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Arpagone, primo nome di un archetipo

Oggi un Arpagone non avrebbe scampo : figli avidi troverebbero come far passare per morte accidentale un ben architettato delitto. Percependo il nuovo pericolo (non bastasse l’ansia di vedersi alleggerito dell’amatissima ‘cassetta’) l’avaro per antonomasia si vestirebbe, anche fisicamente, d’ulteriore tetraggine. Tale intuizione sembra spingere Gianfranco Groccia a conferire un tocco dark al protagonista del suo ‘Avaro’, una produzione L’Occhio del Ciclone che venerdì scorso ha debuttato all’Anchecinema. Arpagone (Lino De Venuto) aggiunge un soprabito di pelle nera a panni bruni sui quali stacca una vistosa collana, unico vezzo da aspirante donnaiolo. La sua presenza ha il potere di levare colore alle cose. La sensazione, sgradevole, è in sintonia con le non rasserenanti musiche di apertura, benché più avanti la colonna sonora trovi come far posto anche ai Deep Purple. A compensare il limite, almeno in parte, interviene l’essenziale disegno scenografico : la poltrona di Arpagone e due siparietti a velario che, avvolti da luminarie da sagra, sembrano occhieggiare all’avanspettacolo. Il riferimento al colore involontariamente teatrale del penoso padrone di casa, trova eco nella scattante gestualità da commedia dell’arte del suo lacché, unico richiamo a un passato imprescindibile, mentre tutto attorno è modernità intelligentemente sobria (un Arpagone che risponde al cellulare o che fruga in Rete in cerca di un tutorial su come risparmiare sulla bolletta della luce sarebbe tornato indigeribile). Nell’adattamento, Groccia ci mette del suo, ora rimodulando la figura di qualche personaggio (il Commissario, che Molière fa entrare in scena all’inizio del V atto per indagare sul furto dei diecimila scudi diventa una maldestra quanto improbabile rappresentante della Legge), ora agitando l’azione al punto da farla ripetutamente tracimare in platea. Lino De Venuto mette tutta la sua esperienza a disposizione dell’idea di Groccia di un Arpagone senza tempo, un archetipo cui Molière per diede un nome, di fatto eleggendolo a padre putativo d’un infausta progenie letteraria : Mr. Scrooge del “Canto di Natale” di Dickens, papà Grandet dell’ “Eugénie Grandet” di Honoré de Balzac, Don Mazzarò de “La roba” di Giovanni Verga… Intorno a De Venuto si prodigano Nicola Borreggine, Maurizio De Vivo, Isa Gigante, Ada Interesse, Loredana Lorusso, Vito Pappalepore, Vitangelo Pugliese, Caterina Rubini, Michele Scarafile, Anna Volpicella (Scenotecnica: Emanuele Hila). Nell’insieme un allestimento accurato, che studia come essere all’altezza dell’ambizioso disegno di partenza.

Italo Interesse

 

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