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Arpal, che fine ha fatto il bando da direttore generale?

Piovono ancora pietre, in senso di critiche politiche e gestionali, sull’agenzia regionale pugliese del lavoro (Arpal) affidata dal presidente Michele Emiliano all’ex sottosegretario di Stato Massimo Cassano. E allora cominciamo dal principio. “Cosa impedisce alla Giunta di emanare il bando, fissando bene criteri e termini, per il direttore generale Arpal? Dopo due anni, ci ritroviamo con la seconda proroga per il commissario straordinario Massimo Cassano, nominato nel 2019 con l’incarico della durata di un anno, poi prorogato a gennaio 2020 fino al 14 luglio e oggi nuovamente riprorogato”, attaccano a testa bassa i componenti del gruppo Cinquestelle in Regione. I quali, a questo punto, non capiscono cosa abbia di straordinario quel commissario straordinario -…il bisticcio di parole ci sta tutto – all’interno di un’agenzia che di distribuire posti di lavoro a inoccupati e disoccupati dovrebbe averne fatto una vera e propria ‘missione’ in Puglia. E invece…ma torniamo a sfogliare il calendario. Il 12 maggio con deliberazione di Giunta è stata avviata la procedura di ‘Avviso Pubblico’ per l’incarico da direttore generale dell’Agenzia regionale del lavoro pugliese. Con lo stesso provvedimento si dava mandato alla sezione competente di procedere con il bando. Il 26 maggio la stessa Giunta integrava avviso stabilendo il compenso e le indennità per il direttore generale. E poi, che cosa è successo: che ne è stato del bando? È stato scritto dagli uffici? Sarà entrato nello spazio parallelo in cui è finito il piano rifiuti più volte annunciato dall’assessore pugliese all’Ambiente Gianni Stea, fedelissimo di Cassano? Per non parlare della formula usata per annunciare la proroga ‘fino al conferimento dell’incarico di direttore generale’, due righe striminzite alla fine della nota con tutti i provvedimenti della Giunta. Speravano passasse inosservata?  È chiara a questo punto l’agitazione della Giunta e della maggioranza quando oggi in aula si è trattato di discutere l’emendamento per la sospensione delle procedure di concorso avviate dalle agenzie regionali, quindi Cassano, per tutto il periodo elettorale. <<Bandi – ricordano i Cinquestelle di via Gentile – che l’Arpal avrebbe potuto pubblicare, come avvenuto in altre Regioni, ben prima dell’emergenza Covid-19 e invece sono stati pubblicati in perfetto ritardo. Lo ribadiamo ancora una volta: ben vengano i bandi per potenziare l’organico dei centri per l’impiego e farli funzionare al meglio, ma nessuno deve pensare di poter fare campagna elettorale sul bisogno di lavoro in questa regione”. Ma oltre all’insabbiamento del bando da direttore generale, fanno ancora discutere le procedure dei concorsi e la gestione dell’Arpal del Commissario Massimo Cassano, anzi le forme ‘semplificate’ di svolgimento delle prove scritte dei bandi pubblicati, appunto, dalla Regione all’inizio dell’anno, prima della clausura da Coronavirus. L’Arpal, difatti, era stata costretta a prevedere forme semplificate di svolgimento delle prove scritte per il reclutamento di personale a tempo indeterminato, perché in Puglia – a differenza di altre regioni – si è sempre costretti a lavorare sempre in emergenza. E non si fa programmazione. Certo, procedure previste dalla legge, ci mancherebbe, ma se l’Arpal avesse pubblicato per tempo i bandi per potenziare i centri dell’impiego passati dalle varie province in grembo all’ente regione, come hanno fatto ad esempio Toscana e Veneto, non sarebbe stato necessario ricorrere a modifiche del Regolamento. Anche queste osservazioni del gruppo guidato da Antonella Laricchia, consigliera grillina candidata a occupare la poltrona di presidente della giunta regionale, in Puglia.  Per finire: cosa ne è stato dei mega-progetti per rendere finalmente funzionanti i centri dell’impiego dalle nostre parti? Perché è in ritardo il Piano Regionale Straordinario di potenziamento dei centri per l’impiego e delle politiche attive del lavoro, che avrebbe dovuto predisporre già dall’anno scorso – guarda caso – proprio l’Arpal di Cassano? Inutile dire che per lui il piano c’è ma, come sempre in questi casi… non si vede.

 

Francesco De Martino

 

 

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