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Asl Bari: il percorso della vergogna per ritirare ausili e protesi

“Caduti di Via Fani”, è la sede della Asl di Bari dove padri, madri, sorelle, fratelli, zii e qualche volta anche nonni dei disabili sono costretti a recarsi per presentare carte e documenti per il ritiro dei cateteri e altri ausili necessari ai loro figli e nipoti meno fortunati. Eggià perché è lungo, difficile e irto di ostacoli il percorso burocratico, ma soprattutto fisico – diciamo così – che il povero disabile perlopiù in carrozzina deve affrontare per ritirare ciò che la sanità gli offre per lenire il suo dolore. E il prezzo da pagare sono attese enormi in una specie di sgabuzzino-sottoscala privo di aria, ascensore a chiamata che spesso è rotto e non funziona o non c’è personale. Ma andiamo con ordine. Sul sito Asl si legge che l’assistito deve ottenere la prescrizione medica del presidio protesico per ritirare il suo catetere, redatta su apposito modulo regionale da un medico specialista di struttura pubblica competente per tipologia di menomazione o disabilità. La prescrizione medica deve contenere una diagnosi circostanziata che scaturisca da una completa valutazione clinica e strumentale, l’indicazione del dispositivo con il codice di riferimento di cui al Nomenclatore Tariffario Nazionale (D.M. 332/99), un programma terapeutico, eccetera eccetera. E ancora, come non bastasse –attenzione, che il più delle volte si parla di malati cronici, ma lo stesso bisogna sottoporsi a questo supplizio- l’assistito-disabile, in possesso dell’autorizzazione da parte dell’ufficio distrettuale, dovrà recarsi presso la ditta precedentemente contattata per la relativa fornitura. Ed entro venti giorni dalla data di fornitura, bisognerà recarsi dal medico specialista prescrittore per il necessario collaudo (per gli invalidi ricoverati in Strutture Pubbliche o convenzionate, il collaudo viene effettuato dalla ASL in cui è ubicata la struttura di ricovero). Infine, una copia del Modello Regionale attestante l’avvenuto collaudo dovrà essere consegnata, da parte dell’assistito, al Distretto che ha autorizzato la prescrizione, per cui torniamo all’inizio. E cioè il povero disabile – o chi per lui….- dovrà recarsi non una, ma almeno due o tre volte negli uffici ‘bugigattolo’ e mefitici di via Caduti di Via Fani. Dove, vale la pena ricordarlo, bisogna attendere col proprio ‘numerino’ anche mezz’ora o tre quarti d’ora in uno spazio angusto e senza finestre, prima di essere accolti da qualche impiegato a presentare carte e documenti. Però, come si vede in foto, gli spazi per parcheggiare l’auto o il motorino di qualche dipendente-pezzo grosso dove gli urtenti difficilmente ci arrivano, si trova sempre, nel sotto-scala-ufficio di vicino alla Stazione Centrale di Bari. Assolutamente inutile protestare: la responsabile del servizio non è disponibile a dare spiegazioni e le denunce presentate in passato per mettere a nudo questa situazione sono cadute tutte nel vuoto. Ovviamente, come tutto ciò che in questa città deve rimanere sottotraccia o nel sottosuolo perché colpisce chi è debole. E non ha voce per difendersi. Ma si può costringere i disabili tanto vezzeggiati e quasi osannati nei nostri vari convegni e tavole rotonde a sottoporsi a queste ‘torture’, passando tutto sotto un silenzio che puzza di vergogna e dolore? Non dovrebbero i vertici della nostra sanità pubblica continuare a ignorare questi posti dove si svolge la vita dei disabili baresi, per ritirare un oggetto che servirebbe solo ad alleviargli un po’ del loro dolore. A ridargli un po’ di speranza e vita….e non altre umiliazioni.

 

Francesco De Martino

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