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“Basta chiacchiere e litigi: il proliferare di cinghiali dev’essere limitato”

Sono oramai più di dieci anni che l’intera regione Puglia deve fare i conti con l’aumento esponenziale di incidenti stradali causati dall’attraversamento delle strade a lunga percorrenza di cinghiali. Una vera e propria invasione che, specie di notte, provoca danni paurosi a cose e persone. Eppure gli enti interessati, ex province e Regione Puglia in primis, invece di trovare soluzioni al problema sempre più impellente, si rimpallano responsabilità civili e penali sui danni causati ogni volta dai sinistri stradali, spesso con morti e feriti. Ora è il commissario regionale di Forza Italia, Mauro D’Attis, col vice commissario Damiani, e i consiglieri Lacatena, Gatta e  Mazzotta a scendere in campo, dicendo a chiare lettere ciò che pensano. “Un altro incidente spaventoso, stavolta a Ginosa, a causa dell’improvviso attraversamento di un cinghiale. L’ultimo di una lunghissima serie. Noi, in Consiglio regionale, abbiamo sostenuto il Piano Faunistico-Venatorio convintamente, ma purtroppo è stato oggetto di impugnativa dinanzi al Tar/Puglia. Abbiamo anche portato l’emergenza all’attenzione del governo nazionale durante il “question time”. Ebbene, adesso è il momento della responsabilità anche da parte delle associazioni contrarie: non basta avversare le decisioni -chiosano i politici azzurri – ma occorre soprattutto dare soluzioni. Oggi, in Puglia, gli esemplari sono circa 250mila e ogni giorno si moltiplicano i video di cinghiali che passeggiano in aree urbane. Attentano alla sicurezza dei cittadini, danneggiano i raccolti, aggrediscono animali, causando feriti e morti in incidenti stradali. Per non parlare, poi, dei costi: le richieste di risarcimento danni sono arrivate a 2 milioni e mezzo di euro. Una cifra esorbitante destinata a crescere, vista la velocità di riproduzione della specie, se non si interviene con l’immediata applicazione del Piano redatto dall’assessore Pentassuglia. Ci auguriamo che prevalga il buonsenso e che si mettano da parte pregiudizi ideologici e contrasti che non concorrono né a risolvere il problema né a far fronte ai danni. Ci sono diverse immagini di branchi di cinghiali che circolano persino nei parchi giochi per bambini. Tanto dovrebbe bastare a chiunque per fare un passo indietro e dare un contributo costruttivo per contenere il fenomeno”. E così l’allarme cinghiali si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta la regione Puglia e la provincia di Bari con quella di Lecce risulta tra le più esposte al rischio di incidenti stradali causa la presenza di interi branchi che sempre più spesso entrano nelle periferie cittadine. È il caso del quartiere San Paolo di Bari. Ma sono stati avvistati anche nei territori a nord del capoluogo pugliese, in casi sporadici anche a Giovinazzo. Anche Coldiretti/Puglia in questi mesi di pandemia denuncia la presenza dei cinghiali negli immediati dintorni dei centri abitati, aumentata del 15 percento, provocando danni al comparto agricolo di almeno 15 milioni di euro l’anno. «I branchi – sottolinea l’associazione di categoria – si spingono sempre più vicini ad abitazioni e scuole, fino ai parchi dove giocano i bambini, distruggono i raccolti, aggrediscono gli animali, assediano stalle, causano incidenti stradali con morti e feriti e razzolano tra i rifiuti con pericoli per la salute e la sicurezza delle persone. Con la loro presenza viene compromesso anche l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi in aree di pregio naturalistico con la perdita di biodiversità sia anomale che vegetale». Coldiretti, dunque, propone che le Regioni si coordino con gli enti locali e con lo Stato per il loro contenimento. Chiedendo che, forti di regole certe di intervento, gli agricoltori possano avanzare istanze d’intervento per la riduzione numerica di animali la cui carne (sia detto per inciso) è rinomata tra i consumatori, attraverso l’abbattimento selettivo. E magari pure con l’intervento di guardie venatorie o cacciatori abilitati iscritti in un apposito albo e infine – perchè no – che venga allargato il calendario venatorio fino a comprendere i mesi da settembre a gennaio.

Francesco De Martino

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