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Bambini, ai ragazzi l’idea

Nel 1991 il paleontologo ostunese Prof. Donato Coppola, direttore del Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale di Ostuni, scopriva presso la grotta di S. Maria di Agnano (nel territorio della Città Bianca) una necropoli-santuario frequentata dal Paleolitico al XVIII secolo. I più interessanti resti umani riguardavano quelli di una donna vissuta circa 28mila anni fa e sepolta con un bimbo ancora in grembo. Il corpo della giovane donna (si suppone avesse una ventina d’anni quando spirò) si presentava in posizione rannicchiata, con la mano sinistra sotto una guancia e la destra appoggiata sul ventre in un gesto protettivo. La sconosciuta aveva ai polsi bracciali di conchiglie e un copricapo ancora di conchiglie ; il rinvenimento di strumenti in pietra e di altri oggetti d’incerta funzione fanno ancora oggi pensare ad un rituale di divinizzazione a scopi propiziatori. Dinanzi all’eccezionalità della scoperta il sepolcro fu violato : Prima venne asportato il banco tufaceo nel quale quei poveri resti riposavano. Poi (e ciò è avvenuto assai di recente) le ossa di mamma e figlio/a sono state staccate dalla roccia e ricomposte separatamente, seppure all’interno della stessa teca (il lavoro sarà presentato al pubblico entro la prossima settimana). Prendiamo le distanze dal doppio gesto. Ciò detto, occupiamoci di altro e non meno delicato aspetto della questione. Inizialmente Coppola aveva battezzato quella donna col nome della moglie, Delia. Poi per ragioni personali il paleontologo pugliese ‘ritirò’ quel nome al cui posto ora è in uso l’arida espressione ‘Ostuni-1’, per segnalare che fu quella la prima sepoltura rinvenuta a Santa Maria. Con tutto il rispetto per la Città Bianca, quell’Ostuni-1 suona gradevole quanto un numero di codice fiscale. Se si osserva (vedi foto) la meravigliosa ricostruzione del sito dove fu rinvenuta la Donna di Ostuni, ricostruzione retrocessa al tempo della sepoltura, si resta sconcertati dalla bellezza gentile di questa donna, dall’amorevolezza del gesto materno, dalla dolcezza della posa. Perché guastare tutto con un Ostuni-1? Serve un nome. Dove andarlo a trovare? Se ‘Donna di Ostuni’ suona anonimo, ci si può affidare alla fantasia, alla tenerezza sempre mirata di bambini e ragazzi? La nostra proposta è quella di un concorso da lanciare nelle scuole : ‘Diamo un nome alla Donna di Ostuni’… Certo, un nome di gusto contemporaneo striderebbe con l’immagine di tempi così remoti. Eppure, per quanto in modo approssimativo, i nostri progenitori conoscevano la comunicazione verbale, per cui usavano chiamarsi, forse distinguendosi secondo le caratteristiche corporali o caratteriali. Così facevano i nativi americani, e con  notevole creatività : Nuvola Rossa, Toro Seduto, Cavallo Pazzo… Su questa scia suggeriamo per la Donna di Ostuni : ‘Dorme-col-bimbo’.

Italo Interesse

 

 

 

 

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