Autocritica di Durigon sul mancato commissariamento del Comune di Bari
Matteo Salvini, ricorda una massima di "lattanziana" memoria, senza citare Decaro… “chi tradisce, tradirà sempre…”

Il sottosegretario al Lavoro e vicesegretario nazionale della Lega, Claudio Durigon, aprendo a Bari la manifestazione di presentazione delle liste del partito in vista delle prossime elezioni regionali del 23 e 24 novembre, ha affermato ciò che forse in molti pensano nel capoluogo pugliese, ma che in realtà non dicono, ovvero che “Forse una colpa il centrodestra ce l’ha: quella di non aver sciolto il Comune di Bari”. Il riferimento di Durigon è all’inchiesta “Codice interno” su presunti intrecci tra politica, imprenditori e criminalità organizzata che, nel febbraio del 2024, portò ad oltre 130 arresti e in seguito alla quale il Viminale inviò a Bari la commissione d’accesso agli atti del Comune, conclusasi a settembre dello scorso anno con degli sviluppi inusuali in quanto, all’esito degli approfondimenti effettuati, il Prefetto di Bari, Franco Russo, si è limitato alla temporanea messa sotto tutela di ben tre partecipate comunali (Amtab, Amiu-Puglia e Bari-Multiservizi) ed a provvedimenti sanzionatori nei confronti di alcuni agenti della Polizia municipale barese, per comportamenti non consoni al loro status lavorativo. In effetti, la vicenda del mancato scioglimento del Comune di Bari, a seguito di quanto già emerso dalla cita inchiesta “Codice interno”, presenta molti dubbi poiché, per taluni fatti molto gravi emersi inoltre dall’indagine effettuata dalla commissione ministeriale, stranamente finora non ci sarebbero né responsabilità amministrative, né tantomeno politiche. Infatti, una considerazione su tutte e che molti fanno in città è di chiedersi come mai il Primo cittadino dell’epoca, Antonio Decaro, nei suoi dieci anni da sindaco non si è mai accorto di nulla di ciò che accadeva nelle partecipate e in particolare all’Amtab, dove – come è noto dagli atti d’indagine – la criminalità organizzata locale era arrivata addirittura ad influire sull’organizzazione dei turni di lavoro, oltre che a determinare talune assunzioni e ad usare la sede dell’Azienda per fare le riunioni dei clan lontane da occhi e orecchie indiscrete, per evitare il rischio di intercettazioni? “Eppure – esclamano, con stupore, molti cittadini – Decaro è stato per dieci anni, con sindaco Michele Emiliano, responsabile al Traffico e Mobilità urbana, e nei successivi dieci anni da sindaco ha sempre tenuto per sé la delega alle società partecipate del Comune!”. Ma non sono solo queste le considerazioni che ruotano intorno alla vicenda barese del mancato commissariamento del Comune, poiché le situazioni opache che hanno interessato i dieci anni di “amministrazione Decaro” della Città di Bari sono state diverse e tutte, ancor’oggi, incomprensibili agli occhi di tanti cittadini che, soprattutto nel settore urbanistico, chiedono risposte e chiarimenti, che anche l’attuale “amministrazione Leccese” non è riuscita ancora a dare. Insomma, l’ex sindaco di Bari, Decaro, ora aspirante governatore della Puglia si presenta sulla scena con molte ombre alle spalle, per il suo decennio di governo del capoluogo, però in questa campagna elettorale a parlare dello sfiorato commissariamento del Comune di Bari dopo un decennio di gestione Decaro, finora è stato solo il sottosegretario leghista Durigon. Un altro pesante affondo nei confronti del candidato presidente di centrosinistra alla Regione Puglia è stato fatto ieri dal leader di “Noi Moderati”, Maurizio Lupi, durante la manifestazione a sostegno del candidato governatore del centrodestra, Luigi Lobuono, a cui hanno partecipato anche la premier Giorgia Meloni (Fdi), Antonio Tajani (Fi) e Matteo Salvini (Lega). Infatti, Lupi ha – tra l’altro – rilevato: “Io dal 1993 non ho mai visto questo fatto stranissimo”, ossia “il centrosinistra governa la Puglia da vent’anni e ho sentito la dichiarazione di un ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, che dice che ‘occorre in Puglia un cambiamento radicale’. Gli stessi uomini della sinistra – ha aggiunto Lupi – bocciano i vent’anni di governo della sinistra” ed “il candidato presidente Decaro, addirittura, dice che ‘occorre una discontinuità totale’, e si vergogna di candidare il governatore uscente Emiliano”. Per poi chiedere: “Ma dov’era Decaro in questi vent’anni?”. Infatti, come si ricorderà, da marzo del 2010 fino a febbraio del 2013 Decaro è stato capogruppo del Pd alla Regione Puglia, al tempo della seconda legislatura di governo Vendola e successivamente è stato esponente di punta dei dem in Puglia poiché, da parlamentare prima e sindaco di Bari dopo, si è sempre attivato per fare eleggere in Consiglio regionale rappresentanti a lui vicini a sostegno del governatore di centrosinistra uscente, Emiliano. Ma un affondo politicamente più pesante di quello di Lupi, nei confronti di Decaro, lo ha fatto il leader della Lega, Salvini, nel corso del suo intervento alla manifestazione barese di ieri a sostegno di Lobuono. Infatti, il leader del Carroccio, sia pure senza mai citare il nome del candidato presidente dei dem, ha affermato: “Se uno tradisce chi ha lo portato in politica tradirà sempre”, con evidente riferimento al veto di Decaro ad avere tra i candidati a suo sostegno il governatore uscente Emiliano. Una massima, quella citata da Salvini, che in realtà ha rammentato quella analoga spesso citata ai suoi fedelissimi da un noto ministro democristiano barese della Prima Repubblica, il compianto on. Vito Lattanzio, che esclamava: “Chi è abituato a tradire, tradirà sempre!”. Ed in quanto a tradimenti (ndr – in politica!) Decaro – a detta di molti socialisti del vecchio Psi – “è figlio d’arte, se non altro per antica tradizione familiare!”
Giuseppe Palella
Pubblicato il 11 Novembre 2025



