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“Bari sempre nel cuore, spero ancora nella promozione diretta”

Diventare calciatori professionisti è il sogno di tanti ragazzini cresciuti a pane e pallone, specie se si è figli d’arte, è ancora più difficile realizzarlo perché spesso e volentieri è impossibile fare meglio ed emulare il proprio eroe (in questo caso il proprio papà), ma nel caso di Alessandro Armenise, figlio di Michele, un altro ex Bari ed allo stesso tempo uno dei migliori terzini della storia biancorossa, è riuscito ad indossare la maglia biancorossa e a realizzare una carriera di tutto rispetto. Alessandro è cresciuto nel vivaio biancorosso ed ha esordito nella stagione 2001-2002 ed in quella successiva, realizzando sei presenze complessive in campionato. Un terzino fluidificante e ‘tuttocampista’ che ha giocato nella sua carriera anche da mezz’ala, ed ha vestito dopo il Bari, le maglie del Teramo, Viterbese, Lanciano, Andria, Martina, Noicattaro, Catanzaro; Varese, Pro Vercelli, Cremonese ed infine nella Paganese dove ha archiviato la sua carriera nei professionisti nel 2014-2015, prima di scendere e calarsi con grande professionalità nel panorama dilettantistico, sino alla scorsa stagione. Con noi ha parlato del suo passato, dei progetti futuri e del suo Bari che non ha mai smesso di tifare e seguire.

Descriviti Alessandro che tipo di difensore sei stato, quanto ti manca il campo e raccontaci se hai in cantiere di tornare sul rettangolo di gioco.

“Il calcio mi manca certamente. Penso di essere nato per fare il calciatore e non ho rimpianti. Molte volte però ci sono delle situazioni esterne che ti portano a compiere determinate scelte. Sinceramente non ho ancora deciso in che modo tornare, però mi piacerebbe da una parte allenare ragazzini e trasmettere la passione che mi ha accompagnato nella mia carriera, e dall’altra, mi vedo nel ruolo di osservatore per club, perché mi piace tantissimo vedere il calcio in ottica, diversa, mi piacerebbe poter scovare qualche talento e interfacciarmi con la società di appartenenza. Che calciatore sono stato? Io mi sento ancora calciatore (ride, ndr), ma appartenevo ad un calcio diverso, dove mi facevo tutta la corsia, oggi invece si fa più possesso, o vedi difensori più marcatori o che fanno solo la fase propositiva. Io ho giocato anche da mezz’ala. I miei idoli di allora erano Paolo Maldini, Roberto Carlos e Ryan Giggs. Comunque ci tengo a dirlo pubblicamente che il mio gol più bello è il mio piccolo Michele, che porta il nome di mio padre”.

Il tuo pensiero su mister Auteri che dovresti aver conosciuto in quel di Catanzaro nel 2009.

“Verissimo, l’ho conosciuto seppur per un breve periodo, quello del ritiro. Con il Catanzaro ci ho giocato nel 2008-2009 nella vecchia C2, a fine di quella stagione arrivò il tecnico siciliano che mi visionò e feci tutto il ritiro, era martellante, è una fesseria che non si preoccupa della fase difensiva.  Partiva dalla fase difensiva per poi trasformarla in modo maniacale in fase offensiva, richiedeva un grande dispendio di energie. A fine ritiro mi arrivò la chiamata del ds Sean Sogliano e mi portò a Varese dove sposai il progetto più importante per la mia carriera, a Bari invece mi sono trovato in un periodo buio, ma da tifoso e figlio di uno che ha indossato tale maglia per diverse stagioni è stato un onore per me. Tornando ad Auteri, contro il mio ex Catanzaro ho visto il miglior Bari però sono sicuro che manca ancora qualcosa per essere perfetti, diversamente saremmo stati davanti alla Ternana”.

Di questo Bari, domenica nel post-gara il giocatore più importante e forse carismatico, Mirco Antenucci ha rilasciato delle dichiarazioni che stanno facendo molto discutere. Che pensiero ti sei fatto?

“Mirco l’ho affrontato quando giocavo nel Teramo e lui nel Giulianova, con lui c’era anche Cristiano Del Grosso ed altri giocatori che hanno fatto una bella carriera. Ma non solo, ricordo di averlo affrontato anche quando giocava nel Catania e nell’Ascoli. E’uno che non le manda a dire, un leader e uomo spogliatoio, sicuramente se ha fatto quelle dichiarazioni è per caricarsi su di sé il peso della squadra. Comprendo le sue dichiarazioni, anche se in piazze affamate di calcio come Bari meglio dire una parola di meno e concentrarsi solo sul lavoro. Al Milan, è stato criticato persino Ibra, eppure sono primi ed Ibra anche da infortunato è lì a spronare i suoi compagni a fare quasi da vice-allenatore. Giocare a Bari non è semplice!”.

Sabato il Bari andrà a Pagani, altra piazza che conosci. Che ricordo conservi e che partita dobbiamo aspettarci.

“A Pagani sono stato in C, 2014-2015 e giocai diverse partite, una piazza calda dove mi sono trovato a mio agio con un bellissimo gruppo. Ma sicuramente andarci senza tifo è ben altra cosa ed i giocatori devono trovare gli stimoli giusti. Naturalmente, farò il tifo per il Bari che è favorito contro i campani, ancora a secco di vittorie. Mi aspetto un Bari rabbioso ed in crescita, come contro il Catanzaro”.

Sei cresciuto nelle giovanili del Bari, per poi fare l’esordio con mister Perotti, in un Bari –Ternana 2-1, il cui verdetto finale lascò molte polemiche non è stato dimenticato. Raccontaci.

Correva il 2 giugno 2002 quando mister Perotti mi gettava nella mischia al settantesimo, subentrai al posto di Pizzinat, per noi segnarono Spinesi e Mazzarelli, mentre per loro quasi allo scadere su rigore accorciò le distanze Adeshina e due espulsi per loro. Fu bellissimo e non vi dico cosa successe nello spogliatoio perché la Ternana retrocesse, nonostante avesse grandi giocatori, lo stesso Miccoli che sbagliò un calcio di rigore, parato da Battistini. Loro avevano anche Kharja, Bucchi, una squadra davvero forte. Vi svelo l’antefatto, io al sabato ero di rientro con la Primavera eravamo stati eliminati dal Milan, se non ricordo male in semifinale, e come scesi dal pullman mister Tavarilli, il mio tecnico delle giovanili mi disse che dovevo aggregarmi alla prima squadra ed andare al pre-ritiro. Alla vigilia della gara il presidente Vincenzo Matarrese ci disse: ‘Ragazzi date l’anima e non facciamo regali’ e noi scendemmo in campo col coltello tra i denti. Sono grato a mister Perotti ed orgoglioso di aver vestito la maglia del Bari, anzi, dopo che giocai una stagione ad altissimi livelli con la Fidelis Andria, stavo per tornare a Bari e sarei stato titolare, ma mi ruppi il crociato ed a fine stagione, invece, passai al Martina”.

A Noicattaro, invece hai incontrato Ciccio Caputo, oggi pedina della Nazionale di Roberto Mancini, ma da sempre goleador come ha dimostrato nella sua carriera. Il tuo pensiero su Ciccio ed altri campioni con i quali hai giocato.

“Ciccio non lo sento da tanto, non sono uno che perde tempo con il cellulare a rompere le scatole a giocatori affermati. Ma a distanza, faccio il tifo per lui e voglio vederlo all’Europeo, se lo merita. Ai tempi del Noicattaro, allenati da mister Dino Bitetto, è venuto a spiarlo mister Antonio Conte. Ciccio già giocava con disinvoltura, ed usciva nervoso quando non segnava. Ha il gol nelle sue corde ed è un grande professionista. Lo saluto con affetto. Ho giocato ed ero amico anche di Leonardo Bonucci, incontrato nel mio periodo alla Viterbese, si vedeva che aveva un passo diverso, nonostante fosse giovanissimo”.

Infine, il tuo Varese con mister Sannino, un tuo telegramma.

“Penso che mister Sannino mi abbi trasmesso tantissimo. Era uno che non si accontentava mai, il classico allenatore di categoria che meriterebbe di allenare in A. A Varese ho vissuto stagioni intense ed anche realizzato un gol, ne ho fatti pochi da professionista, ero riuscito a farne due con la maglia del Lanciano. Ma a parte tutto, a Varese ho trascorso stagioni memorabili, togliendomi grandi soddisfazioni”.

Un’ultima battuta sul Dios del futboll, Diego Armando Maradona. Che ne pensi dello stadio di Napoli che sarà intitolato a suo nome e della proposta di ritirare la maglia numero 10 da tutti i club?

“Sull’intitolare lo stadio San Paolo a Maradona ritengo sia il giusto e meritato tributo al più grande di tutti i tempi. E’ stato senza dubbio il più grande numero dieci e ci sta anche che a Napoli e nei club dove ha militato possano decidere di ritirare la sua maglia per omaggiarlo, ma non sarei d’accordo di ritirarla da tutti i club, non per mancanza a Maradona ma perché rappresenta il sogno di ogni ragazzino che ha qualità. Privare un ragazzino che sogna di diventare calciatore e che magari ha qualità e potenziale di indossare la numero dieci, sarebbe un grave errore”.

Marco Iusco

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