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Avvisi di pagamento illegittimi della Asl a 30mila utenti per prestazioni non dovute

Nei giorni scorsi l’Asl di Bari ha fatto partire circa 30mila avvisi di accertamento per evasione del rispettivo ticket sanitario, e quindi con relativa ingiunzione di pagamento, per prestazioni sanitarie effettuate negli anni scorsi in regime di esenzione, ma in realtà – secondo la Asl – non dovute, perché coloro che ne hanno usufruito non ne avevano diritto a costo zero. A contestare e criticare l’iniziativa è il capogruppo di “Fratelli d’Italia” alla Regione, Ignazio Zullo, che nella procedura messa in atto dalla Asl barese ravvisa un “abuso”, oltre che un marchiano “errore” procedimentale in quanto, trattandosi in taluni casi di utenti minorenni, sarebbe stato corretto agire con dei solleciti di pagamento, anziché con “avvisi” la cui valenza giuridica richiede necessariamente che vengano notificati a persone che abbiano giuridicamente “capacità d’agire”, e quindi maggiorenni. Vale a dire a chi ha la patria potestà su di essi, cioè genitori o tutori. Ma nella denuncia di Zullo c’è di più. Infatti, secondo quanto afferma il capogruppo pugliese della formazione di Giorgia Meloni in Consiglio regionale, l’Asl di Bari avrebbe anche omesso negli avvisi di rendere noto (cosa, invece, prevista per legge!) l’Autorità da adire in caso di opposizione all’atto ed il termine entro il quale può essere proposto. Ma vediamo nel dettaglio cosa dichiara Zullo nella denuncia e le sue specifiche richieste al direttore generale della Asl-Bari, Antonio Sanguedolce. “Non siamo di fronte solo all’ennesima ‘bussata a denari’ da parte delle Asl nei confronti dei cittadini, in questo caso di 30mila baresi, ma a un vero e proprio abuso, del quale qualcuno deve rispondere in ogni sede” – ha dichiarato l’esponente regionale di Fdi in una nota, specificando che l’interesse alla vicenda è politico, “ma in questo caso” è pronto anche “a denunciare questa vergogna in ogni sede, perché siamo di fronte a una vera e propria tirannia” da pare dell’Azienda sanitaria locale, che ha messo in essere un iter di recupero di somme forse in maniera illegittima e, sicuramente, del tutto anomala. Infatti, ha sottolineato Zullo: “dalla Direzione sarebbero dovuti partire semplici solleciti di pagamento ma invece, in maniera appunto abusiva, si è scelta la strada dell’avviso di accertamento, e quindi di un titolo esecutivo (stile Agenzia delle Entrate)”. “Procedura, però, che – ha continuato Zullo – presenta evidenti vizi ed eccezioni insanabili”. Quali? “Il primo e il più grave – ha avvertito l’esponente regionale “meloniano” – avere come destinatari minori, che per legge sono ‘incapaci’ e necessitano dell’autorizzazione al trattamento dei dati solo da parte dei genitori”. “Le altre gravi incongruenze – sempre a detta della capogruppo di Fdi alla Regione – sono il non riferimento al Giudice competente, per l’eventuale proposizione dell’impugnazione contro l’atto medesimo, e anche i termini entro i quali presentare opposizione”. Perciò Zullo, in fine, ha chiesto che il d,g. Sanguedolce, renda noto chi ha inviato i 30mila avvisi di accertamento, e se al riguardo vi è un responsabile del procedimento, per comprendere chi e quando ha compiuto il presunto abuso. Infatti, in conclusione l’esponente regionale di centrodestra si chiede se non vi è, forse, “la presunzione” da parte dell’Asl-Bari “di poter vessare i cittadini a proprio piacimento, senza dover rispettare le leggi”. Ma se così fosse realmente, prima ancora della denuncia di Zullo e delle sue possibili iniziative “politiche e non” al riguardo, dovrebbe intervenire l’Autorità competente a “sanzionare” l’accaduto ed i presunti responsabili. Ma su quest’ultimo aspetto della vicenda il discorso sarebbe, forse, assai più lungo ed articolato.

 

Giuseppe Palella

 

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