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Bari e le piste ciclabili, amore mai sbocciato…

Ecco cosa accadeva ieri mattina sul lungomare Storelli, precisamente all’altezza del Cus/Bari, con un Tir praticamente di traverso per colpa della pista ciclabile messa là da poco. Certo, saranno state anche le auto dei soliti imbecilli parcheggiate a capocchia, la manovra avventata dell’autista del Tir o per davvero –come dicevano tutti – una pista che occupa troppo spazio, lasciandone poco al passaggio di auto e camion, ieri è stato caos totale da quelle parti, un concertine a suon di clacson, improperi e bestemmie. Del resto la storia delle piste ciclabili a Bari è disseminata di buche, erroracci e passi falsi, con gli assessori di turno che hanno sempre parlato di <<opera eco-sostenibile, per alleggerire traffico e smog>>. Come nel lontano 2008, quando l’invasione delle piste per gli amanti delle due ruote cominciava a Bari, lungo Viale della Repubblica e Viale Unità d’Italia, su due arterie di traffico a scorrimento veloce. Una pista foriera di incidenti stradali e con le autovetture finite nelle vetrine dei negozi, addirittura. E le conseguenze di una manovra repentina degli automobilisti allorquando erano costretti a evitare repentinamente un ostacolo? “Chiedo per l’ennesima volta a Sindaco e Giunta di intervenire quanto prima nel progetto di esecuzione con una variante in corso d’opera che  avrà pure il suo costo, ma il beneficio della sicurezza dei ciclisti, che non ha prezzo”, s’infervorava l’allora consigliere comunale Donato Cippone per quell’obbrobrio pericolosissimo di Viale della Repubblica, con le bici che s’incrociano con le auto. E ci sarebbe pure da ridire sulla pista ciclabile lungo via Re David, passando dal Campus Universitario e restringendosi a imbuto nel tratto terminale con un solo senso di marcia, sicuramente meno visibile ma certamente non meno dispendiosa. Ma sindaco e amministrazione vanno avanti per la loro strada, anche dopo aver inaugurato il cantiere per la realizzazione della prima pista ciclabile nel cuore della Città ben dodici anni fa. Allora era assessore alla Mobilità –indovinate un po’….- l’ing. Antonio Decaro, capace di dare semaforo verde a una pista con tanto di ringhiera in acciaio, mentre in corrispondenza degli attraversamenti pedonali e carrabili ci sono colonnine e dissuasori. Senza contare che, in corrispondenza dei semafori, la pista è dotata della cosiddetta “casa avanzata”, apposito sistema che consente al ciclista di avere una posizione privilegiata rispetto alle autovetture in attesa del “verde”. Il Comune con questi accorgimenti intendeva tranquillizzare tutti, cosa che non è riuscito a fare a Fesca/San Girolamo e Marconi, quartieri che si sono sollevati all’unisono contro la pista ciclabile che attraversa anche buona parte del lungomare. Eliminando la sosta delle auto al centro strada e cambiando la sosta laterale da parcheggio “in linea” a parcheggio “a spina di pesce”: non un’opera di “portata storica”, come chiosava Emiliano nel 2008, ma nemmeno buona, prima azione di una rete di itinerari ciclabili. Tutti fin da quell’epoca programmati dal bici-plan del Comune di Bari, tanto per capire anche in periferia fino a che punto siano sicuri. Beninteso, in una Città dove il rispetto delle regole imposte dal Codice della Strada è fermo all’Età della Pietra. O giù di lì….

 

Antonio De Luigi

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