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Barbablù, la settima vittima

 

Gli orchi esistono davvero, le streghe pure. Basta guardarsi attorno per convincersene. Perché allora Barbablù dovrebbe essere solo un personaggio da fiaba? Ecco un’altra figura senza tempo. Ciò che rende ‘moderna’ questa figura – che ha persino ispirato un collaudato format televisivo (Amore criminale) – è il suo colore seriale e misogino. Un colore reso particolarmente odioso dall’ergersi di Barbablù a Giudice Supremo, il quale con la scusa di ‘mettere alla prova’, rovista nella  putredine del proprio pensiero fino a scovare trappole utili allo sfogo di una natura miserabile. Messe così le cose, quella di Perrault è anche fiaba coraggiosamente blasfema. L’autore francese risparmia in extremis alla settima e anonima sposa l’oltraggio del coltello. L’avesse scritta oggi, avrebbe fatto arrivare i fratelli dell’infelice con una frazione di ritardo (e Barbalù l’avrebbe fatta pressoché franca per effetto del totale vizio di mente). La pensa così Otto Marco Mercante, autore di ‘Casa Barbablù’, uno spettacolo andato in scena  domenica scorsa al Piccolo Teatro Eugenio D’Attoma. Ben interpretato dallo stesso Mercante e da Francesca Danese, ‘Casa Barbablù’ sa coniugare la fresca e innocente leggerezza di lei con la rigidità cupa e legnosa di lui. Scelte musicali inattese tuttavia felici avvolgono questo allestimento che Mercante immerge nel buio e nella desolazione di una scena spoglia. Il fastoso palazzo di Barbablù di cui parla Perrault, non c’è. In questa nudità si consuma progressivamente la disillusione di lui (e a ben guardare anche quella di lui), come suggerisce l’azione reiterata di un pasto in comune via via più stanco e sciatto. Altre azioni raccontano questo svuotarsi del sogno, come il vento che solleva frammenti di candido tulle nuziale, quello stesso tulle che nella scena finale si adagerà come un sudario sulla fanciulla senza nome, gratuitamente sacrificata sull’ara della Colpa. Nel lavoro di Mercante Barbablù si conferma mostro, ma pure un dannoso poveraccio, come ispira la sua apparizione iniziale : quest’uomo che come un dannato dantesco lentamente attraversa la scena da un capo all’altro trascinandosi dietro la zavorra dei propri peccati. Uno spettacolo che inquieta e lascia il segno (ha contribuito al successo anche Francesca Randazzo nel ruolo di scenografa e costumista). – Prossimo appuntamento di stagione del Piccolo, domenica 18 novembre con ‘Paradise’, della compagnia Acasa, compagnia che quest’anno coopera con Nietta Tempesta nella gestione della stagione del teatro di Strada Borrelli. ‘Paradise’ è un testo di Valeria Simone, interpretato da Lucia Zotti ed Elisabetta Aloia. Direzione di Marialuisa Longo.

Italo Interesse

 

 

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