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“Bari è lieta”

In un articolo precedente si diceva del viaggio che Cesare Malpica, poeta, scrittore e giornalista nativo di Capua, intraprese nel 1841 e che lo portò a visitare buona parte del Belpaese. Dopo essere passato da Foggia all’inizio di settembre di quell’anno, alcuni giorni dopo egli era a Bari. Il ritratto che Malpica fa di Bari e della sua gente in ‘Il giardino d’Italia – Le Puglie’ è di quelli che allargano il cuore. Al suo arrivo Malpica nota che la vista di due carrozze “giunte di fresco” non arresta coloro che passano. La prima considerazione del visitatore è che “questo non dev’essere un paese di oziosi”. Sorprende anche il comportamento dei facchini, la cui folla “non ci assedia, non ci tira, non ci assorda”. Attendono “d’essere adoperati, quieti, co’ i berretti fra le mani”. Tale atteggiamento ispira una seconda considerazione : “Questo dev’essere un popolo docilissimo”. Già ben disposto, s’informa. Come si chiama questo albergo? A sentire “Del cuoco Italiano” si rallegra. “Ecco una insegna che non ti pone il dispetto nel sangue. Aborro gli Hotel i Restaurant, le Maisons meublées, perché quando sto in patria amo sentirne il linguaggio e viva Alighieri!” La buona impressione è subito corroborata dall’albergatore il quale, “seguito da’ suoi familiari, è disceso a darci il bene arrivati”. Introdotti nella locanda, Malpica e il suo seguito si vedono assegnate “stanze, ove nulla manca, ove tutto è in ordine come se si giungesse aspettati”. Le stanze sono luminose, le pareti sono dipinte a colori vivaci, le suppellettili sono pulite e “i letti spiumacciati; una fragranza di cibi ti conforta le nari”. Il servizio si manifesta anche migliore. I domestici, che “han le ali alle piante” manifestano “modi cortesi, sembianze sorridenti”. Non c’è che da aprire bocca. “Favellate e sarete ubbiditi…. e i fatti tengon dietro alle parole. – Recateci dell’acqua – vengono a recarvela – del Caffè – è disposto – una limonata – è fatta – preparate la cena – è imbandita – un ricapito da scrivere – non avete che a sedervi – chiamateci qualcuno che possa recar le lettere alla posta – Ci anelerò io stesso – Volete de’ sigari? Eccone de’ buoni. Bramate del rum? ne ho dell’eccellente. V’ha degli amici da avvisare? Nominateli. Vi piace d’andare al Teatro? Andrò a disporre un palchetto”. Malpica è palesemente soddisfatto, si sente a casa sua. “Che importa a me del lusso quando in mezzo ad esso scerno certi visi di creta, certi occhi di vetro, certi modi che ti gelano, certe garbatezze che sono ironia, certi inchini che sono insulti. Stiasi ove sta il lusso col suo orgoglio che è miseria, colle sue pretensioni che son pettegolezzi. Viva la espansione del cuore, viva la favella che vien dal cuore”. Perciò conclude che “Bari è lieta, la sua gente è lieta, il suo cielo è lieto; piantiamo qui le nostre tende… Viva Bari”.

 

Italo Interesse

 

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