Cultura e Spettacoli

Avarizia e prodigalità. Poi il fattaccio

Svaporata l’euforia della trionfale riapertura dopo il lunghissimo stop, ha fatto specie ritrovare nel Piccinni, già alla prima replica de ‘Le signorine’, l’atmosfera di sempre, discreta, calda, confidenziale. Potenza del rapporto di famigliarità che da più d’un secolo e mezzo lega il barese al primo teatro cittadino. Nove anni sembravano essere volati come in sogno al chiudersi del sipario, venerdì scorso. Questa ritrovata sintonia pungola a mettere da parte considerazioni, anche polemiche, di natura extra teatrale e ad entrare subito in argomento. Dunque, ‘Le signorine’. Nel testo di Gianni Clementi – che Pierpaolo Sepe ha messo in scena – i personaggi sono solo due, Rosaria e Addolorata. Nella (non) vita di queste zitelle ricamatrici, conviventi da sempre e accomunate da una zoppia poliomielitica, non esiste altro che il trinomio casa-lavoro-chiesa. Tanto dovrebbe avvicinarle, ma vent’anni di differenza pesano. Sicché alla natura prodiga e strutturalmente succube di Rosaria si oppongono l’avarizia e la protervia di Addolorata. Uno stato di cose che lo scorrere del tempo invece di sedimentare, sgretola giorno dopo giorno, costruendo le premesse per una svolta drammatica…. Consensi pressoché unanimi per questa produzione Nuovo Teatro / Artisti Riuniti. Nella non facile scelta delle interpreti, Sepe si affida a Giuliana De Sio e Isa Danieli. Una scelta felice anche per l’efficacia del contrasto tra la fisicità popolana e ‘vaiassa’ della Danieli, nel ruolo di Rosaria, e l’antagonismo asciutto e nervoso della De Sio (e meglio sarebbero andate le cose se alla De Sio non fosse stato imposto di cadenzare la parola di partenopeo, giacché Napoli fa da sfondo a questa storia). Affiatate, credibili e prevedibilmente brave, le due assicurano un ritmo costante e brioso almeno sino alla svolta ‘nera’. Il fattaccio, non essendo nell’aria, coglie di sorpresa la platea, che si ritrova a fare i conti con cadenze plumbee in cui si strizza l’occhio all’Hitchtcok di ‘Psyco’; va però detto che tale inquietante aspetto delle cose è periodicamente anticipato dalla proiezione di un effetto psichedelico che accompagna la voce fuori campo di un cartomante da piccolo schermo con cui Addolorata si tiene in contatto. Nell’insieme, uno spettacolo piacevole e molto applaudito. Al successo hanno contribuito Sergio Rubini (sua la voce grezza e imbonitrice del mago), Carmelo Giammello (scene) e Luigi Biondi (luci). – Prossimo appuntamento stagionale,  domenica 29 e lunedì 30 dicembre al Kismet con ‘Un poyo rojo’, uno spettacolo di danza acrobatica con Alfonso Baron e Luciano Rosso diretti da Hermes Gaido.

Italo Interesse

 


Pubblicato il 18 Dicembre 2019

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