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Bari, cronaca di una morte annunciata

Quella dei biancorossi è molto più di una retrocessione: è la fine di un ciclo

Quella del Bari è molto più di una retrocessione: è la fine di un ciclo. Dall’arrivo della presidenza De Laurentiis, i pugliesi hanno sempre scalato le gerarchie o, quantomeno, salvaguardato la categoria. L’obiettivo dichiarato è sempre stato quello di costruire una squadra competitiva per raggiungere la promozione in massima serie attraverso la lotteria dei playoff. Purtroppo, da tre anni a questa parte, l’obiettivo dichiarato non è mai coinciso con quanto visto sul campo: due playout in tre anni e un playoff mancato. Tre annate disastrose che sono culminate con un’inevitabile retrocessione, precedentemente raggirata o soltanto sfiorata.

La retrocessione è avvenuta per mano di Fabrizio Castori, quell’allenatore che Longo in carriera non è mai riuscito a battere e che ha dimostrato di saper tenere coeso l’ambiente anche nelle difficoltà. Dopo il pareggio a reti bianche al San Nicola nella gara d’andata, il Bari era costretto a vincere a Bolzano. La percezione di essere già riusciti in un’impresa simile, due anni prima contro la Ternana, potrebbe aver reso psicologicamente più fattibile la salvezza. La sottovalutazione del pericolo, o del danno economico e d’immagine che la città avrebbe vissuto, ha portato la squadra a non mostrare in campo il suo lato più aggressivo e identitario.

Longo ha confermato lo stesso undici della gara d’andata, con l’unica sostituzione di Esteves con Braunoder in un 4-3-1-2 capace di dare equilibrio e spinta allo stesso tempo. Pochi sono stati, però, i sussulti dei baresi nell’area avversaria durante tutto il match. La prima vera occasione è arrivata dal subentrato Gytkjaer al 73’, con un tiro da centro area parato sotto la traversa. Per il resto, i galletti hanno subito le incursioni del Südtirol, che è anche riuscito a gonfiare la rete con Pecorino al 62’: gol successivamente annullato dal VAR per un fallo dell’attaccante altoatesino su Lorenzo Dickmann.

Il match si è concluso con l’espulsione dalla panchina di Raffaele Pucino, al 23’ del secondo tempo, per aver rivolto una critica irrispettosa nei confronti di un assistente di gara. È finito così 0-0 lo spareggio salvezza tra Südtirol e Bari, con i bolzanini salvi grazie al punto in più racimolato nella graduatoria della regular season. Anche questa volta i baresi hanno assistito ai fuochi d’artificio sul Druso, realizzati per festeggiare la salvezza, così come avvenne il 13 maggio dello scorso anno a margine del mancato raggiungimento dei playoff da parte dei baresi.

Dopo la disfatta, ai microfoni della stampa si sono susseguiti il direttore sportivo Valerio Di Cesare e il tecnico Moreno Longo per scusarsi con la piazza e analizzare quanto non abbia funzionato nell’intera stagione.

Il direttore sportivo si è concentrato sulle proprie responsabilità: “Abbiamo fatto un fallimento totale, è una ferita che mi porterò per sempre dentro, unita a quella dell’11 giugno. Provo un grande dispiacere per la città e per tutti i tifosi, che non si meritavano un epilogo del genere. I ragazzi ci hanno provato, ma non ci sono riusciti. Dopo una batosta del genere non è il momento di parlare del futuro. Per ciò che riguarda le mie responsabilità, so quanto ho lavorato, ho dato il massimo.

Se oggi siamo retrocessi è anche una mia responsabilità. Non è stato facile: da gennaio abbiamo fatto un campionato diverso, ma non è bastato. Non mi sento tradito da nessuno. Ci sono passato anche io da un playout, solo che l’epilogo è stato differente. In questo caso abbiamo commesso degli errori che abbiamo pagato a caro prezzo. Il mister, quando è arrivato, ha trovato una squadra quasi totalmente nuova: non era semplice. Abbiamo avuto partite ravvicinate con giocatori che non giocavano da tanto tempo. L’allenatore è riuscito, in ogni caso, a fare 23 punti con i ragazzi, ma non è bastato. Le scelte sono state fatte in base a ciò che ha visto durante la settimana e a ciò che ha ritenuto più giusto”.

Moreno Longo, invece, ha teso a ribadire quanto il cammino da lui intrapreso, a campionato in corso, sia stato migliorativo rispetto ai mesi precedenti: “Chiedo scusa a tutte le persone che hanno riversato verso di me le aspettative di questa salvezza, a tutti i tifosi che ci hanno sempre seguito e sostenuto. Ce l’ho messa tutta, ho sperato fino alla fine di poter regalare questo sogno alla città, ma non ce l’ho fatta. Bari non merita questo. Quando succedono annate del genere, le responsabilità se le prendono tutti. Ma ci tengo a separare molto bene i sette mesi precedenti dai miei quattro.

Sotto la mia gestione il Bari ha avuto un rendimento da nono posto. Eravamo penultimi e, a detta di molti, eravamo morti prima di cominciare, ma ci siamo creati un’opportunità che non siamo riusciti a sfruttare. Abbiamo ereditato una squadra con grandi problematiche e l’abbiamo resa dignitosa con 7 vittorie. I ragazzi hanno fatto 22 gol in 18 partite, mentre precedentemente ne avevano realizzati 16 in 20 gare. Abbiamo così eguagliato il Modena, e abbiamo fatto 2 punti in più della Juve Stabia. Questi sono dati che buttiamo via perché siamo retrocessi, ma i ragazzi hanno dato tutto quello che avevano. Le scelte che ho fatto le rifarei: sono sempre state commisurate agli avversari, alla condizione e agli allenamenti settimanali. Fare meglio era possibile, ma significava far girare questo Bari da quinto posto e non da nono per raggiungere la salvezza diretta. Oggi ho il rammarico di non essere arrivato prima”.

Intanto, l’amministratore unico Luigi De Laurentiis non ha rilasciato alcuna dichiarazione a margine della retrocessione del suo Bari. È stato immortalato mentre andava via tempestivamente dal Druso di Bolzano al termine del match. Intanto sono molti gli interrogativi che affollano le menti della città. Le istituzioni cittadine, nella persona del sindaco di Bari Vito Leccese, sono intervenute con una lettera aperta al presidente De Laurentiis per un incontro finalizzato alla firma della concessione del San Nicola a partire dalla prossima stagione. La richiesta del primo cittadino è quella di avere un quadro chiaro della programmazione della proprietà prima di firmare la concessione dello stadio cittadino. Di certo, il progetto della Filmauro a Bari è miseramente fallito e si attendono sviluppi in vista di una rifondazione già dalle prossime ore. Sarà un’estate molto bollente. (ph. T.Lapedota)

Tess Lapedota


Pubblicato il 26 Maggio 2026

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