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Barbieri e parrucchieri: “…e se si aprisse soltanto ai vaccinati?”

Barbuti e capelloni, governo ladro! Non c’è differenza, difatti, tra Conte e Draghi, s’arrabbiano anche a Bari, dove sono sempre chiusi parrucchieri e barbieri. Penalizzati come tante altre categorie di piccoli e medi imprenditori, nonostante il loro lavoro sia svolto in assoluta sicurezza. E per di più, lamentano i meno disposti ad accettare filosoficamente le decisioni dei nostri governanti, dopo che l’anno scorso sono stati costretti in molti casi a spendere una barca di quattrini, appunto, per mettere i loro locali a norma per evitare contagi da SarCov2. L’ultimo in ordine di tempo a difendere la categoria dei barbieri e parrucchieri è stato il vicepresidente del Consiglio regionale Giannicola De Leonardis. “In Puglia la situazione dei contagi è critica, più che altrove a livello nazionale, ma il perdurare di determinate restrizioni appare comunque ingiustificato e penalizzante in particolare per determinate categorie, come parrucchieri e barbieri. I quali si sono adeguati alle direttive imposte per la riapertura conseguente al primo ‘lockdown’ e hanno svolto per tanti mesi e continuavano a svolgere la propria attività in piena sicurezza, sanificando continuamente l’ambiente di lavoro, garantendo il distanziamento attraverso le prenotazioni e gli appuntamenti, provvedendo al controllo della temperatura all’ingresso. Non risultano, infatti, contagi o focolai in questo ambito: perché allora mettere in ginocchio tanti professionisti che devono provvedere, oltre al mantenimento della propria famiglia, a ingenti spese per l’attività, dal fitto dei locali alle varie tassazioni, al pagamento dei fornitori e delle fatture, e per i quali i ristori – quando verranno erogati – rappresentano e rappresenteranno una quota irrisoria rispetto alle reali necessità ed esigenze?” Tra l’altro, continua De Leonardis, il perdurare della chiusura imposta sta favorendo lo svolgimento dell’attività in nero presso abitazioni private, con la beffa di mancati versamenti per l’erario e dell’aumento del rischio potenziale di contagio. Per questo il consigliere pugliese ha deciso che presenterà una mozione perché la Regione Puglia, in sede di Conferenza Stato-Regioni, impegni il Governo nazionale a rivedere questa decisione che appare difficilmente comprensibile, e che potrebbe ammettere eccezioni, come per esempio la riapertura con accesso consentito almeno alla platea dei vaccinati. Per ora, però, ia la chiusura di barbieri e parrucchieri nelle zone rosse rappresenta un durissimo colpo per una categoria che, attraverso i suoi rappresentanti, non si dà pace e soprattutto non riesce a capire come si possano applicare al settore provvedimenti ancor più restrittivi. Eppure parrucchieri e barbieri nel corso dei primi mesi di clausura anche totale hanno dimostrato che i loro esercizi erano e sono più che sicuri, sia in termini di contingentamento delle persone, sia per l’utilizzo dei materiali monouso, oltre che per le distanze rispettate. E in Puglia, come più o meno dappertutto nel Nord, Centro e Sud Italia, il comparto ha subito cali di fatturato del 45%. Con queste nuove chiusure, molti di noi non ce la faranno a sopravvivere, essendo stati i Tar di alcune regioni (Lazio in primis) ancora più drastici dell’ultimo dpcm: il 14 gennaio scorso, escludeva gli “estetisti” dai “servizi alla persona” erogabili in “zona rossa”, inserendoli tra i fornitori di servizi essenziali. Centri estetici che, come barbieri e parrucchieri, ora non possono ancora operare. Insomma, ora più che mai occorre rivedere questa decisione: parecchie attività, infatti, operando a singhiozzo, si trovano nelle condizioni di dover chiudere. E costringendo anche questi esercizi dedicati alle persone ad abbassare la saracinesca, si sta dando ancor più campo libero agli abusivi che operano, non garantendo il rispetto delle così rigorose norme anti-Covid. Attività che non solo non pagano le tasse, soprattutto nel nostro Meridione, ma che rappresentano un vero pericolo per la salute dei cittadini.

Antonio De Luigi

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