 1951. Alla fine l’accusa fu smontata e i contadini condannati furono solo dieci, peraltro a pene simboliche.
Italo Interesse
Pubblicato il 26 Febbraio 2019



