Cronaca

Bari calcio tra scandali e fantasmi del passato

Scheletri che escono dagli armadi e a distanza di decenni creano ancora  imbarazzo , sconcerto e vergogna. A “riesumare” lo zombie di una presunta partita truccata tra la squadra biancorossa e quella abruzzese del Castel di Sangro è stato Massimo Giletti nel corso della trasmissione “Non è l’arena ” ,seguito programma televisivo in onda su La7 la domenica sera. I fatti risalgono al 15 giugno di un lontano 1997 , quando nel corso dell’ultima partita del campionato cadetto la squadra del Bari , allora guidata dal tecnico viareggino Eugenio Fascetti, era in corsa per la  promozione in serie A. La compagine biancorossa aveva come imperativo categorico per aspirare alla massima serie  solo e soltanto la vittoria, garantendosi così la sicurezza matematica. Fra  le mura di un gremito stadio San Nicola, in quel caldo pomeriggio di inizio estate, l’undici biancorosso doveva affrontare il Castel di Sangro, squadra che dopo aver meritatamente conquistato la permanenza in B(  per loro un autentico scudetto ) non aveva più nulla da chiedere al campionato. Sulla carta per  il (o la ) Bari l’impegno non era affatto ostico, ma la tensione e le aspettative erano alle stelle: la squadra doveva vincere a tutti i costi. E qui sarebbero cominciate le dolenti noti, almeno a sentire le testimonianze di un paio degli allora giocatori che militavano nel sodalizio abruzzese; dichiarazioni scottanti ,raccolte dall’inviato della suddetta trasmissione. Mentre il primo calciatore, rimasto al momento anonimo, ha parlato sia pur apertamente , benchè a telecamera nascosta , della presunta partita truccata con premi bonus ( una ventina di milioni delle vecchie lire), sia per la conquistata permanenza in B sia per  l’ “aiutino” al Bari ( citando anche alcuni  nomi , ovviamente occultati dalla regia del programma) dei protagonisti della combine , a  parlare de visu in televisione è stato, invece,  Luca Albieri, che con la sua  testimonianza sembra abbia voluto togliersi un peso sulla coscienza facendo appello ai  valori di lealtà ed onestà sportiva. Albieri, all’epoca dei fatti poco più che ventenne, non era un calciatore qualunque, ma era considerato all’unisono dagli addetti ai lavori uno degli astri nascenti del calcio italiano, tanto che l’ex patron della Fiorentina, Cecchi Gori , lo considerava l’erede naturale  del fantasista Roberto Baggio. Nel corso dell’intervista Albieri ha per certi versi confermato quanto già affermato dal suo ex compagno di squadra, parlando anch’egli di partita sicuramente venduta. Lui i soldi, a differenza del suo collega, non li avrebbe percepiti . Addirittura anche il risultato  del 3 ad 1 a favore del Bari  era già stato concordato; la squadra biancorossa segnò la prima rete , per la cronaca anche di pregevole fattura, dopo una manciata di secondi dal fischio di inizio. A rendere il quadro più inquietante ci sarebbe pure il libro del noto scrittore e giornalista americano Joe Mcginnis, nel quale si fa riferimento a questo sgradevole episodio di disonestà sportiva. L’autore del volume, morto a 71 anni nel 2014,  seguì con interesse tutte le vicende sportive della squadra del Castel di Sangro, una compagine sportiva ( attualmente gioca in Promozione) che in quegli anni fece parlare di sè per gli ottimi risultati conquistati sul campo. Mcginnis a seguito di quell’episodio illegale ed antisportivo  fu oggetto di vere e proprie minacce ed intimidazioni affinchè non rivelasse quanto era a sua conoscenza. Il libro, dal titolo ” Il miracolo del Castel di  Sangro” ,fu pubblicato nel 2001 edito da Kaos . Altro particolare di non poco conto è che, all’epoca, importanti editori italiani preferirono non dare alle stampe il lavoro di Mcginnis per non mettere a repentaglio l’ incolumità ….propria.  Fin qui una stringata sintesi di ciò che si è visto domenica a mezzanotte su La7. Naturalmente questa inchiesta giornalistica  potrebbe essere foriera di clamorosi sviluppi in ambito calcistico , che si spera non inficino il futuro della nostra squadra che, dopo le vicissitudini societarie degli ultimi anni, sotto la presidenza di Giancaspro sta tentando senza non poche difficoltà di rientrare nel calcio che conta. C’è da sperare vivamente che dopo la nota vicenda del calcio scommesse, che  nel 2011 coinvolse la squadra ( allora  il Bari militava mediocremente  nella massima serie e retrocesse) con l’arresto di alcuni giocatori accusati di essersi venduti più di una partita, questa non sia una ulteriore tegola, un’altra macchia indelebile sulla storia del Bari calcio.  Penalmente parlando ,i presunti reati commessi dai protagonisti di questa brutta vicenda sportiva sono andati in prescrizione; non dovrebbero essere invece prescritti i valori come la dignità , l’onestà, la correttezza e la lealtà sportiva .Questa possibile onta non la meritano  i tanti tifosi  che nel corso dei decenni hanno dato prova di passione, entusiasmo ed attaccamento alla squadra ed ai colori sociali. Senza retorica alcuna,   il grande cuore biancorosso dimostrerà ancora una volta di essere superiore a tutte queste bassezze umane, morali e sportive  ed agli ignobili  intrighi compiuti da squallidi personaggi che per denaro si sono venduti l’onore, la dignità e soprattutto la maglia che hanno immeritatamente indossato.

 

Piero Ferrarese


Pubblicato il 20 Febbraio 2018

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