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Bari e quei dieci figli in fondo al mare

Di recente Cornelis Oudendijk, un distinto signore di 73 anni, presidente dello Zee en Havenmuseum (Museo del Mare e del Porto) di Ijmuiden in Olanda ha raccontato a Gianni Lupo – che poi l’ha pubblicata su Giannella Channel, il blog di Salvatore Giannella – una storia dimenticata e che tocca da vicino noi pugliesi. Una storia talmente dimenticata da non meritare nemmeno una scheda su Wikipedia, spesso così prodiga di informazioni a proposito di persone, cose ed eventi di poco conto. Quella in questione è una storia di mare. Una storia tragica, ma al contempo edificante. Era il 26 novembre 1928 quando una nave da trasporto della Società Marittima Brindisina, la Salento, in viaggio da Edimburgo a Rotterdam con un carico di concimi incappava in una burrasca. Intorno alle 19:00, in prossimità del porto di Ijmuiden il timone della Salento si spezzava, dopo che in precedenza la furia del vento aveva messo fuori uso l’impianto radio. La nave, divenuta ingovernabile, era in balia degli elementi. Una cosa che non poteva sfuggire a chi stava a terra. Nonostante l’assenza di un SOS, partivano i soccorsi. Undici coraggiosi salivano a bordo di una scialuppa e a forza di remi, lottando contro i cavalloni, avvicinavano la nave. Ma le proibitive condizioni del mare non permisero l’abbordaggio (per di più, nel corso della rischiosissima manovra, un soccorritore annegò e un altro, gravemente ferito, morì alcuni mesi dopo). Intervenne allora un idrovolante che in vari passaggi tentò di lanciare cime. Ancora la furia delle onde vanificò quest’ultimo tentativo. Poi il calare del buio legò definitivamente le mani ai generosi olandesi. Verso le 21:00 la nave colò a picco portando alla morte l’intero equipaggio, composto da trenta uomini, tredici dei quali erano pugliesi (e di questi tredici, dieci venivano da Bari). La fonte citata tace sul numero delle salme recuperate e sul luogo di sepoltura. E’ noto invece che una piazza di Trinitapoli è dedicata a Michele Di Gennaro, primo Ufficiale della Salento e originario di quella città. In tutto questo fa specie che Bari non abbia intitolato una via, una targa a quei suoi dieci figli miseramente scomparsi. Ricordiamoli noi : Antonio Durini, Nicola Carofiglio, Domenico Insalata, Pietro Diana, Francesco De Benedictis, Rocco Meo, Giuseppe Gualberti, Cataldo Strisciuglio, Francesco Armenise e Ruggero Sabino ; le altre vittime pugliesi : Giacinto Pesce (Mola di Bari), Vito Colella (Monopoli) e Luca Saucillo (Molfetta). Andiamo avanti : Cinquantasette anni dopo il naufragio un sub appassionato di relitti riuscì a recuperare una pala dell’elica del Salento. Quel cimelio per trent’anni ha trovato posto nel giardino del Club del Nuoto Sportivo di Ijmuiden prima che nel 2016 venisse spostato e ricollocato all’ingresso dello Zee en Havenmuseum.

Italo Interesse

 

 

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