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Avvocati a muso duro: “Il ministro ci prende per i fondelli ….”

Botta e risposta tra il presidente degli avvocati del Foro di Bari Stefanì e il ministro della giustizia Bonafede sul nuovo polo della giustizia, un’incompiuta che sembra passare di generazione in generazione (…e non solo di avvocati), a Bari tra ritardi, misteri, sperperi e colpi bassi. «La situazione è ormai insostenibile e continuiamo a vedere disinteresse del Ministero della Giustizia nei confronti dello stato emergenziale del nostro foro. Per questo torniamo a chiedere la nomina di un commissario straordinario per la gestione dell’edilizia giudiziaria a Bari”, attacca a testa bassa il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Bari Giovanni Stefanì, commentando quanto detto il giorno prima (l’altro ieri, NdR) a Foggia dal ministro Bonafede sulla cittadella giudiziaria di Bari. Affermazioni, quelle dell’avvocato/ ministro, ritenute inaccettabili dalla comunità forense barese. «Leggere che il ministro nutra la speranza di poter accelerare ulteriormente i tempi aggiungendo che i miracoli non si possono fare – incalza Stefanì – ci fa cadere le braccia. Ma quale ulteriore accelerazione? L’ultimo atto ufficiale del Ministero, la firma del protocollo per la sua realizzazione, risale al luglio 2019 mentre l’ultima riunione allo scorso gennaio, quando i funzionari del Ministero garantirono tempi di record per le procedure riguardanti la nuova Cittadella della Giustizia. Da allora più nessuna notizia. Di quali record parliamo? In quale buco nero è finita la convenzione per la gara per la progettazione ancora da sottoscrivere? Nonostante il ‘pressing’ del sindaco Decaro, di magistratura e avvocatura barese, nulla si sa in merito. Come da tempo suggerito e così come avvenuto per altre opere strategiche del Paese, invochiamo l’intervento di un commissario straordinario che possa recuperare il tempo fin qui perduto», va giù pesante Stefanì. E non è finita. «L’ennesima goccia che sta facendo traboccare il vaso – aggiunge l’avvocato che rappresenta la sua categoria e non solo – è l’affannosa ricerca tra i cinema della città di una sede appropriata e sicura per l’affollato processo riguardante la Banca Popolare di Bari. Mi chiedo: possibile che non si riesca a trovare uno spazio pubblico che consenta lo svolgimento in sicurezza di un processo di così grande rilevanza sociale, peraltro consentendo un risparmio per le casse dello Stato? Sul tema auspichiamo che il tavolo di confronto che la commissione permanente provvederà a convocare, possa tenersi quanto prima e veda il coinvolgimento di tutte le istituzioni interessate a risolvere una vicenda che presenta importanti risvolti collettivi». L’ultimo tema toccato da Stefanì, finalmente a carte scoperte e senza risparmiare le critiche ai burocrati ministeriali e ai tecnici comunali, «l’ulteriore ritardo nei lavori di ristrutturazione del Tribunale di piazza De Nicola, da ultimarsi all’inizio di agosto ma ancora in corso, che costringeranno operatori della giustizia e cittadini a nuovi e duraturi disagi a causa della chiusura dell’ingresso principale. Per quanto ancora dovremo pazientare attendendo la conclusione di lavori che si sa quando iniziano, ma mai quando finiscono?» Insomma, finalmente gli avvocati baresi alzano il tono di una ‘querelle’ che finora, tenendo un profilo basso, non ha sortito alcun effetto concreto sul fonte delle proposte e soluzioni sulla sede unica della giustizia in Città. Un tono contenuto o una colpevole assenza, quella tenuta in oltre trent’anni sull’argomento ‘giustizia nelle tende’ dalla categoria, che non fa onore a nessuno. E che rivela, in ogni caso, una sorta di pavidità da parte dell’intera categoria forense che non porta -…e non ha portato – da nessuna parte, sulla cittadella della giustizia. Una scelta, comunque, anche tardiva, quella di dire finalmente le cose come stanno su una sede dignitosa per accogliere la Giustizia,  perché solo approfittando di un terreno sgombro da contraltari, così l’altro giorno Bonafede ha potuto addirittura parlare di “edificio che ha una sua dignità”, riferendosi al palazzaccio ex Telecom di Poggiofranco. Laddove si dice la giustizia penale, in una metropoli che, a sua volta, si spaccia europea. Alfonso Bonafede, parlando coi giornalisti dell’emergenza dell’edilizia giudiziaria a Bari a conclusione di una vista a sorpresa al Tribunale di Foggia, ha anche detto che <<c’è tanto da fare, c’è un progetto di cittadella giudiziaria su cui stiamo portando avanti il percorso che abbiamo già progettato”. Un percorso che, come abbiamo detto e ripetuto sulle colonne di questo giornale da tempo, non porta da nessuna parte, almeno se il Ministro si riferisce al progetto caldeggiato dal Comune di Bari. E che si sviluppa con la ricostruzione di ex caserme lungo un’area che il Piano regolatore generale della Città di Bari (Piano Quaroni del 1976) contempla a verde e servizi per la residenza, inderogabili ex lege.

 

Francesco De Martino

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