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Bari, nostalgia partenopea

Affacciate su mari differenti, separate dagli Appennini, Napoli e Bari si presentano  posizionate quasi alla medesima latitudine (il capoluogo pugliese è però leggermente più a nord). Malgrado questa distanza – risibile oggi, ma considerevole fino all’Ottocento – Napoli esercita si può dire da sempre  un influsso profondo su Bari. Una cosa che ha cominciato a far sentire i suoi effetti dopo la stipula della Pace di Caltabellotta del 1302, anno di fondazione convenzionale del Regno di Napoli. Un influsso che non si è spento neanche con l’estinzione del Regno delle Due Sicilie. In sette secoli generazioni di baresi sono emigrate a Napoli in cerca di fortuna. Al loro ritorno, pregni di cultura partenopea, i reduci la diffondevano. La musica, in particolar modo e nella forma della composizione per voce sola accompagnata, attecchì da noi come non avvenne altrove. Il risultato è che la canzone napoletana è di casa a Bari, dove suona particolarmente nostalgica, quasi l’ultima eco di un mondo perduto senza rimedio e perciò oggetto di rimpianto. Tanto fa immaginare affollato l’Auditorium Vallisa, dove stasera è in cartellone ‘Nobilissima Napoli : omaggio ai grandi autori della canzone napoletana’ (info : 337832542). Accompagnate da Peppe Licciardi (chitarra), Giovanni Dell’Aversana (chitarra) e Salvatore Esposito (mandolino), le voci di Consiglia Licciardi e Tommaso Chimenti condurranno il pubblico in un viaggio che idealmente parte dalle pendici del Vesuvio e arriva sino a Posillipo. Diciotto le ‘fermate’ in programma, ciascuna corrispondente a una canzone storica : Fenesta vascia, Era de maggio, Marechiaro, Santa Lucia luntana, Reginella, ‘Na sera ‘e maggio… A presentare l’evento sarà una figura ormai cara al pubblico barese, il talentoso Armando Merenda, reduce dal successo di ‘Novecento’, una produzione Artemisia andata in scena una settimana fa proprio sul palcoscenico de La Vallisa. ‘Nobilissima Napoli…’ sarà anche l’occasione per riflettere su quanto ancora è rimasto potente qui da noi il richiamo dell’opposta sponda tirrenica. Il richiamo della tradizione, ci pare il caso di precisare. Perché vette come ‘Lu cardillo, Uocchie c’arraggiunate, ‘O surdato ‘nnammurato’ e ‘Nun me scetà’ (altre canzoni in programma) adesso devono fare i conti col successo del genere neomelodico, che a Bari vanta – specie fra i giovani – un seguito vastissimo. I cultori di questo genere non ce ne vorranno se qui si coglie il destro per ribadire lo ‘scalino’ che distacca la tradizione dal suo erede dell’era globale. Sempre che la prima voglia riconoscere questa parentela.

 

Italo Interesse

 

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