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Banca Popolare di Bari:al capezzale i risparmiatori per i danni

Banca Popolare di Bari, non c’è pace tra gli ex clienti che hanno perso spesso i risparmi di una vita e per i quali adesso ci sono pochissimi altri giorni -e precisamente fino a lunedì 18 gennaio- per partecipare all’azione risarcitoria promossa dal Comitato a difesa dei consumatori nei confronti degli ex amministratori di BpB che hanno contribuito a causare, appunto, il dissesto dell’istituto di credito mandando, come detto, in fumo i risparmi dei piccoli azionisti. Si è aperto, infatti, a Bari un nuovo filone del procedimento penale a carico di alcuni ex dirigenti dell’istituto di Corso Cavour per accertare i reati di false comunicazioni sociali, falso in prospetto, falso in bilancio e ostacolo alle attività di vigilanza, la cui prima udienza si svolgerà il prossimo 28 gennaio. Ed in occasione della prima udienza tutti gli azionisti potranno presentare la propria costituzione di parte civile: sia coloro che non hanno partecipato al primo procedimento e sia coloro che già si sono costituiti, non potendo sapere oggi quale dei due giudizi si concluderà con una condanna e quindi con il risarcimento dei danni. Il Codacons, che già assiste centinaia di azionisti, è pronto ad assistere anche chi vorrà partecipare a questo secondo procedimento per chiedere il risarcimento del danno subito a causa della perdita di valore delle proprie azioni, oltre al danno morale pari a 10mila euro ciascuno che verrà successivamente quantificato dai giudici comoetenti. Per partecipare all’azione con il Codacons, sarà bene precisarlo, si può andare sul sito dell’Associazione alla pagina dedicata: https://codacons.it/banca-popolare-di-bari-secondo-procedimento-penale/. E dire che Banca Popolare di Bari, società cooperativa per azioni tra le dieci maggiori banche popolari italiane, era stata già da diverso tempo fortemente attenzionata dagli inquirenti per i problemi di gestione e trasparenza delle proprie finanze, con occhi di riguardo in alcune aperture di credito ad alcuni imprenditori di cui si parlava parecchio, tra gli stessi azionisti e risparmiatori più attenti. Ma, salvo qualche rivista  diffusa a livello nazionale, in Città nessuno ha avuto il coraggio mai di alzare il velo sulla gestione della banca di Jacobini. La Procura di Bari ha concluso le indagini preliminari su Vincenzo De Bustis Figarola, ex amministratore delegato della Banca Popolare di Bari, per il reato di falsa testimonianza, ma quest’inchiesta costituisce solo uno dei filoni della più ampia indagine relativa alla Banca Popolare di Bari che ha condotto a interdizioni e arresti tra i colletti bianchi che azionavano le leve del comando nelle stanze ai piani alti di Coreso Cavour e dintorni, a Bari. L’ex presidente e l’ex co-direttore della banca con altri dirigenti responsabili di cessioni di credito e bilanci ora dovranno rispondere -come detto – di vari reati, ma come sempre, in questa drammatica storia, a pagarne le conseguenze maggiori saranno state le decine di migliaia di risparmiatori (tra azionisti e obbligazionisti) che hanno visto praticamente dissolversi oltre 1,5 miliardi di Euro del loro capitale. Per loro il rischio maggiore, detenendo circa 160 milioni di azioni a un prezzo teorico di 2,38 euro ciascuna, è quello di subire un completo azzeramento dell’investimento. Eppure nemmeno cinque anni fa la situazione economico-finanziaria della Banca era prospettata come solida, al punto da ritenere il valore del titolo azionario aver toccato cime tra 8,50 Euro e 11,50 euro, anche se si decise di fissare il vecchio valore di quotazione a 9,50. E’ stato a partire dal 2018 che la situazione economico-finanziaria si surriscaldava, tanto che i cosiddetti crediti inesigibili ammontavano a oltre 2 miliardi, su un totale di 7 miliardi di crediti. Tanto che nell’autunno del 2018 Consob comminava sanzioni per circa 2,6 milioni, facendo crollare le ultime speranze di ripresa della Banca, in Città. Il 2018, insomma, si concludeva come peggio non poteva, con un bilancio e perdite consolidate da 420 milioni di euro. L’anno dopo, infine, prima la Banca d’Italia e poi il Consiglio dei Ministri suggellavano commissariamento e ‘de profundis’. Ma a cadavere oramai freddo, purtroppo, non resta che celebrare il funerale di quello che è stato l’istituto di credito vanto dei baresi. E tutto senza nemmeno poter seguire il corteo funebre: niente fiori, ma opere di giustizia…

Francesco De Martino

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